Faicchio, antiche mura
Le mura furono erette dai sanniti che popolavano la regione, e gli studiosi le hanno datate fra il VI e il VII secolo a.C.; ma i primi insediamenti nel territorio della Comunità Montana del Titerno risalgono all’epoca neolitica, favoriti dall’abbondanza di acqua, di vegetazione e di vita animale. I reperti archeologici che oggi sono conservati ed esposti nel museo del Sannio a Benevento fanno ripercorrere le tappe del processo evolutivo dell’uomo da quando questo, nomade e cacciatore, seguendo i corsi d’acqua giunse nella valle del Titerno. I resti di villaggi su palafitte e il ritrovamento di necropoli, di reperti di vasellame e di utensileria tracciano con chiarezza il cammino dell’uomo nelle sue varie fasi, dall’epoca neolitica all’età del bronzo, dall’età del ferro all’epoca della fondazione di Roma.
Di epoca romana è sia l’acquedotto di Fabio Massimo, del III secolo a.C., tuttora funzionante; che il “Ponte dell’Occhio”, a schiena d’asino, poggiato su pilastri poligonali, che venne costruito sul fiume Titerno per facilitare le comunicazioni fra le popolazioni del Matese e quelle del Monte Erbano,
Aceri, tigli e faggi, roveri, frassini e piante medicamentose caratterizzano la zona, rivestendo le fiancate dei monti circostanti. Il fenomeno carsico si manifesta sul terreno argilloso e asciutto con un raro e magnifico esempio di “polje” analogo a quelli del massiccio del Matese, creando una fossa lunga un chilometro dal fondo piatto e privo di vegetazione, detto il Campo del Monaco, che rimane chiusa fra il monte Monaco di Gioia e il monte Erbano.
Il fiume Titerno
Lungo il fiume Titerno, alle falde del Monte Monaco di Gioia, sulla sommità di un blocco di tufo Faicchio, l’antica Faìfola, si erge con il suo Castello ducale che svetta attraverso le abitazioni arroccate sulla piccola collina. Il paese fu abitato in origine dai Sanniti Pentri, abili commercianti e bravi artigiani, e bellicosi quanto basta per conquistare tutte le tribù della Campania e della Basilicata; il conio di monete in rame favorì il rapido sviluppo economico della civiltà sannita, che presto divenne un vero e proprio pericolo per i Romani. La minaccia di questa eccessiva espansione territoriale li portò presto alla battaglia con Roma, che ristabilì il proprio potere sconfiggendoli e costringendoli alla fuga. Alterne vicende e continue sottomissioni conducono al periodo medievale, quando il Castello Ducale diventa polo di aggregazione della gente, che comincia a sviluppare attorno alla dimora del feudatario le proprie abitazioni e le proprie attività.
Il 1151 è il riferimento cronologico certo al quale si fa risalire il maniero, con la proprietà a nome del Primo Conte di Cerreto Guglielmo I Sanframondo; la struttura è oggi in condizioni eccellenti grazie ai lavori di restauro realizzati dall’ attuale proprietario, l’avvocato Umberto Fragola. Ma i primi rimaneggiamenti del castello risalgono al 1479 per mano del Duca di Maddaloni seguiti poi nel 1612 dai restauri voluti da Gabriele de Martino. Ciò è quanto attesta la lapide posta sul portale di ingresso. La struttura ha poi resistito al terribile terremoto che ebbe come epicentro Venafro e che quasi distrusse Faicchio il 5 giugno del 1688, nel giorno della Pentecoste. Il castello ha quattro torri cilindriche agli angoli, un’ampia corte in parte porticata, il salone delle armi e delle armature, i trabocchetti, la cella carceraria, i saloni con l’originale arredamento settecentesco ed è stato sede della Libera Facoltà di Scienze Turistiche; alcuni locali, quelli che una volta erano il corpo di guardia, sono tuttora utilizzati per ricevimenti, ed un albergo, l’Albergo dei Duchi, ha funzionato fino a pochi anni fa. L’edificio è di grande suggestione, e porterà immediatamente la fantasia ad epoche in cui la cavalleria e le congiure camminavano mano nella mano, e mentre il Duca faceva valere il suo diritto di “prime noctis” i lupi, i fantasmi e le tempeste inquietavano le notti.

