Viaggio a Buenos Aires, piccola guida alla città che non annoia mai

Questo è il racconto del nostro viaggio a Buenos Aires, una città che porto ancora nel cuore e che come scoprirete anche voi, non annoia mai.

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Viaggio a Buenos Aires, piccola guida alla città che non annoia mai

Quando siamo decollati da Bologna, il cielo grigio non prometteva nulla di buono, avevo dimenticato il mio portafortuna e per un problema di bagagli (avrei dovuto leggere meglio le norme sui bagagli dell’Alitalia ) ho dovuto lasciare a terra un po’ di cose a  cui tenevo. Insomma, il viaggio verso Buenos Aires non era cominciato nel migliore dei modi. Lo stesso umore, un po depresso,  lo ebbi dieci giorni dopo. Stavolta, però, perché dovevo tornare a casa.

Se si potesse descrivere Buenos Aires con una sola parola, quella sarebbe forse “varietà”. Perché questa metropoli di 13 milioni di abitanti, in tutta la sua area metropolitana, offre l’imperiale e il reietto, il colore e l’oscuro, la gioia di vivere e la disperazione in una sola grande città, il tutto declinato in una parlata gradevolissima, dagli accenti musicali spesso familiari.
Appena atterrato, via il cappotto e un sole estivo invitava decisamente al mare. Già, da quest’altra parte del globo, quando da noi le piogge o le nevi dicembrine spingono a restare in casa, al caldo, qui si festeggia Babbo Natale in bikini e pantaloncini. Non per niente io e Alberto abbiamo optato per questo periodo. E il mare, inteso come spiaggia e luogo di balneazione, non manca, sebbene non direttamente in città. Sebbene non fosse esattamente comodo raggiungerla, ogni mattina non abbiamo mancato di fare una puntatina in spiaggia: troppo divertente giocare a beach volley o conoscere persone sulla spiaggia. E pensare che in Italia in quei momenti si indossavano i cappotti.

Il pomeriggio in giro per la città, a conoscerla e a visitarla presso le sue attrazioni turistiche. Non che la città preservi antichità o possa vantare costruzioni storico-artistiche di particolare interesse, ma non stupisce se si pensa che la vitalità e l’importanza economica si affacciarono da queste parti “solo” tre secoli fa, o giù di lì. Ad ogni modo, il secondo entro più importante di tutto il Sudamerica ha molto da offrire al turista.

Innanzitutto è una città sempre viva e vivace, non dorme mai e a qualunque ora del giorno e della notte si può sempre trovare bar e locali pieni di gente, con i quali fare conoscenze. Cominciare a chiacchierare poi con gli argentini è divertentissimo: tutti socievoli e praticamente un bonaerense su due ha origini e ascendenze italiane. Fra le cose che mancano, della città, è proprio il loro carattere, che per strada o nelle piazze conferiva sempre uno spirito ilare, sorridente, con tanta voglia di socialità. Particolarmente vivo e degno di visita è il quartiere Palermo, sempre pieno di locali, avventori, pieno di verde. Qui si mangia anche bene ed è d’obbligo mangiare la carne, che qui in Argentina è praticamente il piatto nazionale. E a ragione: cucinata nei più vari modi, tagli e condimenti è una leccornia che, appena tornati, vi mancherà ! Recoleta è anche un’altra bellissima zona dove far mattina, sebbene sia un attimo più di classe e raffinata e magari i costi sono un po’ più altini.

La Buenos Aires più “vera” forse sta in Once, un quartiere malinconico e gioviale nel contempo (i contrari di cui parlavo all’inizio, che questa città sa offrire), decadente eppure altezzoso, argentino nello spirito eppure aperto ai tanti stranieri che qui vi passano o ci vivono. No, non perdete tempo a cercarla sulla cartina con questo nome: impazzireste (ben lo so!). Ufficialmente si chiama Balvanera ed è un must per i turisti in Argentina.

Buenos Aires mi mancava già prima di lasciarla, sulla scaletta dell’aereo. Se potessi, seguirei volentieri il consiglio di un ragazzo col quale avevo cominciato a parlare in un bar: se vuoi capire Buenos Aires, devi tornare finché non ti annoia. E vedrai che non ti accadrà mai.
Credo avesse davvero ragione.

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