Voli cancellati a causa della nube del vulcano islandese

Eruzione del vulcano Grimsvötn in Islanda
Eruzione del vulcano Grimsvötn in Islanda

Puntuale quasi come un orologio svizzero, torna ad eruttare un vulcano islandese. Ricorderete la primavera dello scorso anno quando una vulcano islandese dal nome impronunciabile  bloccò i voli di mezza Europa? Ebbene, la situazione si è ripetuta  anche quest’anno per colpa del vulcano Grimsvötn, nome più facile da memorizzare ma che ha portato gli stessi disagi del suo predecessore.

Al momento è la Scozia a fare le spese dell’eruzione con il blocco dei voli da e per Glasgow, Edimburgo, Aberdeen e Inverness. Nel frattempo, per timore di un blocco anche dei voli in Irlanda, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama,  ha lasciato l’isola in anticipo per recarsi a Londra.   

Tuttavia non è solo la Scozia ad avere avuto la peggio poiché la nube si sta spostando verso la Scandinavia dove sono stati bloccati alcuni voli per la Norvegia con la chiusura degli aeroporti di Stavanger e Karmoev. Anche in Danimarca si segnalano disagi mentre la Svezia è stata già allertata. In Islanda, invece, la situazione è tornata alla normalità nonostante sia proprio questo Paese ad ospitare il vulcano che sta provocando questi disagi.

Intanto Ryanair, la compagnia di voli low cost, protesta a causa di un buon numero di numeri cancellati che porteranno a perdite consistenti. Il motivo della protesta è dovuta alla troppa cautela, seconda la compagnia irlandese, da parte degli enti preposti alla sicurezza che hanno inibito i voli.

Eppure poco più di un mese fa, diverse compagnie aeree avevano partecipato ad alcune esercitazioni per volare anche in caso di eruzione vulcanica.  Evidentemente le misure di sicurezza prese in questa circostanza sono state ancora più restrittive di ciò che si aspettavano le compagnie aeree e nonostante la due giorni di addestramenti, non è stato possibile evitare la chiusura di scali e la conseguente cancellazione dei voli. Passata la tempesta staremo a vedere quali saranno le conseguenze sull’economia turistica e quali i danni causati ai passeggeri e alle stesse compagnie.  D’altronde alla natura non si comanda, proprio come al cuore.

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