Viaggio in Perù, cosa vedere dal Machu Picchu a Cuzco

Un viaggio in Perù: per vivere da vicino il fascino della civiltà Inca; per conoscere i luoghi di conquista spagnoli e ciò che resta della cultura pre- cattolica; per riscoprire i valori della gentilezza e dell’umiltà, tipici della popolazione andina.

Abitanti Isole Uros, PerùAbitanti Isole Uros, Perù

Il Perù è uno stato dell’America Meridionale, con una lunga costa che si affaccia sull’Oceano Pacifico che offre località marine molte e belle. Ma ancora più bella è la storia del Paese, ricca ed interessante, che inizia 32000 mila anni fa, con il culmine nel XIII secolo grazie agli Inca e il declino in seguito alla conquista spagnola. È questo che ci ha spinti a sceglierlo come meta per il nostro viaggio di nozze: una meta insolita, per molti, ma che ci ha tolto tante curiosità e ci ha fatti ritornare a casa “diversi”.

Per chi è interessato alla cultura precolombiana ed Inca, sono molti i siti di interesse e quelli che hanno mantenuta intatta e forte la personalità andina.

Viaggio in Perù, la partenza

Il nostro viaggio è partito dalla Valle Sacra degli Incas (alt. Dai 2.800 ai 3.200 mt), la valle del Rio Urubamba dalle abbondanti acque, che rendono fertili le sue terre e per questo motivo considerata sacra (Valle Sagrado de los Incas), dove si parla ancora “Quechua” e si pratica il “trueque” (baratto).

Siamo arrivati a Cuzco con un aereo di linea dalla capitale peruviana, Lima, e da li ci siamo sposta in Valle Grande in autobus per circa un’oretta. Qui sono infinite le testimonianze archeologiche, storiche e folcloriche ancora oggi visibili:

  • Abbiamo fatto un salto all’indietro nel tempo visitando Pisaq, con il suo tipico mercato di artigianale;
  • Ci siamo strabiliati con le saline di Maras, un complesso di circa 000 pozze, ognuna della quali grande circa quattro metri quadri e profonda 30 centimetri. L’acqua salina esce dal sottosuolo da un pozzo e viene dirottato verso le altre pozze da un complesso sistema idraulico che testimonia la conoscenza tecnologica degli Inca. Per effetto del sole e del clima l’acqua evapora, lasciando sulla superficie il sale cristallizzato che viene poi raccolto e venduto nei mercati;
  • Abbiamo fantasticato a Ollantaytambo, sede di una fortezza inca di cui il nome significa “locanda di Ollantay” (il nome di un guerriero). Questa fu teatro dell’ultimo, sanguinoso scontro fra inca e spagnoli si sono battuti quando Manco Inca cercava di raggruppare la resistenza inca dopo la disfatta di Cusco. Percorrendo le scale che si inerpicano sui terrazzamenti risalenti all’epoca incaica, si arriva al cuore del tempio, di cui restano solamente poche pietre perimetrali. Una volta giunti sulla sommità del sito si può apprezzare una costruzione particolare sulla montagna di fronte. Si tratta di un grosso deposito Inca per il cibo (probabilmente un granaio), la cui posizione era stata individuata in modo da trovare un luogo più fresco (grazie ai venti della zona) dove le scorte potessero mantenersi più a lungo. Ai piedi di questa fortezza, si sviluppa una cittadina, stazione di partenza del treno che porta a Aguas Calientes, ultimo avamposto prima di salire a Machu Picchu (da qui è possibile partire per l’Inca Trail a piedi e percorre il cammino inca che porta a Machu Picchu, due o tre giorni di viaggio attraverso le montagne).
  • E poi, ci siamo emozionati a Machu Picchu, forse la meraviglia più famosa del Perù: eletta una delle Sette Meraviglie del Mondo nel 2007, è stata scoperta per puro caso dall’archeologo americano Hiram Bingham nel 1911. È una cittadella incompleta edificata sul cucuzzolo verde nel cuore della foresta tropicale. I resti sono completamente intatti (mancano solo i tetti di paglia) e, probabilmente, avrebbe dovuto avere un’importanza da non sottovalutare, in quanto, oltre la parte “cittadina”, è stato rinvenuto un tempio solare, nonché un cammino che la collega a Cuzco, capitale Inca. Quando si varca il tornello d’ingresso, sembra di immergersi in un sogno: la leggera nebbiolina che avvolge le montagne e il sito archeologico, la voce della guida che racconta la sua storia e la vista delle rovine, rendono l’esperienza onirica, al punto da rendersi conto della realtà della visita solo riguardando le foto o i numerosi documentari, ed è impossibile non provare un brivido lungo la schiena;
  • Infine, abbiamo completato la visita della Valle Sacra con Cuzco, capitale dell’Impero Inca a forma di puma, rappresentante di uno dei tre livelli di vita Inca, precisamente “questo mondo” (gli altri due sono: il “mondo di sotto”, rappresentato dal serpente e il “mondo di sopra”, rappresentato dal condor). Immancabile è stata la sosta alla Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria e all’adiacente Sagrada Familia (patrimonio dell’Umanità Unesco), nella splendida e suggestiva Plaza de Armas (la sera è bellissima, con i palazzi con porticati che la circondano e un brulichio di gente, turisti ma non solo, che la rendono viva e reale).

Cuzco cosa vedere

Cuzco è ricca di vicoli, alcuni dei quali portano al Tempio del Sole, Qorikancha, sul quale gli spagnoli costruirono il convento di Santo Domingo. Da non perdere, nei pressi di Cuzco, le “quattro rovine” Inca, che nascondono simboli della cultura locale: la colossale Fortezza di Sacsayhuaman, costruita a “zig zag” in onore del serpente e del fulmine, da cui si può ammirare uno spettacolare panorama della città di Cuzco; il santuario di Qenqo, dove ci sono le “wanka”, pietre sacre che emanano energie positive; la Fortezza di Puca Pucara e  il Palazzo Tambomachay, un importante acquedotto Inca, i cui progettista e costruttori furono uccisi dopo i lavori. Per avere una visione più chiara delle civiltà Inca e pre- Inca, è d’obbligo una sosta al bellissimo Museo Inkariy.

Come se quanto visto finora non fosse già abbastanza spettacolare, a completare il quadro le cime innevate, quasi in ogni stagione dell’anno, delle Ande, che osservano dall’alto il maestoso e pacifico corso del fiume Urubamba, che tanti scenari ha visto nel corso dei secoli. Allontanandosi di qualche chilometro (e metro d’altitudine!), merita una visita anche Puno.

Puno cosa vedere

È consigliabile arrivarci in autobus, da Cuzco, percorrendo i 350 km della Routa del Sol: sono tante le compagnie che organizzano spostamenti di questo tipo che, anche se durano circa dieci ore, sembrano volare grazie alle numerose ed interessanti soste. Dopo circa 50 km ci siamo fermati a Andahuaylillas, dove per 3 soles abbiamo visitato la Chiesa di San Pedro, costruita dai Gesuiti sopra una costruzione incaica, intorno al XVII secolo. Da fuori sembra molto semplice e austera, mentre da dentro lascia sbalorditi: sono tanti gli affreschi che la rivestono, così come le lamine d’oro.

Abbiamo ripreso il cammino fino ad arrivare al sito archeologico di Raqchi: ad accoglierci, artigiani e rivenditori locali, le cui bancarelle ci hanno accompagnato fino all’ingresso di questa città Inca completa di mura e suddivisa in zone, dalle abitazioni alla zona militare e quella religiosa. Siamo ripartiti e siamo saliti di quota, sempre attraverso la cordigliera deserta con le cime innevate sullo sfondo, raggiungendo il passo la Raya a 4.500 metri, dove ci siamo fermiamo per ammirare il panorama mozzafiato e per scattare fotografie ai ghiacciai che si trovano a 6.000 metri.

L’ultima tappa è stata Pucara, una cittadina a 4000 mt, famosa per il suo simbolo, il “torito”, che si vede sui tetti di ogni casa, come augurio di prosperità. Qui, c’è un bel museo con resti di civiltà pre-incaiche.

Riperndiamo il viaggio e ci accorgiamo di essere quasi a Puno quando, guardando dai finestrini dell’autobus, vediamo strade non asfaltate e tanto caos: è Juliaca, città senza leggi dove i narcotrafficanti fanno un po’ quello che vogliono. Superato questo avamposto dell’illegalità, un altro tratto di autostrada ci porta alla nostra meta: Puno si trova sulla sponda occidentale del famigerato (a ragione) Lago Titicaca. È una città di circa 120000 abitanti, a quasi 4000 mt di altitudine! La raccomandazione, proprio per questo motivo, è di visitarla per ultima, dopo che ci si è abituati gradualmente alle alture. È graziosa e suggestiva e non è difficile trovarla in festa e vedere i suoi abitanti, dai colori sgargianti, cantare e ballare fino a tarda notte.

Machu Picchu, PerùMachu Picchu, Perù

Lago Titicaca

Ci fermiamo poco a Puno, giusto il tempo di visitare il Lago Titicaca: un enorme lago navigabile (ampio più di 8000 km quadrati) che si trova tra Bolivia e Perù, situato a oltre 3000 metri di altezza, è il lago navigabile più alto del mondo. L’acqua è così pura che la trasparenza del lago è impressionante.

Sulla superficie del lago ci sono delle isole artificiali interamente costruite con canne di totora (che cresce naturalmente sulle sponde del Titicaca) e che galleggiano sull’acqua, le isole Uros, che ospitano tradizionali villaggi e sono ancorate al fondo del lago, alzandosi e abbassandosi seguendo il livello dell’acqua ed “ricostruite” ogni due settimane circa. Furono costruite da un popolo, gli Uros appunto, per scampare agli attacchi di popoli bellicosi come gli Incas.

Proseguiamo poi per l’isola Taquile: dopo tre ore arriviamo in un posto fuori dal mondo! La salita, a 4000 mt, non è semplice, ma arrivati in cima si gode di uno spettacolare panorama sulle acque limpide del Lago. Nel ristorante “comune” presente sull’isola, è possibile mangiare prodotti tipici ed assistere ad uno spettacolino di musicisti e ballerini andini, che allietano la visita con gli splendidi suoni e colori della loro cultura.

Il giorno dopo, stanchi per la camminata e per l’altitudine, ma pieni di adrenalina, partiamo in autobus per Arequipa, la “Ciudad Blanca”, per il colore delle pietre con cui sono stati costruiti i suoi edifici.

Arequipa cosa vedere

Arequipa, ai piedi dell’imponente vulcano “El Misti”, costruita dagli spagnoli nel 1540 è, giustamente, un miscuglio di culture e tempi, palpabile in Plaza de Armas, dove spiccano la Cattedrale e la Chiesa dei Gesuiti, circondata da palazzi coloniali che sembrano trasportarci in un’altra epoca dove i canoni estetici europei si fondono con la sensibilità andina. Non è da tralasciare il Monastero di Santa Catalina, costruito nel 1579 come convento di clausura. È talmente grande che al suo interno ci sono strade, giardini e parchi, e in alcuni edifici, è possibile vedere alcune stanze con gli arredamenti dell’epoca. Anche se oggi non è più di clausura assoluta e le suore sonno in numero nettamente minore, vige la regola esplicita del silenzio, grazie alla quiete che vi aleggia.

Una chicca da non perdere è la mummia di Juanita, la ragazza del gelo, presso il Museo Santury. Anno 1995: sulla cima del Vulcano Ampato (6.312 metri s.l.m), dirimpettaio del vulcano Misti, alle spalle della città peruviana di Arequipa, gli archeologi Johan Reinhard e José Antonio Chávez ritrovano il corpo mummificato di una ragazzina Inca, ora nota come “Juanita” in onore dell’archeologo americano. La cosiddetta “ragazza del gelo” è forse la più famosa dei 18 corpi mummificati sacrificati in epoca Inca e ritrovati ad oggi sulle cime delle Ande (14 in Perù e 4 in Argentina – uno è custodito al museo M.Gambier di San Juan, che già abbiamo visitato lo scorso novembre). Ancora una volta, un’occasione da brivido per rivivere l’epoca Inca in tutto il suo fascino.

Il nostro viaggio in Perù termina con questa splendida città: siamo tornati a casa arricchiti e “diversi”, grazie al Perù, alla sua storia e alla sua gente: forte è la personalità di questo Paese, l’attaccamento al passato, alle tradizioni e alle origini da preservare. I peruviani dispensano sorrisi, abbassano lo sguardo quando gli parli, ti offrono quel poco che hanno come fosse la ricchezza più preziosa del mondo.

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