Strategie di marketing per hotel, come regalare i clienti alla concorrenza

Ammetto che il titolo suona molto strano e a molti avrà fatto pensare ad un errore. Eppure è proprio così: molti albergatori, inconsciamente e a causa di strategie di marketing sbagliate, regalano i potenziali clienti alla concorrenza oppure, nella migliore delle ipotesi, lasciano commissioni alle OTA che in molti casi potevano essere evitate.

Strategie di marketing per hotel, come regalare i clienti alla concorrenza
Strategie di marketing per hotel, come regalare i clienti alla concorrenza

Il rapporto Brandjacking Index di MarkMonitor sulla prenotazione hotel
A rivelare questo particolare aspetto, è il rapporto Brandjacking Index di MarkMonitor che questa volta ha voluto monitorare l’andamento delle prenotazioni hotel online. Secondo questo studio, fatto su cinque brand blasonati (di fascia economy, lusso, medio mercato, etc.), diversi viaggiatori vengono dirottati sui siti della concorrenza. Il giro d’affari in perdita per gli hotel è di circa 2,2 miliardi di dollari all’anno, una cifra considerevole che dovrebbe far riflettere gli addetti ai lavori e gli stessi albergatori, siano essi rappresentanti di marchi importanti e sia essi delegati di brand meno noti. Lo studio ha utilizzato circa 4000 parole chiavi combinate e oltre 1,3 milione di annunci su marchi specifici. Sono state soprattutto le OTA ad acquistare parole chiavi sui marchi presi in considerazione dalla ricerca, le prime a beneficiarie della cattiva gestione del brand degli alberghi.

Protezione del marchio
E’ proprio la mancanza di protezione del marchio a portare una perdita dei potenziali clienti del settore alberghiero a favore della stretta concorrenza. In particolare ogni anno circa 580 milioni di visite profilate (con utenti molto interessati alla prenotazione di un specifico albergo) vengono dirottati dai siti del brand verso partner costituiti per lo più da OTA (Expedia, Lastminute, Opodo, Booking.com, etc. giusto per citarne alcuni), grazie a tecniche specifiche di marketing che interessano soprattutto i motori di ricerca. Il problema è che molto spesso, durante queste particolari operazioni di reindirizzamento, il potenziale cliente che sta cercando, per esempio, un hotel a Roma della catena Pluto, si ritrova sul sito di Booking.com (continuando nell’esempio) comparso ai primi posti del motore. Ma non solo. Con molta probabilità sceglierà un hotel diverso da quello cercato in precedenza e che sarà nei primi posti del sito di intermediazione (nell’esempio, il sito di Booking.com). In estrema sintesi: il potenziale cliente viene dirottato sul sito della concorrenza.

Cybersquatting, tecnica illecita
Lo studio ha evidenziato come molti, in forma illecita, utilizzano un’altra forma di brandjacking detta cybersquatting. Si tratta di una tecnica che consta nel registrare il nome a dominio comprendente un marchio non riconducibile alla persona che compie l’operazione di registrazione. MarkMonitor ha rilevato oltre 2100 domini che hanno adottato lo cybersquatting nei confronti dei cinque brand presi in esame nell’indagine con visite superiore ai 57 milioni, la maggior parte delle quali provenienti da campagne pay per click. E’ evidente che tale traffico era destinato ai siti degli hotel che hanno “mal protetto” il proprio brand.

D’altronde la nuova politica di Google AdWords, principale gestore di campagne pay per click, di liberalizzare il mercato delle parole chiavi contenenti marchi registrati, il cosiddetto Brand Bidding, ha fatto molto gioco. Per non parlare del “bug” di Google che cerca di premiare i nomi a dominio contenenti la parola chiave ricercata e che ha dato il via agli spammer delle ricerche organiche. L’anomalia, per la verità, è molto conosciuta a Mountain View tanto che, come dichiarato dagli stessi ingegneri, Google sta correndo ai ripari sminuendo il valore dei domini quale elemento cardine della parola chiave.

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Informazioni su Anna Bruno 414 Articoli
Anna Bruno, giornalista professionista. Muove i primi passi come cronista a La Gazzetta del Mezzogiorno. Successivamente collabora con gli specializzati in viaggi (travel e food), spettacoli e tecnologie. Scrive per i principali magazine del settore viaggi ed è esperta di digital travel. Nel 2001 fonda FullTravel.it, magazine di viaggi, del quale è tuttora direttore responsabile. E’ appassionata di fuori rotta e posti insoliti.

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