Musée Jacquemart-André, gioiello d’arte nel cuore di Parigi

Nel cuore aristocratico di Parigi c’è un museo, molto meno conosciuto dei più noti Louvre, Musée d’Orsay e Beaubourg, ma sorprendente per la ricchezza ed il gusto della sua collezione: è il Musée Jacquemart-André, una collezione d’arte privata esposta in una dimora aristocratica.

Il grand salon ©Foto Maria Ilaria Mura/FullTravel.it
Il grand salon ©Foto Maria Ilaria Mura/FullTravel.it

Sommario

Edouard André proveniva da una ricchissima famiglia di banchieri attivi a Parigi nel XIX secolo. Intorno al 1869 decise di costruire la sua dimora su un terreno di 5.700 metri quadri nell’elegante Boulevard Haussmann, appena creato con la rivoluzione urbanistica dei Grands Boulevards. La villa verrà inaugurata nel 1876 con un fastoso ricevimento al quale erano presenti tutta l’alta società e le celebrità parigine. Nel frattempo, nel 1872, Edouard commissionò il suo ritratto a Nélie Jacquemart, una giovane pittrice che si era conquistata una buona fama di ritrattista. Nel 1881, quando Edouard ha 48 anni, decise di sposarsi con Nélie.

Una coppia di collezionisti d’arte

Il matrimonio alimentò i gossip dell’epoca, dato che i due provenivano da famiglie totalmente diverse, sia per cultura (protestante bonapartista lui e cattolica filomonarchica lei), che per condizione economica. Inoltre non misero al mondo nessun figlio, il che fece pensare che non ci fosse un particolare trasporto amoroso fra i due. Ciò che in realtà fece funzionare il matrimonio e lo rese unico fu la loro comune passione per il collezionismo d’arte. La coppia viaggiava regolarmente in Vicino Oriente e in Europa, in Italia in particolare, per acquistare opere.

Insieme collezionarono 207 sculture e 97 pitture. Fra queste, fu quasi epica l’acquisizione degli affreschi del Tiepolo provenienti dalla Villa Contarini Pisani a Mira (vicino a Venezia) che abbelliscono quattro ambienti della dimora. Gli affreschi furono scoperti dai coniugi durante un viaggio in Italia nel 1893. La scena principale, quella che decora lo scalone del giardino d’inverno, raffigura la sosta di Enrico III a Venezia mentre era diretto dalla Polonia a Parigi per diventare re di Francia, e la sua visita al doge Contarini proprio nella villa da cui provengono i dipinti. Il trasporto da Venezia a Parigi e la reinstallazione nella dimora dei Jacquemart-Andrè richiesero otto mesi, anche perché furono necessari alcuni adattamenti architettonici della casa. Inoltre il dipinto principale fu diviso in due parti e la seconda parte fu ricollocata nel soffitto della sala da pranzo.

Edouard potè godere della vista degli affreschi del Tiepolo per pochi mesi perché morì, appena sessantenne, nel luglio 1894. La sua famiglia tentò di impossessarsi del patrimonio, ma un contratto prematrimoniale aveva tutelato Nélie che quindi fu l’unica erede. Nélie dispose che, alla sua morte, la casa con tutte le opere passasse allo stato. Pose come condizione che le opere restassero esattamente come lei le aveva sistemate. Perciò il percorso di visita segue fedelmente la sua concezione.

L'affresco di Tiepolo nel giardino d'inverno ©Foto Maria Ilaria Mura/FullTravel.it
L’affresco di Tiepolo nel giardino d’inverno ©Foto Maria Ilaria Mura/FullTravel.it

Le sale di rappresentanza e gli appartamenti informali

Le prime sale che si visitano sono quelle di rappresentanza, dove si svolgeva la vita sociale della coppia. Il tema stilistico è l’arte del XVIII secolo, ben rappresentata dalle pitture e dai busti di marmo esposti, ma richiamata anche dalla forma semicircolare dell’ambiente principale, il grand salon. Gli ospiti entravano nella galleria di pittura, che fungeva da anticamera, e venivano accolti da dipinti di Canaletto, Boucher, Chardin e Nattier. Il grand salon era il fulcro di quest’area; in occasione dei ricevimenti più importanti veniva unito alle adiacenti galleria di pittura e sala della musica grazie ad un sistema idraulico che permetteva di aprire le sue pareti divisorie. L’ambiente unico così creato poteva accogliere fino a mille persone. L’originaria sala da pranzo è oggi il ristorante del museo e offre l’occasione unica di fare una pausa circondati da arazzi di Bruxelles del Settecento e dal soffitto affrescato da Tiepolo, e con vista sul giardino della villa.

Gli appartamenti informali erano le sale dove i coniugi svolgevano i loro affari. Nonostante siano meno enfatici delle sale di rappresentanza, sono ugualmente una miniera di opere d’arte, disposte coerentemente con la funzione e lo stile dei vari ambienti. Fra i mobili, tutti delle migliori manifatture del Seicento e del Settecento, spicca una console intarsiata commissionata direttamente da Luigi XVI come regalo per Mademoiselle de Fontanges. La sala degli arazzi è stata costruita interamente attorno ai tre arazzi della manifattura di Beauvais che Edouard possedeva già prima di costruire la casa. E poi naturalmente ci sono le pitture: lo studio ospita una raccolta di artisti francesi dell’Ottocento, mentre la biblioteca è decorata con opere di pittori olandesi e fiamminghi fra cui Van Dyck e Rembrandt. Non bisogna dimenticarsi di alzare lo sguardo per ammirare i soffitti, con affreschi di Tiepolo da Villa Contarini Pisani nello studio e nel boudoir e di Tintoretto nel fumoir.

Nel lato estremo del piano terra si trova il giardino d’inverno. Essendo adiacente alla sala della musica, permetteva agli ospiti dei ricevimenti di rilassarsi in un ambiente luminoso decorato con statue romane, piante, marmi e specchi. L’elemento principale del giardino d’inverno è la bellissima scala monumentale a doppia elica, resa leggera da una finissima ringhiera in ferro e bronzo. Il muro accoglie l’affresco di Villa Contarini raffigurante la visita di Enrico III.

Il soffitto della sala della musica ©Foto Maria Ilaria Mura/FullTravel.itIl soffitto della sala della musica ©Foto Maria Ilaria Mura/FullTravel.it

Il Museo italiano

Una buona parte del primo piano era destinata originariamente ad essere lo studio di pittura di Nélie. La signora però abbandonò la pratica di quest’arte poco dopo il matrimonio. Allo stesso tempo, i coniugi scoprirono di essere appassionati di arte rinascimentale italiana e adottarono la consuetudine di recarsi una volta all’anno in Italia per acquistare opere di questo periodo. Questo spazio diventò perciò lo scrigno delle collezioni rinascimentali, con un vero e proprio allestimento museale. A differenza delle sale di rappresentanza, solo gli amici intimi avevano il privilegio di visitare questa parte della casa. Oltre alla galleria delle sculture, in cui spicca una meravigliosa placca di bronzo di Donatello raffigurante il martirio di San Sebastiano, le altre due sale che la compongono sono cruciali per capire il gusto dei due coniugi.

Per Nélie l’arte migliore era quella proveniente da Firenze. Perciò allestì una sala il cui tema centrale è l’arte religiosa fiorentina. Questo ambiente ha l’aspetto di una cappella perché vi spiccano alcune pale d’altare, monumenti funerari e stalli. Le pitture, pur di piccole dimensioni, sono fra le opere più preziose dell’intera collezione. Vi si trova infatti un San Giorgio e il drago, opera emblematica e fortemente simbolica di Paolo Uccello che Nélie corteggiò per anni dopo averla vista nella casa fiorentina di un antiquario, ma che poté acquistare solo ad un’asta a Londra nel 1899 poiché non le sarebbe stato concesso di portarla fuori dall’Italia dopo le polemiche scoppiate per l’acquisizione degli affreschi del Tiepolo. C’è poi una coppia di Madonne col Bambino, opere rispettivamente di Botticelli e del Perugino. Il tipo di composizione è simile, poiché i due pittori provenivano dalla stessa scuola e si ispiravano entrambi ad Andrea Verrocchio, al punto che quando Nélie acquistò il Botticelli, pensò inizialmente che si trattasse proprio di un Verrocchio.

Edouard, invece, preferiva l’arte veneziana e del Nord Italia, scelta meno comune presso i collezionisti del suo tempo. La sua galleria veneziana unisce soggetti religiosi (fra cui una Madonna col Bambino di Bellini e un Ecce Homo di Mantegna), con soggetti mitologici come la Visita dell’amazzone Ippolita a Teseo di Carpaccio. La visita si conclude con la parte più intima della casa: le camere da letto dei due coniugi.

La camera da letto di Nélie ©Foto Maria Ilaria Mura/FullTravel.it
La camera da letto di Nélie ©Foto Maria Ilaria Mura/FullTravel.it

Il Domaine de Chaalis

C’è un altro luogo legato alla storia di Nélie Jacquemart ed è il Domaine de Chaalis, una tenuta a 40 chilometri da Parigi, nel cuore della Valois. Rimasta vedova, dopo aver risolto le controversie legate alla sua eredità, Nélie intraprese un giro del mondo nel 1901. Rientrata nell’anno successivo, acquistò il Domaine e si dedicò fino alla sua morte ad arredarlo e ad allestirvi una collezione di busti di marmo e oggetti d’arte che idealmente raccontano la storia dell’abbazia reale che fa parte del complesso.

In questo allestimento, così come in quello della casa di Parigi, Nélie rivela la sua volontà di condividere nel tempo la propria passione con chi, come lei, ama l’arte e la storia.

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