Viaggio in Tasmania

Sogno ancora di ritornare in Tasmania, di rivedere quella terra selvaggia ed incontaminata e quel paesaggio che varia con rapidità impressionante. Io e mia moglie vi abbiamo passato una settimana meravigliosa girovagando in auto e nella mia mente conservo ricordi di colori ed ambienti mai ripetitivi, strade quasi deserte, canguri ed echidna (una specie di riccio) che attraversano la strada, spiagge enormi e solitarie ed una foresta che emana profumo di selvaggio, di silenzio e di libertà.

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Nelle foreste è possibile avvistare animali mentre si cammina in un sentiero attraverso il bosco o si è seduti lungo un corso d’acqua. Se si è fortunati, si possono vedere wombat (vombati) che cercano cibo o un ornitorinco, o sentire le urla del diavolo di Tasmania. Purtroppo, a partire dagli anni ‘90 la popolazione indigena di diavoli è stata infatti drasticamente ridotta dalla diffusione di un cancro che colpisce il loro viso, che impedendogli di nutrirsi, li porta alla morte. Le autorità locali si stanno attrezzando per trasportare in luogo sicuro alcuni esemplari e scongiurare così il rischio di estinzione completa.

In Tasmania esistono 33 mammiferi terrestri e 41 mammiferi marini nativi e paesaggi e vegetazione introvabili in qualunque altra parte del mondo. Sono numerosi gli operatori specializzati che organizzano tour di avvistamento animali, con l’ausilio di personale esperto. Nei parchi faunistici avrete comunque la certezza di vedere gli animali e di ottenere informazioni corrette. Ora cercherò di portarvi virtualmente in Tasmania, di farvi rivivere il mio viaggio e le mie emozioni, attraverso il racconto e le foto scattate da noi, in formato digitale e analogico, disposte in ordine cronologico, in modo da poter seguire anche visivamente il mio racconto. Siamo partiti in aereo da Melbourne ed atterrati a Launceston (città fondata nel 1806, 98.500 abitanti), che assieme alla capitale Hobart è l’unica grande città dell’isola. Lì abbiamo noleggiato un auto, faticando non poco per convincerli ad accettare un pagamento in contanti, in quanto accettano solo carte di credito. Abbiamo sempre soggiornato in appartamentini, situati in strutture attrezzate per i turisti; la cosa simpatica è che alla reception di ognuna di queste, ti consegnano le chiavi e una confezione di latte fresco ogni mattina, cosa che ho trovato assai gradevole ed originale. Tornando a Launceston, abbiamo soggiornato al Penny Royal, una struttura molto pulita, situata nei pressi del fiume Tamar (che da il nome alla zona “Tamar Valley” e vicino al centro. Abbiamo passeggiato tranquillamente in centro, davvero molto carino, in stile coloniale. L’unica difficoltà che abbiamo riscontrato è stato il trovare un supermercato, anche chiedendo ai passanti, davvero molto cortesi.

Per mangiare ci sono un po’ ovunque dei locali che vendono hamburger (con barbabietole e spesso ananas all’interno!) o piatti di pasta o riso, non certo eccezionali e troppo dolci per i nostri standard italiani, ma comunque a buon prezzo. Il giorno successivo abbiamo visitato la baia al nord, verso Beauty Point, luogo verde e con un mare bellissimo. Anche se non l’abbiamo visitata, merita una visita la Riserva di Cataract Gorge o The Gorge, come la chiamano gli abitanti locali, che è un’impressionante formazione naturale a due minuti d’auto dal centro di Launceston, un fenomeno naturale raro in qualsiasi città del mondo. In seguito siamo andati in macchina verso il centro-ovest della Tasmania, dove sorge il parco nazionale di Cradle Mountain. La montagna più alta della Tasmania, il Mount Ossa con i suoi 1.617 metri, si trova all’interno di questo parco e confina ad est con un altro stupendo parco nazionale, quello dei Walls of Jerusalem. Abbiamo visitato le Cradle Mountain (zona del parco nazionale inserito nell’elenco dei patrimoni dell’umanità da parte dell’UNESCO), luogo che consiglio a tutti di visitare, davvero da non perdere, specialmente nei pressi del lago ivi incluso, dove la natura si esprime in tutta la sua bellezza e maestosità. Mi ha colpito in modo particolare un cartello che diceva pressappoco così: se c’è il sole siete fortunati, perché qui piove o c’è brutto tempo per tre quarti dell’anno. Si possono intraprendere innumerevoli brevi passeggiate attraverso la vegetazione del litorale e della zona montana per gustare appieno la magia di quest’area, tra cui l’Enchanted Walk, una splendida passeggiata che vi porta in 20 minuti da fiumi che precipitano in cascate, alla densa foresta pluviale primaria. Sonno presenti molti tabelloni informativi sia nel centro visitatori che lungo il cammino per il lago Dove.

Per chi lo desiderasse, può attrezzarsi e partire per il percorso di 80Km del celebre Overland Track fino al lago St. Claire, che si trova all’estremità sud del Parco Nazionale di Cradle Mountain, ed è il più profondo lago naturale dell’Australia. Poi siamo ripartiti in direzione di Strahan, un paesino di soli 900 abitanti fondato nel 1877 situato sulla costa occidentale, dove abbiamo soggiornato in un appartamentino all’interno di un’area attrezzata, con vista mare mozzafiato. Qui abbiamo fatto la “Gordon cruise”, una meravigliosa minicrociera su una nave lungo il fiume Gordon, che scorre dal mare verso l’interno dell’isola, sempre nel territorio del parco nazionale. Alla foce di questo fiume c’è un faro, con uno stretto passaggio chiamato “Hell gates”, in quanto un tempo da li arrivavano dal mare le navi inglesi che trasportavano i deportati alla colonia penale di “Sarah Island”, che abbiamo visitato. Quest’isola, presenta i resti delle case dei soldati e delle caserme per i deportati, triste se si pensa al suo utilizzo, ma una meraviglia dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. In seguito ci siamo inoltrati ulteriormente lungo il fiume fiancheggiato da una foresta fitta e incontaminata, dove in gran parte l’uomo non ha ancora messo piede. Ci siamo fermati lungo la costa in un punto dov’è stato preparato un percorso per i turisti, segnato con assi di legno, che si addentra nella foresta e dove si può gustare in tranquillità il mormorio ed il respiro della natura. Dopo aver mangiato a bordo della nave, siamo tornati al porto di partenza. A Strahan abbiamo fatto uno dei vari percorsi natura che portava ad una bella cascata ed abbiamo girato molti dei punti di osservazione sparsi lungo tutta l’isola. Passeggiando per il paese, abbiamo visto un’indicazione per Ocean Beach, abbiamo preso l’auto e ci siamo avviati alla spiaggia lungo un percorso sterrato, pensando di aver sbagliato strada, ma appena giunti alla fine, ci siamo trovati di fronte ad una spiaggia enorme ai margini di un bosco. La cosa più bella è che non c’era praticamente nessuno, solo noi due, più qualche carcassa di animale, a testimoniare la naturalezza e l’incontaminazione del luogo, ubicato lungo un mare azzurro e cristallino. Sempre a Strahan, abbiamo visto un treno a vapore, credo funzioni solo per i turisti, ma era davvero bello e ben preservato.

In questo paese abbiamo visto un plastico molto reale di un animale locale estinto per mano dell’uomo, che lo ha sterminato per utilizzarne la pelliccia, la “tigre della Tasmania” di cui abbiamo letto la triste storia; l’ultimo esemplare morì in cattività nello zoo di Hobart il 6 settembre del 1936. Lasciato alle spalle con un po’ di tristezza Strahan, ci siamo avviati verso il centro-sud dell’isola, fermandoci di tanto in tanto ad osservare ogni cambiamento di paesaggio, che variava con frequenza impressionante, passando dalla foresta alle vecchie miniere di Queenstown (ciò che rimane della miniera d’oro e di rame più ricca del mondo, della cui storia e città gli abitanti sono molto fieri), da paesaggio fitto di vegetazione ad uno roccioso e con alberi bianchi e secchi, che io ho ribattezzato “alberi fantasma”. Tutti i punti di osservazione indicati erano nostra meta e garantisco che ne vale veramente la pena. Per dare un’idea della densità abitativa vi racconto un aneddoto: ricordo di aver visto nella cartina una città che mi serviva da punto di riferimento e che a cui non arrivavamo mai: perché? L’avevamo passata da un bel pò! Era composto da sole 4 case!!! Che bello, natura allo stato puro! Dopo esserci fermati varie volte per lasciar passare gli echidna che ci attraversavano la strada ed osservarli da vicino, siamo giunti al lago Gordon, situato in un contesto davvero molto bello. Poi abbiamo proseguito fino al parco nazionale che si trova un pò prima di Hobart, non grandissimo, ma con parecchi animali interessanti, primo tra tutti il più tipico della zona, il “diavolo della Tasmania”, così simpatico da vedere, eppure cosi “poco socievole”, pensate che per pranzo gli hanno portato mezzo canguro, su cui si sono avventati, litigando tra di loro. Poi ci siamo avviati verso il nostro miniappartamento a Hobart, la capitale della Tasmania, che conta circa 200.000 abitanti sui 495.000 totali dell’isola. Hobart è una città grande, con traffico abbastanza caotico, soprattutto nelle strade a più corsie a senso unico, per chi come me è abituato a guidare a destra. Una volta alloggiati, abbiamo visitato la città, il centro ed il porto. La città fu fondata nel 1804 dal vicegovernatore Collins ed è cresciuta rapidamente come casa per i detenuti britannici ed irlandesi. Trovandosi sul fiume Derwent, la città aveva un porto perfettamente protetto ed oggi, ogni dicembre e gennaio dà il benvenuto ai concorrenti della regata Sydney-Hobart.
Il giorno seguente siamo partiti per il sud-ovest, con direzione Port-Arthur, località di piccole dimensioni, ma molto famosa per essere stato sede della più grande colonia penale della zona.

Questo sito, il meglio conservato dell’Australia, conta più di 30 edifici, rovine e case restaurate, risalenti all’apertura della prigione nel 1830 fino alla sua chiusura nel 1877. Durante questo periodo circa 12.500 detenuti vi scontatarono le loro condanne e per la maggior parte di loro questa prigione fu un vero e proprio inferno. Oggi, il sito si estende su 40 ettari e per vedere tutto ciò che ha da offrire ci vuole molto tempo. Abbiamo visitato i resti di quello che per loro è il sito storico più antico, vecchio di circa 200 anni, a testimonianza della relativa anzianità di questo stato. Avevamo una guida australiana, per cui abbiamo capito poco, ma ci siamo avvalsi di libri ed opuscoli in italiano per comprenderne la disposizione e la storia. Qui abbiamo inoltre partecipato ad una escursione in barca all’Isola dei Morti. Abbiamo dormito in una sorta di bungalow nei pressi del sito archeologico, saltando del tutto la cena, perché già alle sette di sera non siamo riusciti a trovare nessun locale o market aperto. La mattina successiva abbiamo fatto colazione, sempre a Port Arthur, nell’unico bar di tutta la zona, gestito da una aborigena che ci ha preparato un cappuccino dal gusto un po’ strano e molto amaro. La cosa bella di quel locale era una carta geografica, in cui era ogni visitatore appuntava uno spillo colorato sulla nazione da cui proveniva; abbiamo collocato il nostro, vicino ad altri 4 o 5 appuntati sull’Italia. Abbiamo percorso tutta la costa, fotografando posti unici creati dalla natura, strane sculture naturali create nel corso di milioni di anni dal moto incessante dell’acqua e del vento, tra cui Cape Hauy, Cape Raul e Cape Pillar.

Di ritorno, ci siamo fermati a “Eaglehawk neck ”, uno stretto istmo, ad osservare un blow–hole (il tipico soffione d’acqua provocato dal rapido passaggio del mare in uno stretto “corridoio” sotto la roccia, una sorta di geyser). Poi siamo ritornati ad Hobart per passarvi la notte. Ci siamo alzati alle 5 di mattina per andare all’aeroporto, non prima di aver rischiato di investire un canguro che ci ha attraversato la strada sbucando a sorpresa da un bosco. Dopodiché abbiamo lasciato l’auto al noleggiatore in aeroporto e siamo tornati a Sydney. Purtroppo non abbiamo avuto il tempo per visitare la parte orientale dell’isola, ricca di coltivazioni di lavanda che in quel periodo, dicembre, erano in piena fioritura e dovevano essere una splendida macchia colorata in uno scenario davvero mozzafiato. Inoltre, nella parte orientale dell’isola, c’è il Parco Nazionale di Freycinet , una penisola di montagne di granito rosa e incontaminate spiagge bianche, dune costiere e foreste di eucalipti. Secondo quanto afferma la rivista statunitense Outside, la Wineglass Bay è una delle 10 spiagge più belle al mondo. Da quanto mi raccontavano parenti australiani, sembra che il governo sovvenzioni le persone che vogliono trasferirsi in Tasmania, per cercare di ripopolarla. La Tasmania conta circa 495.000 abitanti su una superficie di 68.400 Km quadrati, con una densità quindi di poco più di 7 abitanti per km quadrato, contro i 200 dell’Italia. L’unico neo che ho trovato in questa nazione è il tempo, che varia con rapidità impressionante. Basta pensare che un giorno, a Porth Arthur, nell’arco di due ore, il tempo è passato da sole a pioggia per ben tre volte. Consiglio a tutti i visitatori di vestirsi a strati, maglietta con maniche corte e giacca sempre a portata di mano. Come vorrei tornarci a breve, per riprendermi un pezzo di cuore, che ho lasciato li.

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