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Teatro comunale di Cervia

Le prime testimonianze di uno spazio destinato alle rappresentazioni teatrali a Cervia risalgono ai primi anni del Settecento quando viene ricordato un piccolo “teatro Comunitativo per la gioventù” che trovava la sua sistemazione nel locale un tempo occupato dalla tipografia Saporetti.

Teatro comunale di Cervia
Antonio Camera
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Il teatro Comunitativo per la gioventù era un piccolo teatro di circa 200 posti che serviva per spettacoli teatrali di attori e marionette, per concerti, accademie e tombole. Resosi troppo angusto fu edificato un nuovo teatro nel Baluardo est di Cervia che però prese fuoco nel febbraio del 1851 con la conseguente distruzione delle strutture lignee, degli arredi e delle scene. Questo teatro, resosi inagibile, rimase chiuso per diversi anni.

Nel 1858 dopo varie controversie, il Consiglio Comunale di Cervia decise di porre mano alla ricostruzione del teatro nel Baluardo Ovest detto “dei Carabinieri”. Il progetto definitivo venne redatto dall’architetto perugino Tommaso Stamigni. Purtroppo i fatti relativi alla seconda guerra d’Indipendenza ritardarono la realizzazione del teatro, i cui lavori iniziarono nel 1860 come attesta una lapide posta sulla facciata. Fu inaugurato la sera del giorno di Natale del 1862 con lo spettacolo della “Compagnia Drammatica Internari” dal titolo “La famiglia del beone” di autore anonimo.

Diressero i lavori i capimastri Zanuccoli e Zacchi, lo scultore Ulisse Bonelli che “realizzò le decorazioni architettoniche: nei palchi le colonnette scanalate con capitelli ionici ai lati nel foyer della cava e nell’atrio gli stucchi in gesso e scagliola”.  Il pittore Giovanni Canepa di Lugano fece le decorazioni pittoriche del teatro, delle scene, delle quinte e del sipario. Andrea Sangiorgi lampista di Faenza “curò tutti i corpi illuminati ad olio e candela”.

Teodoro Gardella macchinista dell’Alighieri di Ravenna, costruì gli argani e i meccanismi per i movimenti delle scene, della ‘lumiera’ e delle macchine dei rumori. La facciata del teatro comunale di Cervia, alta e stretta, rialzata dal livello stradale da alcuni gradini, non è in asse con la struttura teatrale infatti la porta d’ingresso si apre su un lato dell’edificio. Sopra di questa vi è un finestrone a lunetta ribassata che dà luce al Ridotto del primo piano.

Alla sala del teatro si accede da un complesso di ambienti che comprende l’ingresso, la biglietteria ed un ampio atrio delimitato da quattro colonne in marmo, da cui si partono due scale laterali di accesso ai palchi. La sala è a ferro di cavallo con due ordini di palchi, in tutto ventotto, con un loggione a cui si accede con una scala indipendente. I palchi sono suddivisi da pilastri con capitelli ionici mentre la balconata è continua. La volta del soffitto poggia sulle pareti del loggione “tramite un elegante sistema di archi acuti e reca al centro una bocca circolare che veniva aperta e chiusa da un rosone in legno con trafori dorati che serviva per il movimento del lampadario”.

I camerini per gli attori sono posti su un lato del grande palcoscenico. La decorazione pittorica del soffitto – più volte restaurata dalla ditta Galossi di Ravenna e dal maestro Aldo Scione nel corso della metà del Novecento – conserva ancora l’impronta datale dal pittore Canepa: “un grande cerchio di motivi floreali all’interno della corona di archi a sesto acuto, suddiviso in dodici settori al centro dei quali danzano svolazzanti ninfe.  Alla base, tra una ninfa e l’altra, sono dipinti dodici medaglioni con profili di personaggi famosi nelle lettere e nelle arti”.

Il pregevole sipario, opera del medesimo artista, raffigura la barca di Apollo il Musagete che approda al porto di Cervia trasportando le nove Muse tra cui Talia in piedi accanto al dio. Sullo sfondo il profilo della città e della torre è sovrastato sulla sinistra dalla rappresentazione di una figura femminile, riccamente vestita con la corona turrita sul capo, affiancata da ancelle simbolo della Forza e della Temperanza, in questa figura è da ravvisarsi l’apoteosi dell’Italia Unita, tema molto vivo nel periodo in cui il sipario fu dipinto. Sulla sinistra un barcone con personaggi, certamente i maggiorenni del paese, mentre un burchiello carico di sale si avvicina.

La barca del sale voleva ricordare il sito particolare in cui il teatro sorge, “eretto dentro il perimetro delle case dei salinari, quasi una piccola fortezza di edifici allineati. Da fuori niente lo tradisce, sembra una casa come le altre. Un piccolo ingresso discreto accanto alla casetta dove la scrittrice Grazia Deledda visse per quasi 14 anni. Ma dentro una sorpresa: un teatro gioiello”. Il sipario è stato restaurato nel 1997, in occasione del 300° anniversario della fondazione di Cervia Nuova.

Vari ed importanti sono stati i restauri al teatro: nel 1875 dopo il terremoto, nel 1894 quando il sistema di illuminazioni passò dalle candele a petrolio, e nel 1904 ad acetilene e nel 1922 al sistema elettrico. Nel 1923 fu costruito un pavimento basculante in legno per la platea che formava un piccolo golfo mistico. Il teatro prima dei più recenti restauri poteva contenere circa 350 posti, e ospitò” rappresentazioni di opere, veglioni di ballo, comizi e convegni e fu adibito a cinematografo negli anni della guerra.

In 1951, having become unusable, the Cervia Municipal Theater became a warehouse for the distribution of essential goods for the flood victims of Polesine hosted in the Maritime Colonies. In 1983 the theater was declared unusable again. It has returned to its former glory after various restorations started in 1985 and completed in 1991 by architect Giorgio Salmaso and from 1991 to 1994 by engineer Roberto Buonafede, head of the Municipality Technical Office. The latter restoration involved the roof that was reviewed and reinforced.

Services were created by digging in the area under the stage and creating a reinforced concrete room above which the stage was rebuilt in iron and wood. For seismic adjustments, some parts of the building were reinforced and many architectural barriers were removed. All the systems were renewed according to the law. Old finishes were replaced: for example, for the floors, Venetian terrazzo, marble, or carpet was chosen depending on the intended use.

In the gallery, a two-level iron staircase with padded seats upholstered in velvet like the chairs in the stalls was created. The bar, cloakroom, and ticket office are furnished with lacquered wooden elements with embossed mirrors. For the technical part, the theater was equipped with stage equipment including a lighting bridge, dimmers, and related projectors. The ceiling of the stalls, which had surrendered in several parts, showed cracks and detachments.

The supporting purlins were attached to the roof structure with steel rods with tensioners that slowly brought the vault back to its original height. An integrative restoration of the painted parts, fallen or damaged, was carried out by the painter Petrucci Enzo di Urbino, on the parts decorated on wooden or wall supports. It was not possible to reuse the old decorative curtain, which will still be the subject of a separate intervention, because it was made with material not compliant with fire prevention regulations. Today the maximum allowed capacity is 230 seats. A photographic exhibition of the restoration works carried out, set up in the foyer, documented its complexity. The reopening took place on May 28, 1994.

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