Street Art – Banksy & Co, mostra a Bologna

Dal 18 marzo e fino al 26 giugno,   nelle sale di Palazzo Pepoli (Museo della Storia) di Bologna è stata allestita una mostra dal titolo Street Art - Banksy & Co..

Dopo dieci lustri, il fenomeno  socio-culturale  del graffitismo  urbano  ha guadagnato  una rilevanza  unica nel panorama della creatività contemporanea:  le opere di artisti come Banksy hanno invaso le maggiori città del mondo, e dagli anni Ottanta a oggi la stessa Bologna si è affermata come punto di riferimento  per molti artisti – da Cuoghi  Corsello a Blu, passando per Dado e Rusty – che hanno scelto proprio la città Felsina per lasciare il loro segno sui muri.

Dal 18 marzo  questa  forma d’arte è raccontata  nella sua evoluzione,  interezza  e spettacolarità  nelle sale di Palazzo Pepoli – Museo della Storia di Bologna con una grande mostra intitolata Street Art – Banksy & Co.  L’evento porterà inoltre per la prima volta in Italia parte della collezione del pittore statunitense  Martin Wong donata nel 1994 al Museo  della  Città  di New  York, presentata  nella mostra  City as Canvas:  Graffiti Art from the Martin Wong Collection, a cura di Sean Corcoran curatore di stampe e fotografie del Museo.

Come mostra  dentro la mostra,  la sezione  vuole individuare  la New York del 1980, nella quale si potranno  ammirare lavori dei più grandi graffiti writers e street artists statunitensi come Dondi White, Keith Haring, e Lady Pink.

La scheda della mostra Street Art – Banksy & Co

Il percorso espositivo si articola in tre tematiche – la Città dipinta, la Città scritta, la Città trasformata – che esplicano il concetto di Città come luogo di dinamiche sociali e culturali, ma, in parallelo, il visitatore potrà scoprire anche le diverse modalità con cui, fin dagli anni ’70, queste pratiche artistiche urbane sono state, per così dire, archiviate e storicizzate.

La prima sezione intitolata alla Città dipinta raccoglie opere prodotte per il mercato e pezzi provenienti  dalla strada. Il percorso offre una retrospettiva sul lavoro di tre rappresentanti  fondamentali della street art degli anni 2000: Banksy, Blu e il duo brasiliano degli Os Gemeos.

Banksy, di Bristol, classe 1974 è un artista inglese le cui opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano  argomenti come la politica, la cultura e l’etica.

I suoi stencils  sono comparse  proprio a Bristol e nelle maggiori  capitali europee  e americane,  non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensabili  come le gabbie dello zoo di Barcellona.  Sono i suoi famosi Rats – soggetto scelto  dal grande  Banksy  e con il quale ha coperto  tutta Londra  – i protagonisti  della prima  parte di questa  sezione, accanto a opere come Love  is in the air, (2003, Parigi, Collezione  privata) e Girl with  gas mask, (2002, Amburgo, Reinking Collection).

Blu è lo pseudonimo di un artista di Senigallia, considerato tra i migliori street artists al mondo. A lui è dedicata un’intera sala con  i video prodotti negli anni 2000 e raccolti nel dvd Sketch Notebook (2010).

Blu inizia a farsi conoscere  a partire dal 1999 attraverso  una serie di graffiti eseguiti nel centro storico di Bologna e in periferia, negli spazi occupati del centro sociale Livello 57. A partire dal 2001 le sue opere – eseguite con vernici e grazie a rulli montati su bastoni telescopici – coprono superfici pittoriche gigantesche: i suoi soggetti sono figure di umanoidi dai connotati  sarcastici  o talvolta drammatici  il cui immaginario  sembra ispirarsi al mondo dei fumetti e dei videogiochi.  In mostra l’opera di Blu Senza titolo del 2006 proveniente da Bologna (Associazione  Italian Graffiti) copre un grande muro alto 12 metri.

Os Gemeos sono due gemelli nati nel 1974 a San Paolo in Brasile dove hanno cominciato  a dipingere graffiti dal 1987

influenzando  questa  tipologia  d’arte  e  contribuendo  a  definire  uno  stile  del  Brasile.  Il  loro  lavoro  presenta  spesso personaggi dalla pelle gialla – come The Guitar (2007, Amburgo, Reinking Collection) – e i soggetti spaziano da ritratti di famiglia, al sociale, alle politiche di San Paolo e al folklore brasiliano.

In questa sezione anche opere del noto artista urbano Invader che semina in angoli di strade di tutto il  mondo tasselli a mosaico  che riproducono  personaggi  ispirati  ai videogiochi  arcade  Space  Invaders  del 1978.  In mostra  opere  come Black  Extension  (Collezione  Jacques  et  Thierry,  Parigi,  2009)  congiuntamente   ai  lavori  di  Blek  le  Rat  –  grande influencer dei più famosi street artists – come Michelangelo  with rats (1987, Courtesy Blek le Rat and Wunderkammern Gallery), accanto agli stencils del duo di Brooklyn Faile. Altri  grandi  esponenti  dell’arte  di  strada  di  fama  mondiale  spiccano  all’interno  dell’esposizione:   Dran,  Ron  English, Shepard Fairey aka Obey , Swoon e Daim

La  sezione  Città  scritta  s’ispira  alle  ricerche  fondamentali  di  Armando  Petrucci  – filologo,  paleografo  e medievista italiano – sulle diverse forme di scrittura nello spazio pubblico tra XI e XX secolo come rilettura storiografica  della tag: la forma più basilare di graffiti che, come forma di scrittura caratteristica  della nostra epoca, è la firma del writer realizzata con spray o marker.

Una collezione di opere e autentici “strappi” di muri delle città mettono in scena le diverse forme di graffitismo e writing, ponendo a confronto le esperienze nazionali – come quelle del mai dimenticato artista fiorentino Tommaso Tozzi, uno dei primi italiani a dipingere graffiti sui muri di Firenze -, con quelle europee come i graffiti Punk olandesi.

In omaggio  alla città di Bologna,  fra le principali  capitali italiane dell’Urban  Art e del Graffiti writing, in questa sezione lavori del duo Cuoghi Corsello (Spaccare tutto, intervento site specific, 2016), di Rusty e di Dado accanto a video, installazioni, fotografie di graffiti writers e artisti considerati tra i migliori rappresentanti  di questo genere dal 2000 al 2010 come Daniele Pario Perra (Anarchetiquette.  God shave the queen, ex Centrale del latte Catania, Bologna), di Steve Raviez (Fotografie  della scena graffiti Punk di Amsterdam, 1979 ca., Amsterdam, Dutch Graffiti Collection), di AREK (Collezione privata di tags, Parigi, 1990).

La Città trasformata  è una vista ravvicinata  sulla New York del 1980, una mostra dentro la mostra che presenta nella sua interezza la collezione donata nel 1994 dal pittore statunitense Martin Wong al Museo della Città di New York, che giunge per la prima volta in Italia.

Cocurata  da Sean  Corcoran,  curatore  del  Museo  newyorkese,  la sezione  pone  a confronto  l’arte  dei  graffiti  di quel decennio – al momento della sua consacrazione  sul mercato – e artisti come Keith Haring John Fekner e Don Leitch che crearono un ponte tra l’estetica della strada e l’arte contemporanea.

Grazie  a questo  omaggio  a N
ew York e alla cultura  artistica  statunitense  pensato  dal curatore,  si potranno  ammirare lavori su tela, carta, sketch firmati dai più grandi street artists statunitensi come Rammellzee, Christopher  “Daze” Ellis, Futura, Keith Haring, LA II, Lady Pink, e Lee Quiñones.

In mostra il lavoro di Blade (Senza  titolo, 1985 ca., New York, Museum  of the City of New York), l’opera a più mani intitolata  Wicked  Gary’s  tag  collection  (1970-1972,  New  York,  Museum  of  the  City  of  New  York),  Futura  con Interkosmos,  (1984,  Parigi,  Collezione  Jacques  et Thierry),  Keith  Haring  (Subway  Poster,  1983-1984,  Collezione privata), e Daze (Pursuit, 1985, Martina Franca, Fondazione Studio Carrieri Noesi).


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