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Zuppe in lucchesia

L’autunno in Lucchesia è stagione d’oro per le zuppe; un piatto che, come un po’ in tutta la Toscana, rappresenta uno dei capisaldi della cucina tipica.

Zuppa della lucchesia
Anna Bruno
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Anna Bruno
Anna Bruno è giornalista professionista, specializzata in viaggi, food, musica e tecnologie. Ha iniziato la sua carriera come cronista per La Gazzetta del Mezzogiorno e da...
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L’ampia e generosa offerta di campi, orti e boschi gioca in combinata ai primi freddi e rende particolarmente gradevoli la zuppa di farro, la farinata o infarinata, come recitano i vecchi ricettari, la zuppa alla frantoiana e quella di funghi.

Ma, oltre a gustarli, è bello scoprire che questi piatti regalano anche l’opportunità di affascinanti itinerari alla scoperta dei luoghi e delle tradizioni che li hanno originati; piacevolissimi spaccati di natura e cultura, che spaziano dalla Piana alle Colline Lucchesi, dai Monti Pisani alla selvaggia Garfagnana e che invitano ad assaporarli con entusiasmo e senza fretta, proprio come un buon piatto di zuppa calda e fumante.

Da Lucca si può, per esempio, puntare a sud, percorrendo una tranquilla strada comunale, chiamata “via di Sottomonte”, che solca una campagna dolce e sorniona, annunciata dalle arcate vertiginose dell’acquedotto del Nottolini e incorniciata dai primi rilievi dei Monti Pisani. A definire il paesaggio sono file di pioppi bianchi, ontani maestosi, salici d’acqua, che qui chiamano salie e che in autunno virano al rosso; fazzoletti di vigne aggrappate a pali di legno come usava un tempo; borghi minuscoli, come Parezzana, San Quirico di Guamo, Massa Macinaia, con le belle case in pietra (quella, pregiata, di Guamo, dalle calde sfumature, viene estratta proprio qui); pievi antiche e silenziose; fontane dalle acque limpide e leggere (alcune depurate con sistemi fisici e non chimici) alle quali vengono ad attingere gli stessi lucchesi. Ma sono soprattutto le Case di Corte a richiamare l’attenzione, perché regalano un affascinante spaccato di mondo contadino. Una delle più caratteristiche è Corte Sandonnini, nei pressi di Massa Macinaia, che a fine estate, quando lunghe file di pannocchie intrecciate pendono a essiccare dalla sua facciata, diventa particolarmente pittoresca.

Il mais è una delle colture più in uso in questa zona e comprende anche la qualità “a otto file” o “fromenton”, da cui si ricava una farina gialla, che i gourmet più raffinati raccomandano per la farinata, una zuppa a base di verdure e fagioli passati, che viene insaporita con un soffritto di lardo tritato, aglio, pomodoro e peperoncino e che nell’ultima fase di cottura vede l’aggiunta di farina di mais.

Proseguendo sulla vicina e comoda statale n. 439 per Pontedera, si arriva nel Compitese, altro scampolo dolce di Lucchesia, mosso appena da poggi e collinette, che preludono al versante di nord-est dei Monti Pisani. Questa, oltre naturalmente ai più celebri colli lucchesi, è per eccellenza terra di ulivi e di olio extravergine, altro grande protagonista della cucina e delle zuppe. Luoghi di carattere, come Sant’Andrea, San Giusto, Colle e Pieve di Compito; frantoi, aziende agricole, che producono olio biologico e altri ottimi prodotti, serre e piccole piantagioni di camelie, sono inviti espliciti a soste colte e golose. Al Frantoio Sociale del Compitese, a Pieve di Compito, si possono, per esempio, vedere le fasi della spremitura attraverso un moderno impianto, che ha mantenuto gli originari sistemi della spremitura a freddo. Pochi chilometri di passeggiata ed ecco, su un poggio soleggiato, l’Azienda Agricola Alle Camelie, gestita dalla famiglia Orsi, che propone un profumato extravergine biologico (chi lo desidera, può anche dare una mano nella raccolta delle olive), bellissime camelie antiche, confetture, conserve, erbe aromatiche, vino e una calda ospitalità nell’agriturismo.

La ricetta tradizionale richiede un’ampia varietà di verdure ed erbe aromatiche, che vengono messe a cuocere gradualmente a seconda della consistenza. Tra queste, anche le foglie di cavolo nero, che qui chiamano braschetta, i fagioli scritti di Lucchesia, erbette di poggio, come maggiorana, borragine, finocchietto selvatico e finocchio fresco. Dopo circa due ore e mezzo di cottura, la zuppa è pronta, basta unirvi dei pezzetti di pane toscano raffermo, cotto a legna, con poca crosta e mollica compatta.

Visitando il magnifico centro di Lucca, un posto da non perdere è l’Antica Bottega di Prospero, in via Santa Lucia. Per i locali è quasi un’istituzione: qui si trovano cereali, legumi secchi di mille varietà (anche i tipici fagioli zolfino e giallorino), olio e tutto quel occorre per un’ottima zuppa.
Un’altra specialità che in Lucchesia va per la maggiore è la zuppa di funghi porcini. Ma quelli grossi, carnosi e profumati, che spuntano tra i boschi di castagno della Garfagnana, una valle aspra e spettacolare a nord di Lucca, incastonata tra Alpi Apuane e Appennino Tosco-Emiliano, e scavata dal corso del Serchio e di mille altri piccoli corsi d’acqua. Un mondo a sé, dove il tempo non ha fretta e dove sopravvivono usi e tradizioni centenari. Per rendersene conto, si possono prendere da Lucca la Statale 12 o la Provinciale Ludovica, che corrono parallele alle rive del Serchio e, superata la media valle, addentrarsi lentamente tra le sue pieghe ricoperte di boschi e piccole radure, in cui si coltivano principalmente farro e mais, anche del tipo “a otto file”.

 

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Anna Bruno è giornalista professionista, specializzata in viaggi, food, musica e tecnologie. Ha iniziato la sua carriera come cronista per La Gazzetta del Mezzogiorno e da oltre venticinque anni racconta il turismo in Italia e nel mondo. È cofondatrice di FullPress Agency, agenzia di comunicazione e Digital PR, e direttrice responsabile di FullTravel.it, VerdeGusto e altri due magazine editoriali. Autrice dei libri Digital Travel e Digital Food (Flaccovio Editore), lavora come consulente e docente per enti, destinazioni turistiche e operatori del settore. È delegata per il Sud e le Isole dell’associazione giornalistica Italian Travel Press (ITP).
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