L’Albania è una delle ultime grandi scoperte del turismo mediterraneo, e chi la visita per la prima volta si accorge subito che ridurla al solo mare sarebbe un errore. Il Paese custodisce un entroterra ricco di storia, con città ottomane perfettamente conservate riconosciute dall’UNESCO, e una costa ionica che negli ultimi anni ha attirato viaggiatori da tutta Europa. Una settimana è il tempo giusto per unire le due dimensioni in un unico itinerario, alternando le giornate di scoperta culturale nell’interno al riposo sulle spiagge del sud.
La chiave per organizzare bene il viaggio è la sequenza logica delle tappe, che permette di scendere gradualmente dalla capitale verso il mare passando per i centri storici, senza inutili ritorni sui propri passi.
Tirana e la partenza dall’entroterra
Il punto di ingresso più comune è Tirana, la capitale, una città in rapida trasformazione che merita almeno una giornata. Il suo cuore è Piazza Skanderbeg, la grande spianata dedicata all’eroe nazionale, attorno alla quale si dispongono i palazzi del potere e i musei. Il centro alterna edifici di epoca comunista a interventi contemporanei e a facciate ridipinte con colori vivaci, in un contrasto che racconta bene il cammino recente del Paese. Chi vuole leggere la storia più dura dell’Albania può visitare i siti legati al regime, come il bunker-museo Bunk’Art, mentre la vista dall’alto sulla città si raggiunge con la funivia del monte Dajti. È anche il luogo ideale per prendere le misure con la cultura albanese prima di dirigersi verso i centri storici dell’interno, dove il viaggio entra nel vivo.
Da Tirana l’itinerario piega verso sud, in direzione delle due città che costituiscono il cuore culturale dell’Albania. Le distanze non sono lunghe in chilometri, ma vanno calcolate tenendo conto delle strade di montagna, che allungano i tempi di percorrenza e vanno messe in conto nella pianificazione delle giornate.

Berat, la città delle mille finestre
Prima tappa storica è Berat, conosciuta come la “città delle mille finestre” e iscritta dal 2008 nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO per la sua architettura ottomana straordinariamente ben conservata. Il nome deriva dalle facciate delle case che si arrampicano una sopra l’altra sulle colline, con le loro numerose aperture affacciate sul fiume Osum, che divide il centro nei due quartieri storici di Mangalem e Gorica.
A dominare la città c’è il Castello di Berat, raggiungibile a piedi lungo un percorso di circa un chilometro oppure in auto: dalla sommità la vista sul fiume e sulle mille finestre ripaga la salita. All’interno della cittadella, ancora abitata, si trovano chiese bizantine e il Museo Onufri, dedicato al pittore di icone che dà il nome alla collezione. Vale la pena perdersi tra i vicoli di Gorica al tramonto, quando la pietra assume tonalità calde e la città rivela il suo carattere di centro vivo, non di semplice museo a cielo aperto.
Argirocastro, la città di pietra
La seconda città storica è Argirocastro, anch’essa Patrimonio UNESCO dal 2005, soprannominata la “città di pietra” per i tetti in ardesia che ricoprono le abitazioni. Il suo centro storico è un raro esempio di città ottomana con le caratteristiche case-torri, i kule, costruite tra il XVII e il XIX secolo secondo una tecnica che unisce funzione difensiva e valore architettonico. Il Castello domina l’abitato e ospita il Museo Nazionale delle Armi, mentre il bazar del centro, ricostruito nell’Ottocento dopo un incendio, conserva botteghe, ristoranti e prodotti tipici. Tra i vicoli si trovano case-museo visitabili, come la Casa Zekate, che mostrano l’organizzazione degli interni tradizionali, con il piano basso usato nella stagione fredda e quello alto in quella calda. È anche l’occasione per assaggiare la cucina locale, dai piatti a base di agnello e verdure ai dolci come il trilece, diffuso in tutto il Paese. La città ha una posizione strategica: vicina al confine con la Grecia, si trova a breve distanza da Saranda e diventa la porta naturale verso la costa.
Da Argirocastro la discesa verso il Mar Ionio chiude la parte storica dell’itinerario nel modo più piacevole. La riviera del sud, tra Saranda, Ksamil e le calette che risalgono verso Himara e Dhërmi, offre acque cristalline e spiagge che negli ultimi anni hanno reso celebre l’Albania balneare. Le baie più piccole del tratto meridionale tendono a riempirsi nei periodi di maggiore afflusso, ma la varietà del litorale consente sempre di trovare l’angolo adatto al proprio ritmo.

Come muoversi tra le tappe
Un itinerario che tocca la capitale, i centri storici dell’interno e la costa meridionale si regge sulla possibilità di spostarsi in autonomia. I collegamenti pubblici tra le città albanesi esistono ma sono lenti e poco flessibili, spesso affidati ai furgon, i minibus che partono quando sono pieni e senza orari rigidi. Per un viaggio di una settimana che deve incastrare più tappe, avere un mezzo proprio è ciò che rende il programma effettivamente realizzabile, permettendo di gestire i tempi e di raggiungere anche le località costiere meno servite.
Per questo molti scelgono di arrivare in Albania via mare con la propria auto al seguito, partendo dai porti adriatici e sbarcando a Durazzo, lo scalo principale del Paese e il più vicino a Tirana, oppure a Valona, più comodo per chi punta direttamente al sud. Per ottimizzare i costi del viaggio on the road, è possibile esaminare su portali specializzati le offerte dei traghetti per la tratta Italia-Albania attualmente disponibili, così da individuare in pochi click la tariffa più in linea con il proprio budget.
A tavola, dai sapori dell’interno al pesce dello Ionio
La cucina albanese accompagna l’itinerario con la stessa logica di discesa verso il mare, cambiando carattere man mano che dai rilievi interni ci si avvicina alla costa. Nell’entroterra la tavola resta legata alla tradizione pastorale e ottomana, con una centralità dei latticini e delle carni ovine che affonda le radici nella storia agricola del Paese. Il piatto che meglio riassume questa cucina è il byrek, una sfoglia sottile ripiena di formaggio, spinaci o carne, venduta nei forni come cibo di strada e portata in tavola anche nei pasti di casa.
Tra i secondi più identitari compare la tavë kosi, una teglia di agnello cotto al forno sotto una copertura di yogurt e uova che nasce nella zona di Elbasan, lungo la direttrice che collega Tirana all’interno. Nella capitale merita attenzione la fërgesë, preparazione a base di peperoni, pomodoro e formaggio fresco che nella sua versione cittadina prende il nome di Fërgesë Tirane.
L’arrivo sulla riviera ionica cambia il registro dei sapori, perché il pesce appena pescato e i frutti di mare diventano i protagonisti dei menù. Nella laguna di Butrinto, poco a sud di Saranda, si allevano cozze rinomate in tutto il Paese, servite nei ristoranti insieme a orate, branzini e calamari. A chiudere il pasto arriva quasi sempre un bicchiere di raki, l’acquavite d’uva che in Albania scandisce i brindisi e i momenti conviviali, tanto nelle case dell’interno quanto nelle tavernette affacciate sul mare.

Un Paese che ripaga la scoperta
Quello che rende l’Albania una meta diversa dalle altre del Mediterraneo è proprio la possibilità di attraversare mondi così distanti in pochi giorni di viaggio. Nel giro di una settimana si passa dai vicoli lastricati di Berat e Argirocastro, dove il tempo sembra essersi fermato, alle spiagge dello Ionio che nulla hanno da invidiare alle coste più blasonate. È un contrasto che poche destinazioni offrono a distanze così ravvicinate, e che premia chi sceglie di non fermarsi al primo sguardo. La combinazione di patrimonio storico, natura e mare, ancora lontana dalla saturazione turistica di altre località, è ciò che consegna al viaggiatore l’impressione di aver scoperto qualcosa che molti devono ancora conoscere.

