Faicchio, un gioiello sannita

Appartengono forse alle più antiche fortificazioni militari della Campania gli inaccessibili resti delle mura rinvenuti lungo un costone fra il monte Acero e il monte Monaco di Gioia, 300 metri al di sopra di Faicchio, che insieme alle mura megalitiche di Sepino e di Piedimonte Matese costituiscono il sistema difensivo più singolare del Sannio.

Interno cortile a Faicchio ©Foto Massimo Vicinanza
Interno cortile a Faicchio ©Foto Massimo Vicinanza

Faicchio, antiche mura

Le mura furono erette dai sanniti che popolavano la regione, e gli studiosi le hanno datate fra il VI e il VII secolo a.C.; ma i primi insediamenti nel territorio della Comunità Montana del Titerno risalgono all’epoca neolitica, favoriti dall’abbondanza di acqua, di vegetazione e di vita animale. I reperti archeologici che oggi sono conservati ed esposti nel museo del Sannio a Benevento fanno ripercorrere le tappe del processo evolutivo dell’uomo da quando questo, nomade e cacciatore, seguendo i corsi d’acqua giunse nella valle del Titerno. I resti di villaggi su palafitte e il ritrovamento di necropoli, di reperti di vasellame e di utensileria tracciano con chiarezza il cammino dell’uomo nelle sue varie fasi, dall’epoca neolitica all’età del bronzo, dall’età del ferro all’epoca della fondazione di Roma.

Di epoca romana è sia l’acquedotto di Fabio Massimo, del III secolo a.C., tuttora funzionante; che il “Ponte dell’Occhio”, a schiena d’asino, poggiato su pilastri poligonali, che venne costruito sul fiume Titerno per facilitare le comunicazioni fra le popolazioni del Matese e quelle del Monte Erbano,

Aceri, tigli e faggi, roveri, frassini e piante medicamentose caratterizzano la zona, rivestendo le fiancate dei monti circostanti. Il fenomeno carsico si manifesta sul terreno argilloso e asciutto con un raro e magnifico esempio di “polje” analogo a quelli del massiccio del Matese, creando una fossa lunga un chilometro dal fondo piatto e privo di vegetazione, detto il Campo del Monaco, che rimane chiusa fra il monte Monaco di Gioia e il monte Erbano.

Il fiume Titerno

Lungo il fiume Titerno, alle falde del Monte Monaco di Gioia, sulla sommità di un blocco di tufo Faicchio, l’antica Faìfola, si erge con il suo Castello ducale che svetta attraverso le abitazioni arroccate sulla piccola collina. Il paese fu abitato in origine dai Sanniti Pentri, abili commercianti e bravi artigiani, e bellicosi quanto basta per conquistare tutte le tribù della Campania e della Basilicata; il conio di monete in rame favorì il rapido sviluppo economico della civiltà sannita, che presto divenne un vero e proprio pericolo per i Romani. La minaccia di questa eccessiva espansione territoriale li portò presto alla battaglia con Roma, che ristabilì il proprio potere sconfiggendoli e costringendoli alla fuga. Alterne vicende e continue sottomissioni conducono al periodo medievale, quando il Castello Ducale diventa polo di aggregazione della gente, che comincia a sviluppare attorno alla dimora del feudatario le proprie abitazioni e le proprie attività.

Il 1151 è il riferimento cronologico certo al quale si fa risalire il maniero, con la proprietà a nome del Primo Conte di Cerreto Guglielmo I Sanframondo; la struttura è oggi in condizioni eccellenti grazie ai lavori di restauro realizzati dall’ attuale proprietario, l’avvocato Umberto Fragola. Ma i primi rimaneggiamenti del castello risalgono al 1479 per mano del Duca di Maddaloni seguiti poi nel 1612 dai restauri voluti da Gabriele de Martino. Ciò è quanto attesta la lapide posta sul portale di ingresso. La struttura ha poi resistito al terribile terremoto che ebbe come epicentro Venafro e che quasi distrusse Faicchio il 5 giugno del 1688, nel giorno della Pentecoste. Il castello ha quattro torri cilindriche agli angoli, un’ampia corte in parte porticata, il salone delle armi e delle armature, i trabocchetti, la cella carceraria, i saloni con l’originale arredamento settecentesco ed è stato sede della Libera Facoltà di Scienze Turistiche; alcuni locali, quelli che una volta erano il corpo di guardia, sono tuttora utilizzati per ricevimenti, ed un albergo, l’Albergo dei Duchi, ha funzionato fino a pochi anni fa. L’edificio è di grande suggestione, e porterà immediatamente la fantasia ad epoche in cui la cavalleria e le congiure camminavano mano nella mano, e mentre il Duca faceva valere il suo diritto di “prime noctis” i lupi, i fantasmi e le tempeste inquietavano le notti.

Chiesa di San Pasquale, Faicchio ©Foto Massimo VicinanzaChiesa di San Pasquale, Faicchio ©Foto Massimo Vicinanza

Il Convento di San Pasquale a Faicchio

Sul Monte Monaco di Gioia, nei pressi dei resti dell’arce formata dalle mura sannitiche, alle falde di quella che viene definita “un’amena collina con veduta piacevole”, ( in condizioni di buona visibilità si può scorgere il Vesuvio ), c’è un antico monastero, intitolato al SS. Salvatore ma localmente conosciuto col nome di Convento di San Pasquale. Ricostruito dopo il terremoto del 1688 sulle rovine della originaria chiesa del 1349 conserva al suo interno decori e affreschi del ‘700, un tabernacolo del Martini, un bel pavimento in ceramica antica, oltre a dodici ceramiche settecentesche della raffinata scuola istituita tre secoli fa nella vicina San Lorenzello. Affreschi del 1400 voluti dal monaco domenicano Pietro Molella sono in fase di restauro. Inoltre al piano superiore una biblioteca raccoglie dal 1500 in poi migliaia di libri, oltre che rarissimi manoscritti del 1100.

La struttura conventuale che versava da tempo in cattive condizioni è in parte stata ristrutturata, ma tutta l’ala che era destinata agli alloggi dei monaci è ancora in fase di recupero. La parte posteriore invece è stata completamente ripresa ed ospita la “Casa del Sole”, una comunità di recupero per tossicodipendenti legata all’organizzazione Comunità Incontro di Mulino Silla.

Il patrimonio artistico di Faicchio è ampio, e si contano molte chiese costruite intorno al XVII secolo. E’ di quell’epoca la chiesa di San Giovanni Battista annessa alla chiesa Collegiata di S. Maria Assunta che risale invece al 1446; nella vicina frazione Massa c’è la chiesa di San Nicola, del 1300, dove ogni anno il 6 dicembre e l’ultima domenica di maggio un enorme numero di fedeli vi affluisce per bere dal “campanello” del santo un’acqua benedetta che pare sia miracolosa per la gola e per la voce E poi ancora la chiesa di S. Lucia, la chiesa di S. Maria di Costantinopoli di Fontanavecchia, dove toccando la statua di S.Sancio con un fazzoletto, la prima domenica di giugno, si vivrà tutto l’anno in buona salute, quella di Ave Gratia Plena, quella del Carmine, tutte disseminate nel territorio di Faicchio, e nelle sue frazioni, tutte del XVII secolo. Affreschi del XII secolo sono stati rinvenuti nella suggestiva Grotta di San Michele, antica dimora di Eremiti e luogo di pellegrinaggio l’ 8 maggio, giorno della festa del Santo.

Ma Faicchio ha dato anche i natali a illustri personaggi come Giovanni Pascale, nato nel 1859 e istitutore della Fondazione per la ricerca e la cura dei tumori di Napoli; o come Luigi Palmieri, matematico e astronomo, direttore dell’ Osservatorio Vesuviano nel 1856 e inventore del sismografo, o ancora come Angelo Maria Linguiti, fondatore nel 1813 della Casa di Cura per i malati di mente di Aversa.
Nel progetto del fututo Parco Naturale Regionale che comprenderà tutto il teritorio della Comunità Montana del Titerno, Faicchio, un vero e proprio concentrato di storia, avrà, come tutti gli altri comuni racchiusi nel comprensorio della Valle Telesina, un ruolo determinante per lo sviluppo turistico ed ambientale dell’antico Sannio. 

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