E’ certamente curiosa la trasformazione in abitazioni di alcune delle sedici torri che cingono il vecchio maniero che domina in modo quasi spettrale il borgo medievale di Vairano Patenora, centro dalle antiche origini situato in provincia di Caserta, in Campania. Se siete appassionati di borghi abbandonati, vi suggeriamo cosa vedere a Vairano Patenora.
Vairano Patenora: borgo abbandonato
Il borgo “Terra”, arroccato lungo le pendici del “Piesco” e racchiuso in una cinta muraria esagonale e turrita, ha tre sole porte di accesso, la Porta Castello, la Porta di Mezzo e la Porta Olive.
Si affaccia da un lato sulla valle fertile e pianeggiante attraversata dalle sinuose curve del fiume Volturno, da un altro lato guarda la montagna di Caievola e da un altro ancora la montagna Montauro, ovvero il Pizzo di Guardia, un importante punto di osservazione da dove poter controllare le vie Casilina e Venafrana.
Evidentemente il feudatario del paese, costruendo il suo castello in una posizione difensiva così strategica, riteneva assai appetibile la conquista dei suoi territori da parte di nemici e invasori; in effetti la zona della Terra di Lavoro deve la sua ricchezza alla fertilità del terreno e al pascolo, due attività possibili per la grande presenza di acqua. Vairano Patenora, grazie alle ricchezze offerte dalla natura, ebbe nel tempo un costante aumento della popolazione. Sorsero così all’esterno delle sue mura vari nuclei abitati, sottoposti all’autorità dello stesso feudatario.
I casali di Vairano Patenora
I casali Greci, Piazza e Santa Maria a Fratta erano raggruppamenti di case coloniche, costituite per lo più da una grande aia col pozzo e con un piccolo orto, e rappresentavano la cellula produttiva del paese: l’aia era utilizzata per battere i cereali, mentre dei due livelli della casa il primo veniva abitato, mentre il pianterreno era normalmente adibito a stalla.
L’allevamento era così fiorente che nel 1660 si raggiunse il ragguardevole numero di 2200 capi di bestiame; la lavorazione del lino e della canapa e la produzione di grano e di orzo integravano l’economia locale. La gran quantità di animali presenti nel paese provocava non pochi problemi di igiene, ed è facilmente immaginabile quel che poteva succedere durante il loro trasferimento dal paese verso le zone di pascolo nelle ore del mattino e poi la sera quando si ritornava dalle campagne. La questione venne risolta solo nel 1954, quando l’allora sindaco Guido di Muccio ordinò il graduale decentramento di tutte le attività legate all’allevamento.

Vairano Patenora: le fiere
Nei pressi dell’abbazia cistercense della Ferrara (della quale oggi si scorgono i ruderi) si svolgevano due importanti fiere annuali, una nel giorno dell’Ascensione e l’altra in quello dell’Assunzione (15 maggio e 15 agosto); la prevalenza degli scambi riguardava appunto i capi di bestiame, ma venivano venduti anche prodotti alimentari tra cui i famosi sedani di Venafro e la “pezza di Vairano“, un prelibato formaggio di pecora prodotto durante la stagione primaverile. Nel tempo le fiere assunsero dimensioni maggiori fino a diventare dei veri e propri mercati e vennero trasferite nell’attuale piazza Mercato, al centro di Vairano Patenora.
Oggi nei pressi delle rovine dell’abbazia è in bella evidenza la moderna struttura di una delle centrali di controllo dell’imponente acquedotto – il secondo al mondo dopo quello di Città del Messico – che contribuisce all’approvvigionamento idrico del territorio napoletano.

