Ryanair: norma Governo Monti per pagamento contributi e tasse al via

Il Governo Monti sta puntando decisamente al recuperare introiti da parte di compagnie aeree come ad esempio Ryanair: l'intento è il pagamento di tasse e contributi previdenziali in Italia. Ecco le ultime novità.

Si torna a parlare di Ryanair e del Governo Monti perchè è stato approvato il decreto legge 179/2012 che stabilisce alcuni criteri per far sì che anche le compagnie low cost estere non eludano il pagamento di tasse e contributi previdenziali in Italia.
La questione, come già riportato su FullTravel qualche settimana fa, riguarda la legislazione alla quale Ryanair sottopone le assunzioni: il vettore low cost applica contratti irlandesi ai propri dipendenti, ricadendo dunque nel regime fiscale dell’Irlanda.
Ciò vuol dire che tasse e contributi non vengono versati in Italia e inoltre che il peso di questi oneri è inferiore rispetto a quello al quale sono sottoposte le altre compagnie aeree operanti in Italia.
Ryanair ha però ribattuto, facendo sapere che da giugno 2012 è entrata in vigore una nuova normativa valida per i nuovi assunti: i contributi sociali verranno pagati nel paese in cui i dipendenti cominciano e terminano la giornata lavorativa.
Ciò però non varrà per chi è stato assunto in data precedente.
Il Governo Monti, con il decreto legge 179/2012, parte invece da un presupposto differente: se una compagnia aerea fissa una base in Italia, dovrà rimettersi alla normativa nostrana.
Malgrado le rimostranze dei vertici Ryanair che hanno fatto presente che i lavoratori svolgono un servizio a bordo di aerei irlandesi e per un’azienda irlandese, il governo italiano ha stabilito invece che “un vettore aereo titolare di una licenza di esercizio rilasciata da uno Stato membro dell’Unione europea diverso dall’Italia è considerato stabilito sul territorio nazionale quando esercita in modo stabile o continuativo o abituale un’attività di trasporto aereo a partire da una base quale definita al periodo precedente“.
Più nel dettaglio, si è inoltre stabilito che per “base” si intende “un insieme di locali ed infrastrutture a partire dalle quali un’impresa esercita in modo stabile, abituale e continuativo un’attività di trasporto aereo, avvalendosi di lavoratori subordinati che hanno in tale base il loro centro di attività professionale, nel senso che vi lavorano, vi prendono servizio e vi ritornano dopo lo svolgimento della propria attività“.
Stando ai calcoli del ministero dell’economia, secondo quanto riporta il “Corriere della Sera”, il governo avrebbe in previsione di recuperare ogni anno da Ryanair una cifra compresa tra gli 88 e gli 89 milioni di euro, considerando che la tassazione applicata sarebbe del 55%, su utili che si aggirano sui 162 milioni di euro, generati solo sul territorio italiano.
Si apre un capitolo che certamente non entusiasmerà affatto il management di Ryanair ma che, di fatto, è ora legge in Italia.

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