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Mausoleo ossario garibaldino, Roma

Maurizia Ghisoni
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Il Mausoleo Ossario Garibaldino sorge sul Gianicolo nella località detta Colle del Pino, dove tra il 30 aprile e i primi giorni del luglio 1849, guidata da Giuseppe Garibaldi, si svolse l’ultima strenua difesa della Repubblica Romana proclamata il 9 febbraio dello stesso anno. Progettato dall’architetto Giovanni Jacobucci (1895-1970) e solennemente inaugurato il 3 novembre del 1941, dopo due anni di lavori, il Mausoleo accoglie i resti dei caduti nelle battaglie per Roma Capitale dal 1849 al 1870.  L’esigenza di ricordare degnamente i caduti per Roma fu posta con forza all’indomani della presa di Porta Pia. Nel 1878-79 lo stesso Garibaldi e il figlio Menotti furono tra i promotori della legge che riconobbe nel Gianicolo il luogo dove raccogliere i resti dei patrioti.

Fu quindi realizzato il primo sepolcreto sulla base di minuziose ricognizioni effettuate per individuare le salme, alcune delle quali erano tumulate al Campo Verano, mentre quelle del 1870 erano ancora sepolte sui luoghi delle battaglie presso le Mura. L’idea di realizzare un Mausoleo fu ripresa negli anni Trenta del ‘900 da Ezio Garibaldi, figlio di Ricciotti, allora presidente della Società dei Reduci Patrie Battaglie, intitolata all’eroico nonno, e proposta al Governo, che la fece propria sostenendone i costi.

Al centro di un’area recintata, un austero quadriportico in travertino, costituito da tre archi a tutto sesto su ogni lato, e in posizione elevata su una gradinata, racchiude il nucleo centrale del monumento: un’ara ricavata da un unico blocco di granito rosso di Baveno, arricchito da figurazioni allegoriche ispirate all’antichità romana, tra cui la lupa, l’aquila imperiale, scudi e gladi. Questi motivi si ripetono in tutto l’apparato decorativo del Mausoleo.

In corrispondenza degli angoli del quadriportico, quattro piedistalli in travertino sorreggono altrettanti bracieri bronzei decorati con teste di lupa, che ancora oggi vengono accesi nel corso delle ricorrenze ufficiali. Sui piedistalli sono ricordate le battaglie più significative per la liberazione di Roma: 1849 Vascello, San Pancrazio, Palestrina, Velletri, Monti Parioli, Villa Spada; 1862 Aspromonte; 1867 Monterotondo, Mentana, Villa Glori, Casa Ajani; 1870 Porta Pia, San Pancrazio.

On the back of the quadriportico, a double flight of stairs descends to the Sacrarium, closed by an imposing bronze portal. The evocative environment is divided into two areas: a vestibule with small lateral apses and a square room, which has at the center a large circular pillar adorned with palms and votive crosses in alabaster. The lowered vaulted ceiling is covered with golden mosaic tiles; polychrome marbles cover the floor and walls, on which 36 niches are placed, closed by plaques that recall the names of over 1600 heroic fallen.

Only a few remains (about 200), mostly anonymous, found during various investigations, are kept in the niches. In the back wall is the porphyry sarcophagus with the remains of Goffredo Mameli, the young Genoese poet, author of the Italian anthem, mortally wounded right on the Gianicolo in 1849 at only 22 years old.

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