Mostra "Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia"

C'è tempo tre mesi, a partire dal prossimo 19 Marzo e fino al 19 Giugno, per visitare la mostra "Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia" di scena alle Gallerie dell'Accademia di Venezia. 

Aldo Manuzio. Il rinascimento di VeneziaAldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia

La mostra è curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto, Giulio Manieri Elia e “racconta” Venezia quale città affermatasi nel cinquecento quando divenne punto di raccordo tra il mondo occidentale e quello orientale. 

Molto esauriente la scheda tecnica che spiega nel dettaglio come si è arrivati alla mostra e, soprattutto, cosa aspettarsi.

Scheda tecnica della Mostra “Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia”

La mostra dedicata ad Aldo Manuzio (1449-1515) a cinquecento anni dalla sua scomparsa è insieme un omaggio al più famoso stampatore della storia dell’editoria ed un viaggio fra splendide opere d’arte prodotte nella sua Venezia: dipinti, sculture, incisioni, oreficerie che ritornano in città dai musei americani ed europei dove oggi sono conservate. Vuole essere una mostra su come il libro cambiò il mondo, e su come e perché questo cambiamento avvenne a Venezia, città cosmopolita e tradizionalmente porta fra oriente e occidente, in questo caso vero e proprio ponte fra cultura greca e umanesimo italiano. Come ha scritto Cesare De Michelis è una mostra sui doni del libro. La pagina scritta, stampata, riccamente miniata sarà una presenza essenziale nel percorso, ma non basta. Con i libri di Aldo dialogheranno i capolavori di pittura e scultura creati in quella stessa stagione cruciale e che con essi condivisero l’anelito a riscoprire la civiltà classica, concessi per la mostra dai grandi musei di Stati Uniti, Francia, Inghilterra, Germania, Spagna, Italia. Sarà un viaggio nel mondo della cultura e delle arti a Venezia al tempo di Aldo Manuzio: poco più di vent’anni, dei primi anni Novanta del Quattrocento al 1515, durante i quali una città ancora gotica si trasforma grazie a pittori come Giovanni Bellini, Carpaccio, Lorenzo Lotto e il più giovane Giorgione (con i suoi allievi Tiziano e Sebastiano del Piombo che fanno il loro esordio), scultori come Tullio Lombardo, incisori e miniatori come Benedetto Bordon e Giulio Campagnola, illustri artisti stranieri in visita nella città lagunare come Albrecht Dürer, intellettuali di respiro europeo come Erasmo da Rotterdam e Luca Pacioli. Il progetto di Aldo fu sostanzialmente quello di rendere disponibili i testi dei grandi classici (della cultura greca e latina, ma anche della nuova letteratura in volgare), in edizioni caratterizzate da un’impeccabile cura filologica e da un design di impareggiabile eleganza. L’operazione fu coronata da grande successo, e non solo presso il pubblico degli studiosi. I “classici tascabili” di Aldo divennero un oggetto ricercato e alla moda dapprima nel sofisticato mondo delle corti italiane e poco dopo in tutta l’Europa colta e cosmopolita. In parallelo all’impresa di Aldo possiamo leggere nell’arte del suo tempo a Venezia la comparsa di temi e motivi assolutamente nuovi che traggono linfa dai testi riscoperti della classicità greca e latina. Come i libri di Aldo entrano nelle case dell’aristocrazia e dell’emergente borghesia mercantile veneziana (e poi italiana ed europea), così nuove forme d’arte – il dipinto da stanza di carattere mitologico e il ritratto individuale – insieme a nuove forme di collezionismo (le sculture, le gemme, le monete antiche), entrano prepotentemente nella vita e nelle case dei veneziani. Allo stesso modo lo sguardo sulla natura ha in sé una vocazione di trasformazione, nella città più artificiale del mondo costruita sull’acqua e nei territori che vedranno una terra aspra divenire la fertile campagna delle ville venete. Proprio a questo singolare intreccio, che si pone alle origini della “modernità”, sarà dedicata la mostra. Il libro di Aldo è il paradigma di una cultura nuova che si esprime anche nella rivoluzione cui si assiste in questo momento nelle arti figurative e nel campo scientifico.

1. Da Roma a Venezia.

L’impresa di Aldo Nato in un piccolo paese del Lazio, Aldo studia il latino a Roma alla scuola di Domizio Calderini e apprende il greco a Ferrara studiando con Battista Guarini. Dopo un passaggio nelle corti umanistiche dei Pio e dei Pico a Carpi e a Mirandola come maestro, nel 1489 approda nella cosmopolita Venezia. Il suo è un tipico profilo di umanista e pedagogo e nulla fa presagire il suo futuro come editore. Nella prima opera di lui che ci è rimasta a stampa, il Musarum Panagyris, egli espone con grande lucidità la sua dottrina pedagogica, fondata su un piano di studio fino a quel momento del tutto insolito, che prevedeva l’apprendimento contemporaneo di entrambe le lingue classiche, senza subordinare il greco al latino. Quando a Venezia si getta nella sua impresa editoriale, associandosi con un editore esperto, Andrea Torresani, il suo programma è tutto incentrato nel rendere disponibili a stampa i classici greci e quelli latini nella lingua originale. Nel 1501 compare per la prima volta in una delle sue pubblicazioni la celebre marca editoriale del delfino attorcigliato all’ancora, un emblema tratto da una moneta dell’imperatore Tito che gli era stata regalata dal grande letterato e umanista Pietro Bembo, che diventerà il simbolo dell’editoria stessa.

2. Manuzio e l’eredità greca

La caduta di Costantinopoli (1454) è un momento decisivo per la cultura occidentale: la tradizione viva del mondo greco trova rifugio a Firenze, e quindi approda a Venezia. Simbolo di questo trapianto è la donazione della biblioteca del cardinal Bessarione, primo nucleo della futura Biblioteca Marciana di Venezia. Aldo è l’epicentro della comunicazione della nuova cultura, con una nuova consapevolezza della necessità di ritrovare la vera lezione dei testi. Fra i libri esposti in questa sezione ci saranno testi come gli Erotemata, la grammatica greca del Lascaris del 1495 (testo portato da Pietro Bembo da Messina), la fondamentale edizione aldina di Aristotele, insieme ad altre edizioni di classici greci pubblicate da Aldo in quegli anni. Fra le opere d’arte un posto di primo piano sarà occupato dalle sculture “alla greca” del più importante scultore veneziano a cavallo fra i due secoli, Tullio Lombardo. Proprio con Tullio ha inizio la pratica del restauro delle statue antiche, che cominciavano ad occupare un posto sempre più importante nelle collezioni veneziane, in un singolare quanto significativo parallelo con il “restauro” dei testi classici operato dai curatori delle edizioni aldine.

3. Battaglia erotica in sogno

L’Hypnerotomachia Poliphili, il romanzo archeologico di Francesco Colonna, è l’opera più celebre e raffinata stampata da Aldo Manuzio (1499), una vera e propria summa del pensiero greco e latino e della tradizione letteraria trecentesca (Petrarca, Boccaccio), riletti attraverso una miscela linguistica dal sapore erudito e stravagante. Continui vi appaiono i riferimenti alla vita e al costume degli antichi, ispirati dalla passione antiquaria e dalla mentalità umanistica dell’autore. In questa sezione verrà approfondito uno degli aspetti cruciali di questo celebre testo, le fantasiose xilografie con le quali è abbondantemente illustrato, immagini forse approntate su disegno del miniatore Benedetto Bordon, un artista che ebbe diverse occasioni di collaborazione con Aldo.

4. Classici domestici

L’invenzione del libro piccolo (il primo “enchiridio”, vale a dire stampato in ottavo e in caratteri corsivi, è il Virgilio del 1501) estrae i classici dalle aule universitarie e li trasporta nella vita dei lettori. E’ possibile cogliere questo filtrare della cultura antica dalle pagine dei libri alle tavole dei pittori, rendendo disponibili da un lato temi mitologici inediti, e più in generale una passione condivisa per il mondo classico. Fra i testi, naturalmente a partire dal Virgilio del 1501, andranno considerate le edizioni dei classici greci (dall’epica, Omero, ai tragici, Sofocle, Euripide, agli storici, Tucidide) e latini (Orazio, Ovidio, Tibullo, Properzio, Stazio, Persio, Giovenale, Marziale). I temi mitologici, insieme a complesse allegorie di impronta umanistica, fanno la loro comparsa anche in pittura, soprattutto nelle opere di
Giovanni Bellini (come nelle tavolette del celebre Restello delle Gallerie dell’Accademia) e di Cima da Conegliano, in dipinti di destinazione squisitamente privata, destinati ad un pubblico colto e selezionato. Anche le incisioni, come quelle di Jacopo de’ Barbari, ricreano la suggestione dei capolavori antichi descritti nei testi antichi, come la Famiglia dei Satiri, evocazione di un perduto dipinto del pittore greco Zeusi descritto da Plinio il Vecchio.

Giovanni Agostino da Lodi, Pan e Siringa. Madrid, Collezione Thyssen-Bornemisza.Giovanni Agostino da Lodi, Pan e Siringa. Madrid, Collezione Thyssen-Bornemisza.

5. Devozione all’antica

Il rapporto di Aldo ed Erasmo è uno degli elementi cruciali della mostra, per la dimensione europea dell’interlocutore, per la vicinanza dei due personaggi (nel 1507 e 1508 Aldo pubblica due opere di Erasmo, che per quasi un anno risiede a Venezia cosa vedere: luoghi di interesse in casa dell’amico) ed anche per lanciare uno sguardo sulle inquietudini religiose di quel momento storico. Più in generale in questa sezione verranno presentate opere in cui una nuova dimensione antiquaria filtra sulle immagini religiose a vario titolo in connessione con gli umanisti. Una bellissima Sant’Elena di Cima da Conegliano sembra una guerriera antica in corazza e la grande croce che regge rieccheggia nelle portelle con le storie della Vera Croce di Andrea Riccio, un tempo prezioso ornamento di un altare commissionato nella chiesa dei Servi dal grande diplomatico ed umanista veneziano Girolamo Donà (oggi alla Ca’ d’Oro). La splendida placchetta in argento dorato con una Sacra Conversazione del misterioso maestro che si firma come Moderno, commissionata da un altro grande protagonista della cultura veneziana di quegli anni, il cardinale Domenico Grimani.

6. La scoperta del paesaggio

In parallelo alla riscoperta della poesia idilliaca greca e latina, favorita da Aldo, la pittura riscopre un nuovo sguardo sulla natura. E’ un fenomeno inedito, specifico di Venezia molto più che, ad esempio, di Firenze. La visione naturale che comincia ad apparire sugli sfondi delle pale di soggetto religioso si impone progressivamente come soggetto sempre più autonomo, e in alcuni casi diviene vera e propria protagonista. A rappresentarlo in mostra ci saranno i “paesaggi” di Giorgione, di Giovanni Agostino da Lodi e del giovane Tiziano, le incisioni del miniatore Giulio Campagnola, i bronzetti del padovano Andrea Briosco. In un momento di fortissima turbolenza politica, mentre le campagne venete sono devastate dal passaggio delle truppe imperiali, assistiamo al travolgente successo di temi pastorali e di miti che si ambientano nel mondo silvano dei satiri e delle ninfe, come quello di Orfeo, che per altro sono oggetto di liriche di autori moderni come Poliziano e Sannazaro. Fra le aldine saranno esposte le edizioni dei classici greci (Teocrito) e latini (Virgilio, Bucoliche e Georgiche), accanto alla fondamentale edizione del 1514 dell’Arcadia di Sannazaro. A Venezia, paradossale città costruita sull’acqua, da sempre la conoscenza della natura ha una dimensione di trasformazione. Ugualmente avviene nello studio del passato, e della possibilità di trarre da esso una lezione per il presente. Non è un caso il grande ingegnere ed architetto Giovanni Giocondo è chiamato a Venezia come tecnico di stato, ma al tempo stesso curerà per Manuzio le edizioni degli scritti tecnici latini, dagli scrittori di agricoltura alle lettere di Plinio, sino ad un classico della guerra antica come i Commentari di Giulio Cesare. Giocondo è anche autore della prima “villa veneta”, per i Giustinian a Roncade, dove compare il timpano triangolare su colonne che Palladio trasformerà nell’elemento simbolo della sua architettura.

7. Classici moderni

Insieme ai classici greci e latini, il catalogo di Aldo si arricchisce anche di alcune scelte edizioni di “classici” in volgare. Rivoluzionarie, per la portata del successo editoriale e per la cura filologica dei testi (a cura di Pietro Bembo), le edizioni di Petrarca (1501) e delle “Terze Rime” (la Divina Commedia) di Dante (1502). L’amicizia e la collaborazione con Bembo condurranno alla celebre princeps degli Asolani (1505), uno dei capolavori della nuova letteratura in volgare, accompagnata in alcuni esemplari dalla dedica alla duchessa di Ferrara Lucrezia Borgia, amante di Bembo. La nuova visione dell’interiorità e dei sentimenti che si coglie nei versi di Petrarca e nei protagonisti degli Asolani si riflette anche nei ritratti di nobili e nobildonne veneziane, intrisi di sottile e malinconica poesia, che Giorgione comincia a dipingere nei primissimi anni del Cinquecento.

8. Divine proporzioni

Nel 1508, politici, umanisti, letterati ed artisti sono tutti presenti in San Bartolomeo a Rialto alla prolusione sulla geometria di Luca Pacioli, ritratto in un celebre dipinto attribuito a Jacopo de’ Barbari oggi a Capodimonte. L’anno successivo viene pubblicato a Venezia il suo opus magnum, il De divina proportione, dove nel primo libro il frate tratta del rapporto aureo e della sua applicazione a tutte le arti. Anche nei libri di Aldo il formato dei volumi, le proporzioni della pagina, il rapporto fra porzione stampata e spazi bianchi sono il frutto di una “divina” arte compositiva. In questa sezione della mostra scopriremo perché il libro di Aldo è un oggetto che acquisì uno statuto mitico agli occhi dei contemporanei e dei posteri. Aldo diede un contributo decisivo alla storia dell’editoria moderna, attraverso la definitiva sistemazione della punteggiatura, la presenza di pagine numerate su entrambi i lati, l’invenzione del carattere corsivo (che in Francia si chiamerà italique e in Inghilterra italics), la creazione di elegantissimi caratteri greci, la pubblicazione del primo catalogo delle proprie edizioni greche, l’invenzione del formato in ottavo, il famoso classico tascabile.

9. Lettori aldini

E’ fin troppo nota la vicenda dell’invenzione del libro umanistico di piccolo formato, che Aldo incomincia a produrre a partire dal 1501. Il “classico tascabile” messo in commercio da Aldo diviene in pochi anni un vero e proprio status symbol delle classi colte italiane ed europee. E’ piccolo e facilmente trasportabile, si può leggere ovunque, e non è certo economico, come si lamenta la stessa Isabella d’Este. La mostra si conclude con una vera e propria galleria di “lettori aldini”: in un fenomeno assolutamente nuovo nella ritrattistica contemporanea, giovani uomini e donne stringono fra le mani un piccolo, prezioso libro di Aldo. In alcuni casi lo esibiscono come complemento di lusso, ma in altri sono colti assorti, con un dito fra le pagine, perduti in ciò che hanno letto.

Informazioni

Prenotazione:Facoltativa
Orario: feriali e festivi 8.15-18.50 Chiusura settimanale: lunedì
Telefono: 041.5200345
E-mail: galleriaaccademia@polomuseale.firenze.it
Sito web: http://www.mostraaldomanuzio.it/

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Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia

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Informazioni su Anna Bruno 398 Articoli
Anna Bruno, giornalista professionista. Muove i primi passi come cronista a La Gazzetta del Mezzogiorno. Successivamente collabora con gli specializzati in viaggi (travel e food), spettacoli e tecnologie. Scrive per i principali magazine del settore viaggi ed è esperta di digital travel. Nel 2001 fonda FullTravel.it, magazine di viaggi, del quale è tuttora direttore responsabile. E’ appassionata di fuori rotta e posti insoliti.

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