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Il museo ferroviario di Pietrarsa

Il 3 ottobre 1839 a mezzogiorno, fra Napoli e Portici fu inaugurata l’era ferroviaria italiana. Fu un emozionante “viaggio” di nove minuti e mezzo.

Carrozza Reale, Museo Pietrarsa
Massimo Vicinanza
1 min di lettura

Alla velocità di 48 chilometri orari, il “Vesuvio”, un locomotore a vapore Bayard costruito a Newcastle, trainò il suo rimorchio da Porta Nolana fino alla stazione del Granatello, a Portici. Un rimorchio regale, visto che sui 9 vagoni viaggiarono re Ferdinando II e sua moglie Maria Teresa d’Austria con al seguito 180 fra ufficiali e militari e 48 invitati.

I binari della linea ferroviaria erano stati costruiti nello stabilimento di Pietrarsa, il Reale Opificio Meccanico e Pirotecnico Borbonico vicino a Portici, dove normalmente si producevano motori a vapore per navi, granate e cannoni. E fino al 1861 i tecnici di Pietrarsa furono gli unici a seguire un innovativo metodo per la fabbricazione dei binari brevettato dall’inglese Thomas Richard Guppy: il sistema “Puddler”, con il quale si riusciva ad ottenere un ferro privo di carbonio.

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