Parco di San Bartolo e borghi antichi

Tra le bellezze che la costa adriatica italiana schiude, c'è anche il Parco Naturale del Monte San Bartolo, uno dei polmoni verdi più giovani della penisola e il più piccolo delle Marche, solo 1600 ettari di estensione.

Nei suoi 12 km di lunghezza, tutti fronte mare, tra Gabicce e Pesaro, custodisce però attrattive e curiosità insospettate. A cominciare da una falesia spettacolare, tempio di fossili e rari cristalli di gesso, che si tuffa in acque trasparenti,  alle cui spalle si innalza un ventaglio di colline tappezzate da boschi, fazzoletti di vigne e ulivi, dove si acquattano siti archeologici di pregio (dopo quelli siciliani di Piazza Armerina, i mosaici della villa romana di Colombarone sono tra quelli che più entusiasmano gli studiosi; per non dire dei resti dei due porti antichi di Santa Marina e Vallugola), ville e giardini rinascimentali (si veda box), sentieri e percorsi di trekking ottimamente tenuti e segnalati.
“Siamo l’unico polmone verde della zona e uno dei rari promontori dell’Adriatico fra Trieste e il Gargano” – spiega Nadia Regnoli, la presidente, da sempre in prima linea per l’istituzione dell’Ente Parco, avvenuta nel 1996 – “Un territorio denso di meraviglie, a un tiro di schioppo dalle spiagge dorate di Pesaro e Gabicce, dove è piacevole fare una capatina per immergersi in ambienti intatti o anche solo per godere il fresco della sera, approfittando magari di una delle tante e originali iniziative culturali estive”. Partendo da Gabicce, la strada provinciale n.44, la “Panoramica”, snocciola velocemente la collana degli antichi borghi di pescatori: Gabicce Monte, Casteldimezzo, Fiorenzuola di Focara, Santa Marina. Pugni di casette in sasso e mattoni racchiusi da mura possenti, che sorvegliano il mare dall’alto e ai cui piedi corrono sottili striscie di spiaggia, ricoperte da curiosi ciottoli color oro, chiamati cogoli. Nelle giornate più limpide, dalla piazzetta di Gabicce Monte, una specie di terrazza-salottino sospesa tra cielo e mare, lo sguardo spazia su tutta la riviera romagnola fino a Ravenna. Nella vicina Casteldimezzo, nella cui chiesa è custodito un Crocifisso ligneo del ‘400, trovato, secondo una leggenda cara agli abitanti, in riva al mare e dentro una grande cassa, una vecchia strada in cresta consente di raggiungere le mura di Fiorenzuola di Focara, un tempo patria di selcini e pescatori-vongolari, dove una lapide sulla porta d’ingresso riporta alcuni versi di Dante, secondo il quale occorrevano “voti e preghiere” per salvarsi dalle tempeste di vento, che battevano il promontorio. Sono luoghi in cui è bello passeggiare senza fretta, gustando il piacere delle piccole cose; curiosare tra i vicoletti, sbirciando gli invitanti menù delle locande tipiche e i programmi delle sagre tradizionali, che fanno puntualmente rivivere cortei in costume medievale e antichi mestieri dimenticati.
Le Ville Rinascimentali
Ville e giardini rinascimentali fanno parte delle bellezze del Parco. Tra questi, spiccano Villa Imperiale e Villa Caprile, due complessi prestigiosi e affascinanti, che rivelano quanto, nel XVI secolo, vivere in villa fosse una scelta di piacere e nobile diletto. Villa Imperiale si compone di due nuclei, quello sforzesco di fine ‘400 e quello voluto nel 1530 da Francesco Maria I Della Rovere,  firmato dall’architetto Girolamo Genga. Varcato il portale d’ingresso sul quale svetta un’ardita torre di guardia, si viene catturati dalla magia delle sale interne, che schiudono affreschi di Dosso Dossi, Raffaellino del Colle, Bronzino, Camillo Mantovano, e dalle cronache del tempo, che narrano del soggiorno di artisti e letterati, come Torquato e Bernardo Tasso, Pietro Bembo, Baldassarre Castiglione. Splendidi sono anche gli esterni, mossi da giardini all’italiana e da un parco rigoglioso. Il complesso è privato ed è visitabile in giorni e orari determinati. Informazioni: tel. 0721.69341.
Villa Caprile Di proprietà della Provincia di Pesaro e Urbino è invece Villa Caprile, oggi sede dell’Istituto Agrario “A.Cecchi”, che sfoggia una maestosa sagoma candida, giardini terrazzati (di cui uno all’italiana, con curiosi giochi d’acqua), grotte, un oratorio e un settecentesco teatrino di verzura per gli spettacoli all’aperto. Fu costruita a partire dal 1640 come dimora di rappresentanza della famiglia Mosca e, in quanto luogo di delizie, ospitò personaggi come Giacomo Casanova, Stendhal, il Duca Ferdinando IV di Parma e Carolina di Brunswick. 
L’Osservazione dei rapaci
Essendo uno dei pochissimi rilevi della costa adriatica fra Trieste e il Gargano, la falesia del San Bartolo è punto di sosta preferenziale per gli uccelli migratori e meta preziosa per gli amanti del turismo naturalistico. Durante tutta la stagione migratoria, alcuni zoologi, collaboratori del Parco, raggiungono quotidianamente a piedi il punto più alto della scogliera, per osservare con potenti binocoli il volo dei rapaci, delle gru, delle cicogne bianche e delle rarissime cicogne nere: per loro, non c’è maggior soddisfazione del vedere una coppia di falchi pellegrini che nidifica proprio sulla falesia. Dal 1998, in collaborazione con l’Università dei Urbino, il Parco del San Bartolo ospita non solo questa importante stazione di avvistamento, ma promuove anche lo studio scientifico delle migrazioni dei rapaci. Sono infatti oltre 3000 gli esemplari che annualmente fanno tappa qui, soprattutto gheppi, falchi pecchiaioli e di palude, ma non mancano poiane, falchi pescatori, sparvieri, capovaccai, albanelle, smerigli e grillai.

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