Vacanze con lo scambio di case

E’ comodo e amichevole, perché si soggiorna in abitazioni vissute e non in anonimi residence o camere d’albergo.

L’home swap: comodo e amichevole 
La mamma trova la lavatrice e le pentole giuste, per i bambini ci sono i giochi lasciati dai coetanei e per il papà una bottiglia di buon vino, omaggio dei padroni di casa, oltre a cartine, indirizzi e numeri utili, compresi quelli di ristoranti dove si mangia bene spendendo poco e di parenti o amici da contattare in caso di necessità.
E’ sicuro, perché si può partire tranquilli, senza lasciare la casa incustodita, con qualcuno che pensa ad annaffiare i fiori e a dar da mangiare al canarino.
Ed è anche economico (fattore secondario ma comunque importante), poiché il soggiorno è rigorosamente gratuito e le uniche spese sono quelle di viaggio e vitto in loco.
Stiamo parlando dell’ home swap, letteralmente “scambio casa”, una formula di vacanza che all’estero è conosciuta e praticata da oltre 50 anni e che nel nostro Paese registra un crescente successo, grazie soprattutto a internet e a comunicazioni sempre più veloci.
Concretamente, l’home swap consiste nello scambiare la propria abitazione o una seconda casa, con quella di un’altra persona (o coppia o famiglia), per un periodo di tempo limitato, come quello delle vacanze. L’ospite soggiorna da voi come se fosse in casa propria e viceversa. A sua disposizione si lascia tutto, stoviglie, suppellettili, biancheria, biciclette; qualcuno lascia persino l’automobile, se lo ritiene opportuno o a condizioni di reciprocità.
Il risultato è una vacanza quasi da residenti, attorniati, magari, da vicini simpatici e premurosi, che vi invitano a cena o a fare una scampagnata; che vi danno preziose dritte su come vivere dal di dentro un territorio, facendovi sentire uno di loro. Per questo, lo scambio casa viene anche considerato una formula di vacanza “totale”, oltre che autentica e intelligente. Abitando nella casa di un altro, si prende, in un certo senso e per un certo periodo, il suo posto nella comunità e si vive un paese o una città in un modo che i tradizionali canali turistici (tour operator, agenzie, catene alberghiere…) non riescono a offrire. Lo scambista tipo è, solitamente, una persona già molto abituata a viaggiare e che, quando arriva a destinazione, tutto desidera fuorché sentirsi “foresto”: < –sottolinea Annalisa Rossi Pujatti, referente per l’Italia di Homelink, organizzazione leader, con sedi in 52 paesi e un volume globale di circa 12mila scambi l’anno- è generalmente medio-alto: insegnanti, professionisti, medici, avvocati, magistrati, scrittori e, comunque, persone interessate a conoscere un paese nel modo più autentico possibile. Chi entra in questo circuito solo perché si risparmia dura al massimo uno o due anni, poi ritorna al solito albergo e alla solita vacanza>>. Non necessariamente lo scambio deve avvenire con l’abitazione di residenza, possono fare al caso anche seconde o terze case.

Il momento del contatto tra gli aspiranti scambisti è importantissimo. Si incomincia con delle e-mail, utili a chiarire le condizioni generali (cosa si scambia, le date, la durata, come organizzarsi…), per passare poi al telefono e, se la situazione lo consente, anche al contatto diretto, che aiuta non solo alla consegna di chiavi e altro materiale, ma anche a conoscersi meglio e partire più tranquilli. L’importante è iniziare con il piede giusto, evitando di pensare che solo noi sappiamo come si vive. <>. Altro consiglio utile può essere quello di scambiare con chi ha caratteristiche omogenee, per es. bambini piccoli o adolescenti, perché sicuramente sa cosa può fare al caso nostro e viceversa. La regola di base è comunque il rispetto reciproco: non fare in casa d’altri quel che non si vorrebbe fosse fatto nella propria, <>. Fortunatamente, fatti gravi non ne accadono quasi mai. Basta essere molto chiari in fase di accordo e adottare alcuni piccoli accorgimenti, come per es. chiudere a chiave o riporre in luoghi sicuri le cose più fragili e di valore. Le uniche, sporadiche, lamentele riguardano per lo più il livello di pulizia, fattore molto variabile da popolo a popolo.
Il crescente successo dell’home swap (circa un 10% di iscritti in più ogni anno), lascia ben sperare anche per il futuro. Una volta che si è iniziato e le esperienze sono positive, sottolineano le associazioni, cresce negli iscritti la voglia di spingersi sempre più lontano, misurarsi con sistemi di vita anche molto diversi e, naturalmente, fare nuove amicizie, perché, con questa formula, solitamente i rapporti si mantengono e contribuiscono a farci sentire il mondo più piccolo. Un po’ com’è accaduto alla signora Gina Pizzi di Bologna, che dopo aver fatto scambi soddisfacenti su Parigi, Londra e Madrid, decise di provare una tranquilla e salutare vacanza in Norvegia. I suoi interlocutori proponevano la classica casetta in legno circondata dal bosco e l’immancabile fiordo da cartolina. Poiché da sola non se la sentiva di partire, la sua associazione le procurò un contatto con una signora belga, animata dallo stesso proposito. Le due si diedero appuntamento all’
aeroporto di Oslo, proseguirono insieme fino a destinazione, dove furono accolte con simpatia dai vicini, che spesso le invitavano a pesca di salmoni, a piacevoli grigliate all’aperto, a fare escursioni a piedi e in barca, facendo loro assaporare un’autentica estate nordica.

C’è scambio e scambio

La formula classica è quella dello scambio simultaneo: si lascia la propria abitazione per raggiungere quella dell’interlocutore, che a sua volta occupa la nuova dimora per un periodo stabilito di comune accordo e, solitamente, per motivi di vacanza. L’abitazione scambiata può essere indifferentemente la prima o la seconda casa. Ma ci sono anche varianti, come lo scambio non simultaneo, per il quale ci si accorda su periodi diversi (funziona soprattutto su seconde case); lo scambio-ospitalità: si viene ospitati dalla famiglia e viceversa quando però questa è presente, <>. Lo scambio giovani e lo scambio ospitalità tra giovani, ottimi per adolescenti e ragazzi, che recandosi all’estero per motivi di studio, hanno il vantaggio di inserirsi in un ambiente familiare, con notevole risparmio sulle rette salate di collegi e studentati. E c’è, infine, l’homesitting: se si ricevono offerte da paesi a cui non si è interessati, può comunque essere utile offrire gratis la propria casa affinché, in nostra assenza, qualcuno la abiti, annaffi le piante o dia da mangiare al gatto.
La storia e gli indirizzi utili in Italia
L’idea nacque negli anni ’50 sia in Europa che negli Stati Uniti e pionieri ne furono soprattutto degli insegnanti, mossi dal desiderio di coinvolgere i colleghi in un progetto di reciproco scambio case per periodi di vacanza. Mentre negli USA il professor David Ostroff scambiava con altri cattedratici confortevoli abitazioni nella zona di New York e stati limitrofi, in Inghilterra, Jan Ryder, moglie di un ufficiale della Royal Air Force, cercava di fare la stessa cosa negli ambienti delle forze armate. Quando vennero a conoscenza l’uno dell’altra, decisero di collaborare e gettarono le basi di Homelink International, un’organizzazione che nel mondo conta circa 15mila iscritti (500 in Italia) e vede ogni anno oltre 250mila persone in movimento. Referente italiana è Annalisa Rossi Pujatti, contattabile presso la s
ede di Oderzo (Tv), viale Frassinetti 84, tel. 0422.815575 www.homelink.it, e-mail: info@homelink.it .Altra organizzazione leader (circa 12.000 iscritti nel mondo) e con sede nel nostro paese è Intervac, che nel 2003 ha festeggiato i 50 anni di attività, rappresentata dalla signora Gaby Zanobetti, membro del Comitato Direttivo Internazionale. Il recapito è via Oreglia 18, Riola (Bo), tel. 051.912028 www.intervac.it e-mail: info@intervac.it Altri operatori internazionali offrono invece pagine in internet e/o cataloghi cartacei, ma non hanno referenti in Italia. Per diventare turisti-scambisti occorre iscriversi a un’associazione, pagando la quota annuale (mediamente dai 50 ai 150 euro), che dà diritto a entrare nel circuito delle offerte, inserendo nel database generale il profilo della propria abitazione (meglio se arricchito con foto, brevi descrizioni e notizie anche sulla famiglia), a consultarne i cataloghi e ad avere tutta l’assistenza necessaria, soprattutto nella fase dei primi contatti

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