San Leucio, architettura
Nei disegni dell’architetto le case degli operai di San Leucio sono allineate in due blocchi continui e simmetrici, aperti verso un elemento scenografico centrale, la statua del sovrano, e tutte le strade che partono radialmente da una grande piazza circolare sono collegate fra loro con altre strade circolari e concentriche. Dalla planimetria generale di San Leucio si notano anche la Cattedrale, il Teatro e un Ospedale per artisti bisognosi. Oltre naturalmente alla Casina Reale.
San Leucio, il villaggio operaio
La prima pietra del villaggio operaio di San Leucio fu posata il 18 settembre del 1798 ma la rivoluzione del 1799 impedì la realizzazione di questo grande e ambizioso progetto urbanistico, riducendo drasticamente l’originale progetto. Comunque la simmetria fu mantenuta. Le cortine degli alloggi per gli operai, ai due lati del monumentale portale di ingresso sormontato da due leoni e dallo stemma borbonico, si affacciano su grande un cortile rettangolare e guardano verso la Casina Reale del Belvedere Reale a cui si accede con una grande scalinata doppia e simmetrica. La chiesa, più piccola del previsto è stata incorporata al fabbricato centrale ed ha il sagrato soprelevata rispetto alla piazza.
Nella Casina Reale oltre all’appartamento del Re c’erano gli alloggi del parroco e della maestra di scuola, e i locali per la direzione e per l’amministrazione della manifattura. Le cantine invece servivano per la vinificazione e come depositi di olio, di frutta e di quanto veniva prodotto sul posto.
A poca distanza dal villaggio operaio, nel quartiere della Vaccheria venivano organizzate le attività agricole, mentre nelle filande, a monte della Casina del Belvedere si producevano le sete e i velluti destinati all’arredamento delle reggie e dei ricchi palazzi napoletani.
La Reale Colonia era disciplinata da leggi e regolamenti speciali. Qui vigeva un codice giuridico-economico, voluto da Ferdinando, che per la sua grande originalità venne tradotto in latino, in greco, in francese e in tedesco.

