Viaggio nel Laos

Dopo Eritrea e Ladakh, continua la scoperta dei paesi dove si va “per vedere quello che non c’è”.

O meglio, quello che – ancora – non c’è. E vogliamo continuare a scoprirli in gruppo, per aumentare il fascino del viaggio con il condividere. Condividere l’esperienza ci arricchisce, ogni cosa si vede con i propri occhi e si confronta con gli occhi degli altri. Chi fa notare un particolare, chi racconta una lettura, chi ricorda situazioni simili già vissute. Proprio il vissuto di ogni partecipante fa sì che il viaggio di gruppo diventi un’esperienza unica e non ripetibile.
Nel cuore verde e segreto dell’Indocina scorre la grande madre di tutte le acque: il fiume Mekong.
Il Laos è un piccolo paese, prevalentemente montuoso, poco densamente popolato, che deve la sua relativa prosperità proprio al grande fiume che lo attraversa ed ai suoi numerosi affluenti.
Che diventano anche le “autostrade” del paese…..
Speed boat o slow boat, secondo i gusti ed il tempo a disposizione: traghetti collettivi, dove si imbarca di tutto, dalle galline alle motociclette, e dove si incontrano tutti, dai monaci ai bimbi, dai pescatori agli uomini d’affari.
Un viaggio in Laos non sarebbe completo senza la navigazione sul fiume: ecco il perché di un viaggio di gruppo che parte proprio con la navigazione sul grande fiume Mekong: da Houey Say fino a Pakbeng, quindi alle grotte di Pak Ou, per arrivare infine a Luang Prabang, cttà dichiarata “Patrimonio dell’umanità”.
Da Nord a Sud, seguiremo il corso d’acqua, percorreremo le gole, in mezzo a colline e montagne coperte di foresta: il verde la fa da padrone; l’acqua, invece, è color fango, fertile.
Di tanto in tanto, lungo il percorso, macchie di colore, dove il rosso è prevalente: sono i costumi delle etnie che popolano le rive, piccoli villaggi dove si vive con i ritmi tradizionali, dove ogni donna ha un telaio sotto il balcone di casa, dove gli uomini si radunano per produrre il liquore ed il vino di riso. Gli argini sono coltivati fino al limite delle acque, e numerose trappole per pesci punteggiano il fiume: il pranzo è garantito! I laotiani sono persone semplici, sorridenti: non sono ancora stati contaminati dalla frenesia della modernità come i loro cugini tailandesi, e non hanno vissuto i drammi epocali della Cambogia o del Vietnam. Certo il famoso “sentiero di Ho Chi Min” attraversava il Laos quasi ininterrottamente da Nord a Sud ed in alcune aree del paese i pilastri delle cancellate o le mangiatoie degli animali sono fatte con gli involucri esterni delle bombe americane.
Pur non essendo ufficialmente mai stato teatro di guerra, il Laos vanta un triste primato: è la regione del Sud Est asiatico che ha incassato la più grande quantità di bombe al napalm.
Luang Prabang è una semplice cittadina, affacciata sul lungofiume: i francesi hanno lasciato una chiara impronta urbanistica e di costume: le case sul fiume con il porticato ombroso, i caffè con i tavolini all’aperto. Ma il vero fascino risiede nei numerosi templi, molto raffinati e finemente decorati, che la animano. Lacche dorate, nere, rosse, decorazioni di specchi colorati, arabeschi,
antichi legni intagliati trasmettono armonia e serenità. All’alba, nella nebbiolina rosata che precede il sorgere del sole, si incontrano le processioni dei monaci, che escono dai monasteri per la questua quotidiana. Nel mondo buddista fare la carità porta merito a chi compie l’atto, non è un vantaggio per chi la riceve. In questo atteggiamento si riscontra immediatamente una delle piu’ grandi diversità tra la cultura occidentale e quella buddista. Vientiane, la capitale, è una città tranquilla, sonnolenta: poche costruzioni moderne, molte abitazioni risalenti al periodo della colonizzazione francese, larghi viali, alcuni templi molto venerati. Basta poco tempo per carpirne il fascino. Al sud, dove il grande fiume Mekong si allarga nell’incredibile delta interno, largo circa 14 Km, si trova la zona denominata Si Phan Don, o delle 4000 isole, una delle zone paesaggisticamente più belle di tutto il Laos. Questo enorme specchio d’acqua, completamente piatto, la cui massa scorre a grande velocità, è punteggiato da una miriade di isole, isolotti e scogli: qui vi è solo un albero che stenta a crescere, là, invece, è stato costruito un piccolo ricovero di fortuna. L’isola piu’ grande è Khong island, abitata da pescatori e contadini. Nei pressi si trovano le grandi rapide, che nemmeno i francesi hanno saputo vincere. L’antica locomotiva, ancora oggi visibile sui binari arrugginiti dal tempo, testimonia il vano sforzo dei francesi per tentare di superare le rapide. La navigazione sul grande fiume non puo’ proseguire, non è possibile transitare in barca tra i grandi massi e l’acqua che vi serpeggia velocissima. Altrove le cascate formano un muro d’acqua che precipita da grandi massi, ormai arrotondati dall’erosione. In questa zona si dice vivano i delfini d’acqua dolce, ma non è facile avvistarli, sono animali molto timidi. Incontriamo ancora pescatori e contadini, questi sono i mestieri principali in Laos, al di fuori della capitale. Ritornando sui nostri passi, in direzione di Pakse, incontriamo il grande complesso Khmer del Vat Phou. Questa cittadella sacra si sviluppa su di una collina affacciata sul fiume. Raggiunta la cima il panorama è fantastico, spazia sulla grande distesa d’acqua e di isole. Una scalinata imponente, alcuni bassorilievi e numerose costruzioni diroccate, che avrebbero bisogno di un attento restauro, sono quanto resta di questa antica testimonianza di civiltà.
La civiltà Khmer, che basa le proprie radici nella religione induista, ebbe il massimo splendore ad Angkor, in Cambogia, ma si sviluppò lungo una cintura territoriale che collega l’India a Bali, con denominatore comune appunto la religione induista. Nell’area che percorre la Tailandia, il Laos e la Cambogia vi sono numerose testimonianze. Analizzando sulla cartina la posizione dei vari complessi sacri si vede come questi fossero posizionati a distanze regolari tra di essi. Una sorta di filo di Arianna, una via carovaniera, un sentiero spirituale, utilizzato anche a fini commerciali e per contatti tra popolazioni, partiva da Angkor e arrivava sino in Tailandia passando per il Laos. Dal Vat Phou passando per l’antica Champassak, che ancora conserva alcune abitazioni tradizionali su palafitte ed interamente in legno, si arriva infine a Pakse. Pakse è una cittadina dal ricco mercato che visiteremo prima di andarcene dal Laos per varcare il confine con la Tailandia. Corrisponde alla tailandese Ubon, centro dei commerci, leciti e meno leciti, tra Laos e Tailandia.
Concludiamo il nostro viaggio proprio a Ubon, per la visita ad uno tra i piu’ spettacolari complessi Khmer: situato sulla linea di confine Cambogia – Tailandia, il Preah Viharn è stato per lungo tempo precluso ai visitatori, a causa delle condizioni drammatiche imposte dai Khmer Rossi.
Di recente questo complesso è stato aperto e vi si accede dal lato tailandese partendo dalla città di Ubon. Eccolo, il nostro Laos. Il paese del sorriso. Organizziamo una partenza per viaggio di gruppo con accompagnatore dall’Italia e guida locale parlante italiano dal 25 novembre al 6 dicembre 2006.

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