Su Nuraxi di Barumini: nuraghi in Sardegna, patrimonio Unesco

Su Nuraxi (“il nuraghe”) di Barumini, l’unico sito patrimonio dell’umanità in Sardegna. Guida ai nuraghi patrimonio Unesco della Sardegna.

Su Nuraxi di Barumini
Su Nuraxi di Barumini

Sommario

Su Nuraxi (“il nuraghe”) di Barumini è l’unico sito patrimonio dell’umanità in Sardegna. Se da un lato l’UNESCO ha voluto riconoscere l’unicità architettonica dei nuraghi, affermando che “no parallel exists anywhere else in the world”, la scelta di Su Nuraxi di Barumini fra i circa 7.000 nuraghi esistenti in Sardegna è dovuta al fatto che si tratta del primo caso in cui la campagna di scavo si è svolta in maniera scientifica (siamo negli anni Cinquanta). A Barumini è stato scavato anche tutto il villaggio circostante, per cui abbiamo una visione completa della storia del complesso, durata circa 1.800 anni.

Su Nuraxi: la scoperta

Su Nuraxi è stato scoperto e studiato dal padre dell’archeologia sarda, l’Accademico dei Lincei Giovanni Lilliu, che a Barumini era anche nato e cresciuto e che da sempre aveva notato una strana collina nella campagna appena fuori dal suo paese. Lilliu, oltre ad essere un valido archeologo, è stato anche fortunato. Infatti nella torre centrale che costituisce il primo nucleo dell’intero complesso, trovò una trave di legno, probabilmente il gradino di una scala a pioli.

Proprio questa trave, grazie all’analisi del carbonio 14, permise di datare l’inizio della storia del sito e, più in generale, di dare una connotazione cronologica più precisa all’età nuragica. Siamo in piena età del Bronzo, con la torre centrale di Barumini databile al 1.600-1.500 a.C.

Caratteristiche costruttive di Su Nuraxi

Le caratteristiche costruttive di Su Nuraxi sono quelle classiche di questo tipo di monumento: grossi blocchi di basalto, provenienti dal vicino Altipiano della Giara, sono accostati fra di loro creando una forma troncoconica, e si reggono autonomamente senza bisogno di malte cementizie. Gli ambienti interni hanno una volta a pseudocupola o tholos, costruita con circoli di pietre aggettanti che diventano sempre più stretti. Per quanto ci possano sembrare altissimi, ciò che vediamo oggi dei nuraghi è solo uno dei due o tre piani su cui erano costruiti, cui si accedeva mediante una scala elicoidale che correva fra il muro esterno e l’opera muraria della tholos. Si può vedere una traccia di questa scala all’interno della torre centrale di Su Nuraxi, alla sinistra dell’ingresso.

La seconda fase costruttiva risale al XIII-XII sec. a.C. e vede la realizzazione di una cinta muraria con quattro torri che avvolge la torre centrale: Su Nuraxi è diventato un nuraghe quadrilobato. Le mura e le nuove torri delimitano un cortile di 56 metri quadri con al centro un pozzo collegato ad una sorgente d’acqua. Se pensiamo alle condizioni di vita dell’età protostorica e a quanto fosse importante l’acqua in una terra come la Sardegna, dove le piogge spesso scarseggiano, possiamo facilmente affermare che la fortezza sia stata eretta per proteggere la fonte, garanzia di sopravvivenza per la comunità.

Su Nuraxi di Barumini
Su Nuraxi di Barumini

I rapporti con le tribù circostanti non dovevano essere idilliaci: circa un secolo dopo, infatti, l’entrata al cortile centrale e tutte le feritoie vengono racchiuse in una imponente muraglia di rifascio spessa circa 3 metri, che aderisce alla cittadella come una seconda pelle e che porta lo spessore delle mura a raggiungere i 5-6 metri. All’interno non si accede più con un ingresso a livello terra, ma arrampicandosi con una scala di corda ad un’apertura sopraelevata.

Il complesso a questo punto diventa veramente imponente: come già detto, dobbiamo immaginare le torri non solo molto più alte di come le vediamo oggi, ma anche dotate di terrazze da cui si poteva controllare più efficacemente il territorio e che conferivano ai nuraghi un aspetto che ricorda vagamente quello dei castelli medievali. Queste terrazze non sono arrivate fino a noi, ma ci sono arrivati, staccati dalle torri, i mensoloni che le sorreggevano. Uno è appoggiato sopra il bordo del pozzo di Su Nuraxi. Il rifascio della cinta muraria potrebbe aver consentito di costruire terrazze ancora più ampie, migliorando l’azione difensiva della costruzione.

In questo periodo si edifica anche una cinta muraria esterna, munita di sette torri e si sviluppa il villaggio con una sessantina di capanne, circolari e monovano. Una di queste, più grande e munita di un filare di pietre che segue il perimetro interno e che serviva da sedile, è identificata come la capanna delle riunioni.

Su Nuraxi di BaruminiSu Nuraxi di Barumini

Su Nuraxi nei secoli

Nei secoli successivi il sito conosce una fase di declino che lo porterà, nell’VIII secolo a.C., a rimanere disabitato e cadere in rovina. Perciò nella quarta fase di insediamento (VIII-VI sec. a.C..), la fortezza nuragica perde la sua importanza militare, ma la torre diventa un simbolo, forse con significati religiosi. Infatti, come attestato anche in altri siti, un modello di nuraghe in pietra è stato ritrovato all’interno della capanna delle riunioni. Probabilmente veniva posto al centro dello spazio, quasi come un totem per ispirare le decisioni da prendere.

Il villaggio conosce invece una nuova fase di sviluppo: la cinta muraria esterna viene in parte demolita e le 150 capanne costruite in questo periodo si accalcano ai piedi dell’antica cittadella. Laddove le capanne si appoggiano alle mura rettilinee dell’antica fortezza compaiono ora in prevalenza piante rettangolari e trapezoidali con più vani. Le abitazioni vengono raggruppate in isolati collegati da viuzze e compaiono alcune infrastrutture, come primitivi sistemi di canalizzazione delle acque fognarie.

L’ultima fase coincide con il periodo punico e romano (VI sec. a.C-III sec. d.C). Circa cinquanta capanne del villaggio continuavano ad essere abitate dalla popolazione rurale. Nel silos di una delle torri del nuraghe è stato trovato un deposito di ex voto databili dal VI al I sec. a.C. Ciò fa pensare che in quel periodo parte dello spazio fosse diventato un santuario dedicato a Demetra e Kore, divinità legate all’agricoltura, in maniera analoga a quanto accade nel vicino nuraghe Genna Maria di Villanovaforru.

Su Nuraxi di Barumini
Su Nuraxi di Barumini

I crolli e gli accumuli di altri materiali riempirono gradualmente il cortile e le altre strutture del nuraghe, che, nel corso dei secoli, si è coperto di vegetazione assumendo l’aspetto della collina che aveva catturato a suo tempo l’attenzione del giovane Giovanni Lilliu.

A Barumini c’è anche un altro sito di grande interesse: si tratta di Casa Zapata, una casa nobiliare della fine del XVI d.C. sotto la quale si celava un nuraghe, visibile ora grazie a un pregevole sistema di passerelle in vetro. Casa Zapata ospita anche un piccolo museo che conserva i reperti più importanti di Su Nuraxi, fra cui la trave di legno che ha permesso di datare la torre centrale e il modello di nuraghe in pietra.

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