Viterbo, cosa vedere e cosa fare nella città dei Papi

Città dalle remote origini etrusche, Viterbo vanta un patrimonio artistico e monumentale tra i più prestigiosi del Lazio. Capoluogo di origine etrusca all'interno della provincia della Tuscia, a nord della regione Lazio, coglie impreparati per la propria bellezza e caratteristiche urbanistiche di stampo medioevale. Ecco cosa vedere a Viterbo e cosa fare nella città dei Papi.

Quartiere Medievale di San Pellegrino a Viterbo - Foto Visit ViterboQuartiere Medievale di San Pellegrino a Viterbo - Foto Visit Viterbo

Il centro storico di Viterbo è tutto un susseguirsi di palazzi aristocratici, intriganti quartieri medievali, chiese e chiostri di varie epoche, torri slanciate ed eleganti fontane in peperino, la tipica pietra locale. Antiche mura, costruite tra il 1095 e il 1268, cingono il centro cittadino di Viterbo, accessibile in più punti da sette porte, molte delle quali ancora conservano la forma medioevale, tra cui Porta Fiorita è la più antica.

Quartiere medioevale di San Lorenzo

Caratteristico, è il quartiere medievale di San Pellegrino, una specie di galleria di stili architettonici duecenteschi: torri, piazzette, viuzze, archi e i caratteristici profferli, le scale esterne alle case che, solitamente erano costruite direttamente sul tufo ed erano prive di fondamenta. Sulla piazza omonima si affacciano il Palazzo degli Alessandri (XIII sec.), la Torre Scacciaricci e la Chiesa di San Pellegrino del 1045. Il quartiere medioevale di San Pellegrino, caratterizzato dagli antichi edifici in peperino, con la tipica scala a profferlo che corre lungo le facciate, le strette strade in sampietrini e fiori rossi sui davanzali, catapulta il visitatore in un’atmosfera senza tempo e incanta lo sguardo su scorci inaspettati della città.

Piazza del Plebiscito

Piazza del Plebiscito, dominata dalla Torre dell’Orologio e dal Palazzo dei Priori è il centro dell’amministrazione comunale di Viterbo dal 1270. Fino ad allora, il palazzo comunale era in Piazza del Gesù, citata da Dante per l’omicidio di Enrico di Cornovaglia ad opera dei fratelli Guido e Simone di Monfort, avvenuto il 13 marzo 1271, all’interno dell’omonima chiesa.

Palazzo dei Priori

Il grandioso Palazzo dei Priori, in Piazza del Plebiscito, sede originaria del comune, edificato a partire dal XIII secolo e concluso in epoca post rinascimentale, con un bellissimo cortile interno guarnito da un’elegante loggiato e con la Fontana dei Leoni, e gli strabilianti ambienti interni affrescati: la Sala Regia, quella della Madonna con un famoso ciclo pittorico, la Sala del Consiglio e la Cappella del Comune.

Palazzo dei Papi

Viterbo è definita la “città dei Papi”, in memoria del tempo in cui vi venne spostata la sede papale, come rifugio dalle lotte di Roma. Il Palazzo dei Papi del 1255 si erige sulla sommità del colle di San Lorenzo, dove si staglia l’omonimo Duomo del 1192 e il trecentesco campanile  in stile gotico toscano. L’artistica loggia, costruita nel 1267, è l’orgoglio del palazzo: caratterizzata dai sette archi e dalla mezzaluna sottostante, è una elegante terrazza sulla valle di Faul, da cui i Papi si affacciavano per la benedizione. La facciata è preceduta da un’ampia scalinata e sormontata da scenografiche merlature e conduce al portone di ingresso del palazzo, punto di accesso alla Sala del Conclave. Qui si svolse il primo Cumclave della storia, che ai viterbesi deve il nome: nel 1270 trascorsi 3 anni dalla morte di Papa Clemente IV, i cittadini stanchi per l’attesa dell’elezione del nuovo Pontefice, chiusero a chiave i cardinali e scoperchiarono il tetto del palazzo, inducendoli ad eleggere in fretta Gregorio X.

Duomo o Cattedrale di San Lorenzo

Tra le altre meraviglie viterbesi, ci sono il Duomo o Cattedrale di San Lorenzo, edificato in forme romaniche a partire dal XII secolo. Dalla metà del Duecento, con la presenza dei papi, assunse notevole rilievo, diventando teatro di vicende religiose e politiche di grande clamore, come la scomunica di Corradino di Svevia e l’incoronazione di ben 7 papi.

Santuario Madonna della Quercia

Il Santuario di Santa Maria della Quercia sorse intorno ad una tegola dipinta, raffigurante la Vergine con il Bambino. Nella seconda metà del Quattrocento, in seguito ad un’epidemia di peste la popolazione eresse, a devozione, una capanna di legno che circondava la quercia. La chiesa, opera dei Domenicani, in stile rinascimentale, presenta sui tre portali di ingresso lunette in ceramica di Andrea della Robbia, mentre il soffitto a lacunari in oro zecchino è di Antonio da Sangallo il Giovane.

Museo civico “Luigi Rossi Danielli”

Il Museo Civico è ospitato dal 1955 nel chiostro e nei locali del convento annessi alla chiesa di Santa Maria della Verità, fondati nel XII secolo dai Premostratensi, e ristrutturati nel Trecento dai Padri Serviti, dai quali derivò il nome di Convento dei Serviti. Il 13 dicembre 1994, grazie agli sforzi compiuti dal Comune di Viterbo e dalla Regione Lazio venne presentato al pubblico rinnovato in tutte le sue strutture. Il Museo Civico presenta il suo patrimonio su tre livelli espositivi, variamente articolati all’interno di due grandi scansioni cronologiche: l’Evo Antico nel piano inferiore, il Medioevo e l’Età Moderna nei piani superiori.

CHIOSTRO E SALE AL PIANTERRENO
Il chiostro ospita i reperti archeologici provenienti dal territorio viterbese ad un arco cronologico compreso tra l’VIII secolo a.C. e il III d.C., attraverso la civiltà etrusca e romana: sarcofagi, cippi funerari, frammenti di lastre (provenienti in gran parte da Ferento). Un ambiente espositivo è dedicato alla figura di Annio da Viterbo ed ai falsi cimeli che il frate aveva realizzato per supportare le sue ipotesi sulla storia etrusca del capoluogo della Tuscia.
PRIMO PIANO
Al primo piano è esposta la sezione storico-artistica, formatasi dopo l’Unità d’Italia: dipinti e sculture medievali, dipinti di Età Moderna (la “Pietà”).
SECONDO PIANO
Il terzo livello espositivo, è riservato alle arti minori e alle memorie storiche. Comprende l’esposizione di un tesoretto papale cinquecentesco e di un corredo di ceramiche da farmacia del XVIII secolo proveniente dall’Ospedale Grande degli Infermi, nonché una collezione di disegni-progetto della Macchina di Santa Rosa. Conclude l’esposizione una significativa galleria di ritratti del XVIII secolo nella quale sono riconoscibili anche diversi personaggi legati alle origini e al primo sviluppo delle raccolte civiche custodite nel Museo.

Le fontane di Viterbo

Da non tralasciare, uno sguardo alle fontane, numerose e in gran parte di epoca medievale, che, nel loro complesso, danno vita a un sistema architettonico che, forse, in Italia non ha eguali. Nelle piazze di Viterbo le fontane sembra siano 99, tutte con la caratteristica forma a fuso con la testa di leone e le foglie che ne decorano la parte alta. La più antica, datata 1200, risulterebbe la fontana di piazza della Morte, che prende il nome dalla “Confraternita religiosa dell’orazione e della morte”, che qui risiedeva. Alla fontana di piazza della Rocca spetta il primato per le imponenti dimensioni, mentre Fontana di piazza Grande è riconosciuta come la più bella, a suo tempo chiamata, infatti, Fontana Separi, cioè “senza pari in bellezza”.

Le mura di Viterbo

E un giro attorno alle possenti mura, che avvolgono il centro storico, munite di antiche porte, in corrispondenza delle quali si ergeva spesso una torre gentilizia (pare che in origine se ne contassero più di centro), messa a guardia non solo del rispettivo palazzo, ma anche della città.

10 Basilica e Convento di San Francesco alla Rocca

Entrando da Porta Fiorentina sulla sinistra, nella parte alta di piazza san Francesco, sorge il complesso monumentale della Basilica e del Convento di San Francesco alla Rocca. La costruzione ebbe inizio nel 1237, su un’area donata ai Francescani da Gregorio IX. Nel 1873 il complesso chiesa-convento fu espropriato, a causa della soprressione degli ordini religiosi e, solo nel 1886 il tempio, che era stato dichiarato monumento nazionale, venne riaperto al culto. I bombardamenti del 1944 colpirono duramente la chiesa, lasciandone in piedi soltanto i muri perimetrali. La ricostruzione, completata nel 1953, ad opera della della Soprintendenza, ha restituito al tempio le linee originarie. Nella chiesa emergono per bellezza il mausoleo di Adriano V, attribuito ad Arnolfo di Cambio, Il mausoleo di Clemente IV, di Pietro Oderisio e l’oliario firmato dal Vassalletto.

Nei locali del convento sono accolti: la biblioteca interconventuale e un museo di arte contemporanea, con opere di Greco, Mastroianni, Brindisi, Cesetti, De Chirico, Valery Escalar ed altri. Questo museo è il frutto dell’intelligente lavoro di padre Felice Rossetti (nativo di Grotte) che è riuscito, nel corso degli anni ad accumulare il materiale che oggi è esposto.

Palazzo dei Papi, ViterboPalazzo dei Papi, Viterbo

11 Museo Erbario della Tuscia

È uno dei tre Erbari universitari del Lazio, inserito nella rete del Musei della Città di Viterbo e nella Rete dei Musei universitari della CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università italiane). Il Museo Erbario della Tuscia è stato annoverato dal 1996 nell’Index Herbariorum (catalogo mondiale degli Erbari) con l’acronimo ‘UTV’, oggi vanta una raccolta di oltre 29.000 saggi essiccati di ‘spermatofite’ e ‘pteridofite’ in ottimo stato di conservazione, riuniti in 360 pacchi; i saggi sono stati forniti da più di 700 raccoglitori italiani e stranieri e la raccolta viene incrementata di circa 500-1.000 saggi all’anno.  L’Erbario dispone di una biblioteca con più di 150 volumi, di attrezzature per l’allestimento, lo studio e la conservazione dei saggi, di un importante archivio informatizzato. Esso rappresenta una struttura dedicata in primo luogo allo studio della biodiversità vegetale e alla sua documentazione nel tempo, con particolare riferimento al territorio italiano, garantendo la consultazione e il prestito dei campioni soprattutto a specialisti tassonomi e geobotanici.

12 Museo della Casa di Santa Rosa

La struttura monastica di Santa Rosa sorse ad opera di papa Innocenzo III per ospitare un gruppo di pie donne viterbesi che si erano ritirate sul colle San Marco a vivere secondo le regole francescane. Da questo momento la struttura, trovandosi sulla via Francigena, divenne un punto di incontro e di passaggio per i pellegrini diretti a Roma. Il santuario ospita, dal 1253, il corpo incorrotto di Santa Rosa.

Sono da visitare la chiesa e la casa della santa che insieme al monastero di clausura rappresentano di per sé un’insieme monumentale di elevata importanza storica oltre che fungono da ampio raccoglitore di testimonianze culturali: oltre ai tanti paramenti ed arredi sacri (calici, reliquiari, candelieri, ecc.) numerosi sono anche gli ex-voto dipinti su tela, su tavoletta o in forma di bozzetti, raffiguranti la vita di Santa Rosa.

13 La Macchina di Santa Rosa

Caratteristica manifestazione culturale della città è la “Macchina di Santa Rosa”: una torre alta 28 metri e pesante 50 quintali, trasportata dai Facchini di Santa Rosa, patrona della città, che il 3 settembre di ogni anno, da circa 750 anni, viene portata a spalla per le vie della città.

14 Viterbo e dintorni: La fonte del Bullicame e Villa Lante

Fuori del centro cittadino si trova la fonte del Bullicame, sorgente di acqua sulfurea citata dal Dante nel XIV canto dell’Inferno, le cui proprietà estetiche e curative ne fanno una delle principali mete turistiche della citta’. Poco lontano, la strada del Signorino offre un suggestivo percorso tra le pareti di un’antica via etrusca scavata nel tufo, così come molte gallerie sotterranee che collegavano un tempo gli edifici all’interno della citta’, oggi adibite a cantine.

Villa Lante a Bagnaia, frazione di Viterbo è, assieme al Parco dei Mostri di Bomarzo, uno dei più famosi giardini italiani a sorpresa manieristici del XVI secolo.

15  Dove e cosa mangiare a Viterbo

Viterbo è ricca di locali, osterie e trattori tipiche della Tuscia con prezzi nella media. Tra le specialità gastronomiche consigliamo i lombrichetti, gustosa pasta di acqua e farina, l’acquacotta viterbese, zuppa di cicoria, patate e uova in camicia e i tozzetti con nocciole sostituite alle mandorle della tradizione senese.

16  Dove dormire a Viterbo

Gli alloggi a Viterbo hanno prezzi oscillanti a seconda delle tipologia e della categoria. Si va di più economici B&B agli hotel lusso 5 stelle. Dipende tutto da quanto si intende spendere.

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