Terremoto in Emilia, la mia solidarietà

Palazzo Ducale, Modena
Palazzo Ducale, Modena

Avrei dovuto dedicare lo spazio su questo blog, come al solito, ai viaggi e alle vacanze. In queste ore, però sopraggiungono notizie poco confortanti da una terra colpita dal terremoto: l’Emilia.

Approfitto di questo spazio, dunque, per portare tutta la mia solidarietà al popolo emiliano e a tutti gli amici che abitano e lavorano in quell’area.

Si dice che solo chi conosce il terremoto piò capire cosa è la paura del sisma. Non avevo ancora 14 anni quando, una domenica di novembre, la terra tremò. Ricordo che ero appena rincasata e stavo guardando la TV. Il giorno dopo dovevo recarmi a scuola, frequentavo il primo anno dell’Istituto Magistrale di Potenza. All’improvviso mia sorella, che era a telefono con una sua amica, incominciò ad urlare. La sua compagna di scuola, dall’altro capo del filo (più vicina all’epicentro), aveva avvertito la prima, devastante e lunghissima scossa di terremoto, quella che portò via quasi 3 mila persone.

Subito dopo la casa tremò tutta, andò via la luce e grazie al portone aperto da mia sorella e ad una luna piena, riuscii a guadagnare l’uscita con i miei familiari. Abitavo in una casa a due piani appena costruita dai miei che, grazie ad alcune accortezze, era riuscita a reggere.

Quando arrivai in strada, dove rimasi per giorni e giorni (arrivò presto la neve e il freddo), udii campane suonare senza che nessuno le avesse azionate, urla lancinanti, gente in fuga. Allora non c’era la Protezione Civile (fu istituita in seguito a questo terremoto) e le notizie si apprendevano via radio.

I primi soccorsi arrivano dopo diversi giorni e non si conosceva affatto la devastazione che la prima scossa e quelle successive che si sono ripetute nel tempo, era piombata su tantissimi paesi del potentino e dell’avellinese. Non si sapeva che la prima scossa aveva portato con se molta gente, che aveva ucciso tantissime persone nelle chiese (Balvano), negli Ospedali (Sant’Angelo dei Lombardi), nelle case (Laviano).

Ricordo, ignara di cosa fosse un terremoto mai avvertito fino a quel fatidico 23 Novembre del 1980,  che chiedevo ai miei cosa dovevo fare per recarmi a scuola il giorno dopo. La mia scuola, visitata dopo quasi un mese, era quasi del tutto terremotata e grazie al fatto che il sisma fosse avvenuto di domenica, ero riuscita a scampare alla morte.

A distanza di tempo non è passata la paura del terremoto. Ogni anno avverto almeno un paio di scosse, risiedendo e lavorando in una zona dell’Appennino ritenuto (dagli esperti) di  prima fascia sismica. Abito in una casa nuova, antisismica ma nulla può bloccare la forza della natura.

Questo mio breve racconto è un ricordo delle vittime del terremoto dell’80 e di tutti i terremoti ed un invito al coraggio alle popolazioni colpite da questo ennesimo segnale della natura che, sono certa, saranno orgogliose di dire, un giorno, ce l’abbiamo fatta. Forza Emilia!

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Informazioni su Anna Bruno 414 Articoli
Anna Bruno, giornalista professionista. Muove i primi passi come cronista a La Gazzetta del Mezzogiorno. Successivamente collabora con gli specializzati in viaggi (travel e food), spettacoli e tecnologie. Scrive per i principali magazine del settore viaggi ed è esperta di digital travel. Nel 2001 fonda FullTravel.it, magazine di viaggi, del quale è tuttora direttore responsabile. E’ appassionata di fuori rotta e posti insoliti.

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