Attualmente risulta di difficile lettura il tessuto di cui il Teatrino di Villa Altieri era parte in quanto il contesto è stato fortemente modificato negli anni Sessanta. Nel 1958 gli ultimi proprietari Giuseppe e Anita Galli vendettero l’intera area (villa, giardino e podere) alla Provincia di Bologna che stabilì di farvi edificare la sede definitiva dell’Istituto agrario.
La villa che aveva subito gravi danni nel corso dell’ultimo conflitto ed ormai versava in pessimo stato fu abbattuta, inoltre per far posto alle nuove attrezzature gran parte del parco fu distrutta e il laghetto che ne faceva parte interrato. L’insieme, denominato un tempo “Casino Rubbiani”, era un piacevole luogo di villeggiatura costituito da residenza padronale, casa del giardiniere e casa colonica.
La villa a due piani presentava una facciata con ampio loggiato al pianterreno che dava sul parco accuratamente disegnato nei sentieri e nelle aiuole, ricco di particolari essenze. Quando nel 1891 Raffaele Altieri acquistò l’intera proprietà da Giuseppe Rubbiani, il teatro ne era già parte integrante. Le foto storiche (in possesso della famiglia Altieri) ci restituiscono l’immagine di quello che può essere definito un suggestivo teatro di verzura a quel tempo ancora integro.
Un viale alberato conduceva all’ingresso del teatro fiancheggiato da due leoni in pietra, due ordini di gradoni in laterizio disposti a campana, racchiudendo la cavea, si raccordavano al palcoscenico inquadrato da due colonnine scanalate con capitello ionico. Al centro del palco di proscenico un grande mascherone celava la buca del suggeritore, mentre alte siepi di bosso fungevano da quinte, lo spazio per il pubblico era invece circondato da alberi.
Currently, the layout of this theater appears significantly altered while still retaining its original shape in essential lines. On the stage, now devoid of boxwood wings, some tall trees have grown, including two beautiful cypress poplars, which in size could be about sixty or seventy years old (we recall that this plant was introduced in our area at the beginning of the 1900s). Furthermore, the stone lions that marked the entrance to the cavea have disappeared, while one of the columns of the proscenium is broken. Some elements that were an integral part of it have been lost, memories of which are only preserved in historical photos, and in the absence of certain documentary sources, we can only hypothesize about the origin of this layout.
One of these is represented by the height of the boxwood wings, visible in an image taken between the late nineteenth and early twentieth centuries. Assuming that they were planted when the theater was built, we could date its founding around the first half of the nineteenth century. (Lidia Bortolotti)

