Il museo ferroviario di Pietrarsa

Il 3 ottobre 1839 a mezzogiorno, fra Napoli e Portici fu inaugurata l'era ferroviaria italiana. Fu un emozionante "viaggio" di nove minuti e mezzo.

Carrozza Reale, Museo PietrarsaCarrozza Reale, Museo Pietrarsa

Alla velocità di 48 chilometri orari, il “Vesuvio”, un locomotore a vapore Bayard costruito a Newcastle, trainò il suo rimorchio da Porta Nolana fino alla stazione del Granatello, a Portici. Un rimorchio regale, visto che sui 9 vagoni viaggiarono re Ferdinando II e sua moglie Maria Teresa d’Austria con al seguito 180 fra ufficiali e militari e 48 invitati.

I binari della linea ferroviaria erano stati costruiti nello stabilimento di Pietrarsa, il Reale Opificio Meccanico e Pirotecnico Borbonico vicino a Portici, dove normalmente si producevano motori a vapore per navi, granate e cannoni. E fino al 1861 i tecnici di Pietrarsa furono gli unici a seguire un innovativo metodo per la fabbricazione dei binari brevettato dall’inglese Thomas Richard Guppy: il sistema “Puddler”, con il quale si riusciva ad ottenere un ferro privo di carbonio.

Museo PietrarsaMuseo Pietrarsa

Le produzioni di Pietrarsa erano seguite dagli ufficiali di vascello inglesi al servizio dei Borboni, e nel 1837 Luigi Corsi, un loro collaboratore, impiantò la prima fabbrica di locomotive e di mezzi ferroviari, 44 anni prima della Breda e 57 anni prima della Fiat. L’azienda nel 1860 contava ben 1050 addetti ed ha prodotto locomotori fino al 1975.

Gli oltre 50.000 metri quadrati dei grandi capannoni industriali di Pietrarsa a Napoli sono oggi la prestigiosa sede del primo Museo Ferroviario italiano, e fra le sue strutture si conservano moltissime locomotive a vapore compresa la leggendaria Bayard, locomotive a gasolio, elettromotrici, vagoni presidenziali e postali, locomotori da manovra e mezzi a cremagliera per superare le grandi pendenze, oltre alle attrezzature originali necessarie alla costruzione, alla manutenzione e agli aggiusti delle macchine ferroviarie.

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