Il Lido di Venezia è una fettuccia di terra lunga 12 km e larga uno, che s’infiamma una sola volta all’anno, in occasione della Mostra Internazionale del Cinema e torna poi ai ritmi di sempre, sorniona e discreta, come la amarono Gorge Byron, Thomas Mann ed Herny James e come la vogliono i suoi abitanti, per i quali il Lido è una specie di caldo e rassicurante ventre materno, un ovattato scampolo di viver bene, che mai baratterebbero con la terraferma.
Vivere il Lido di Venezia
I simboli dei trascorsi fasti mondani ci sono naturalmente tutti (dai celebri stabilimenti balneari del lungomare Marconi ai lussuosi alberghi che, nella Belle Epoque, videro teste coronate e personaggi illustri), ma a Venezia Lido è piacevole venire anche per prendere parte ai piccoli riti quotidiani di chi lo abita e scoprirne i sapori veraci, regalati dal mare, dalla laguna e dai grandi orti, che i Murazzi difendono dalle mareggiate.
A proposito di riti, impera anche qui, come a Venezia, quello dello spritz, il tipico aperitivo di colore rosso o arancio, che ogni barman prepara secondo i suoi piccoli segreti (la base sono comunque vino bianco e seltz) e serve con olive grosse e carnose, per smorzarne il vigore alcolico. Uno dei migliori lo si può sorseggiare comodamente seduti ai tavolini del caffè Garbisa, sul Gran Viale, sbirciando il rilassato via vai di questa che è la strada più elegante dell’isola.
Lido di Venezia cosa vedere
La Riviera San Nicolò, sulla punta orientale, non è lontana; con la chiesa e il monastero millenario immersi nel verde, veglia silenziosamente la laguna, mentre di fronte, sull’isola di Sant’Andrea, la struttura imponente del forte cinquecentesco racconta l’abilità e l’astuzia difensive della Serenissima.
Dall’imbarcadero inizia via Sandro Gallo, che solca longitudinalmente l’isola per un lunghissimo tratto, schiudendo uno scenario fatto di villini liberty, porticcioli, filari di platani e canali, fino a Malamocco. Una passeggiata magnifica anche per chi ama la bicicletta. Lungo il primo tratto, si annida il profumato negozietto di pane di Cristina Serafin, dove, accanto a filoncini dorati e michette comuni, fanno bella mostra e vanno a ruba pani acidi di fibra vegetale, come quello di segala maltata; pani aromatizzati al kummel; con cereali grezzi, semi di lino e di girasole, schiacciate azzime e molto altro.
Lido di Venezia dove mangiare
Di fronte, c’è il Bar Trento, uno dei locali più vecchi del Lido, quasi un secolo, tempio indiscusso del cicheto, che consiste in una serie di piccoli ma succulenti assaggi di cibi tradizionali, accompagnati dall’immancabile ombra di vino spinato dalla botte. A fare gli onori di casa sono Stefano Capitanio, il fratello Guido e le rispettive consorti, che all’affezionata clientela non fanno mai mancare seppie e polipetti in umido, insalata di polpo coi gamberi, sarde fritte o in saor, baccalà mantecato, fondi di carciofo stufati, musèto (cotechino bollito) e specialità sempre più difficili da trovare, come barbusa e tettina calda, rispettivamente, mento e mammella di mucca lessati; pendenti di toro macerati nel latte, impanati e fritti e sguazzetto alla bechera, una zuppa preparata con una dozzina di tipi diversi di carne, bolliti ciascuno separatamente.
Il tutto annaffiato da vini rigorosamente veneti, come Merlot, Malbech, Lison, Prosecco e il Vin da Mar, un rosato perfetto con il baccalà. Il locale, un tempo frequentato soprattutto da pescatori e vongolari, ha mantenuto un’atmosfera calda, complici allegre tovagliette scozzesi, tovaglioli con un fumetto disegnato da Hugo Pratt (l’ideatore di Corto Maltese), che era un habitué e, appese alle pareti, una grossa elica d’ottone di topa sampierotta (un’imbarcazione da pesca) e pezzi di gondola dipinti, che illustrano antichi proverbi veneziani.
Lido di Venezia spiagge
Puntando al litorale sud, orlato dalle celebri spiagge di sabbia dorata, e passando per via Dardanelli, si viene quasi rapiti dal profumo di fragranti fugasse, un dolce simile a un panettone basso, lievitato naturalmente, che si sprigiona dal laboratorio della Pasticceria Maggion,conosciuta da oltre 40 anni e gestita da Matteo Maggion, con l’aiuto del padre Sergio. Squisiti sono anche le torte salate, preparate con le verdure biologiche dell’orto di famiglia, e la nutrita serie di biscotti e dolcetti tipici: buranei di pasta frolla, pavane con cannella e canditi, e pevarini aromatizzati allo zenzero e al pepe nero.
A pochi isolati, si trova La Battigia, un’accogliente trattoria a gestione familiare, dove impera la cucina della tradizione proposta dalla signora Maria Dorotini, aiutata dal figlio Gian Luca, che segue i clienti in sala. Da non perdere, schie con polenta (un tipo di gamberetto grigiastro, che si pesca da dicembre ad aprile); “Saltata alla Battigia”, il piatto forte del locale a base di peoci (cozze) e caparossoi (vongole veraci) saltati in padella e conditi con un sugo molto saporito; “spaghetti alla busera”, gnocchi con scampi, sontuose fritture miste o di moéche (minuscoli granchi sgusciati), code di rospo, branzini ai ferri e molto altro.
Al Lido, c’è però anche chi innova e ai piatti di sempre aggiunge un gradevole tocco creativo, come il ristorante La Favorita, alle spalle del vicino lungomare d’Annunzio, accasato in un vecchio stabile ingentilito da un bel pergolato di vite e gestito da oltre vent’anni da Luca Pradel. Nella bella stagione si può mangiare all’esterno, sotto un grande gazebo affacciato su un giardinetto di sempreverdi. Il menù gioca quasi interamente su prodotti locali di prima scelta e riserva squisitezze, come “carpaccio di branzino al pepe rosa”, antipasto crudo di tonno o scampi, ostriche e tartufi di mare, “gnocchi di zucca con scorfano e radicchio”, “bavette con calamaretti e melanzane” e molto altro.

