La ricerca personalizzata dei motori non piace agli utenti

La ricerca personalizzata dei motori non piace agli utenti
La ricerca personalizzata dei motori non piace agli utenti

Da un po’ di tempo sia Bing e sia Google propongono ai propri utenti la cosiddetta ricerca personalizzata. Si tratta di risultati organici che vengono di volta in volta presentati in forma diversa a seconda delle abitudini di ricerca dell’utente.

Se un utente ha cercato un hotel a Rimini e ha cliccato su determinati link dei risultati organici, Google e Bing terranno in mente questa scelta e insieme ad altri fattori, suggeriranno risultati profilati la prossima volta che si effettua una ricerca.

Questi risultati, però, non piacciono alla maggior parte degli utenti, così come evidenziato da un recente sondaggio effettuato da Pew Internet & American Life Project. Secondo la maggior parte delle 2000 persone intervistate negli Stati Uniti dal 20 Gennaio al 19 Febbraio, la ricerca dei motori di ricerca in forma personalizzata è una cattiva idea.

In particolare il 65% degli intervistati ha ritenuto che la personalizzazione è una cattiva idea perché limita le informazione ottenute online senza questo filtro mentre solo il 29% ritiene che l’iniziativa è una buona idea perché i risultati mostrati sono molto più pertinenti.

La ricerca ha mostrato dati significativi anche da un punto di vista demografico. In generale le persone “più mature” si sono dette poco d’accordo con la ricerca personalizzata.  Infatti, il 56% degli intervistati dai 18 ai 29 anni ha detto di non essere d’accordo con la personalizzazione delle ricerche, il 67% degli interrogati dai 30 ai 49 anni ha ribadito la stessa cosa e ben il 70% degli ultracinquantenni l’ha trovato un’idea cattiva.

Le risposte degli utenti sottoposti a sondaggio evidenziano anche un aspetto culturale. Le nuove generazioni sono più predisposte ad una certa omologazione e, soprattutto, alla condivisione del proprio operato in Rete a differenza degli ultra cinquantenni ma anche degli stessi quarantenni che hanno avuto un approccio digitale ad un certo punto della propria vita vissuta per una parte in forma assolutamente “offline”.

Oltre all’aspetto demografico la ricerca ha evidenziato come più sale il guadagno dell’intervistati e più l’idea della ricerca personalizzata appare negativa. Tuttavia, sull’aspetto privacy si trovano d’accordo in larga maggioranza. Il timore di una violazione della propria privacy è una dei motivi maggiori che hanno portato a considerare la ricerca personalizzata come un’idea negativa a dispetto dei motori di ricerca, Bing e Google appunto, che invece ritengono che tale profilazione possa portare solo aspetti positivi.

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