“Terre Verdiane”, le emozioni forti del Lambrusco firmato Ceci

Tutti i colori e i profumi della campagna parmense nel rosso spumante che forse avrebbe ispirato a Verdi altri capolavori.

Si corre il rischio del confronto, come sempre avviene tra membri eccellenti di una grande famiglia, ma il Lambrusco “Terre Verdiane” non ha paura di paragoni scomodi, nemmeno se il pensiero va immediatamente al pluripremiato “Otello”. Le Cantine Ceci di Torrile (Parma), eredità di Otello Ceci raccolta più che degnamente da Alessandro, Maria Teresa, Chiara e Paola, hanno portato, con le alchimie della grande enologia, il Lambrusco, dalla polvere agli altari. Dalla scarsa considerazione di cui godeva fino a non molti anni fa, alla meravigliata attenzione prima, al genuino entusiasmo dei taste-vin italiani e stranieri, subito dopo. Basti pensare all”Otello”, numero uno assoluto tra tutti i rossi spumanti al “Sensofwine” del 2005 a Roma. Per tacere degli altri riconoscimenti rastrellati fino ad oggi. Esente da ogni traccia di timore reverenziale, dunque, questo Igt “Terre Verdiane”, ottenuto da uve che respirano l’aria, i colori e la musica (perché no, in questa terra canora per eccellenza?) delle colline e della dolce campagna parmense. Il tono generale è più acidulo e fresco dell’Otello, un Lambrusco griffato Ceci che, per dirla con Paolo Massobrio “si beve con gioia”. Come per l’Otello, anche in questo caso la “confezione” è curatissima: svettante e snella la lunga bottiglia, rivelatrice di nobili aspirazioni, cinta da un cartellino che, sotto il profilo dorato del “Cigno di Busseto” racconta la filosofia dello spumeggiante “sangue padano”. Le uve sono “Maestri” al 100%, lui si fregia dell’Emilia Igt. La gradazione alcolica è ferma sugli 11°, come si conviene ad un Lambrusco, la temperatura di servizio è meglio non superi i 12°/13°. Si accompagna al mitico Culatello (che i tradizionalisti “ammorbidiscono” addirittura con le “Terre Verdiane”), ma anche a tutti gli insaccati di questa terra benedetta. Va a braccetto con i secondi piatti di carne della cucina locale, come arrosti, brasati e stracotti. E anche da solo, benché non “da soli”, come suggerisce Alessandro Ceci:” Il Terre verdiane è pieno di tutta la potenza di un canto in compagnia, di una bevuta tra amici, di una discussione tra vecchi intenditori di cibi e di donne”. Prosit!

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