Villa Malaparte Capri, visita della casa di Malaparte

In uno dei posti più solitari ed inospitali dell'isola di Capri, a poca distanza dai famosi Faraglioni, c'é una sorprendente costruzione di color rosso pompeiano considerata da tutti come un capolavoro del Razionalismo italiano. È la casa di Curzio Malaparte chiamata Casa Malaparte o Villa Malaparte.

Casa Malaparte su Capo Massullo a Capri. Sullo sfondo Punta Campanella e la Costiera AmalfitanaCasa Malaparte su Capo Massullo a Capri. Sullo sfondo Punta Campanella e la Costiera Amalfitana

Lo scrittore Curzio Malaparte volle costruire Villa Malaparte a Capri, a Capo Massullo, fra il blu del mare e il verde della macchia mediterranea.

Villa Malaparte Capri

V’era a Capri, nella parte più selvaggia, più solitaria, più drammatica, in quella parte tutta volta a mezzogiorno e ad oriente, dove l’Isola da umana diventa feroce, dove la natura si esprime con una forza incomparabile, e crudele, un promontorio di straordinaria purezza di linee, avventato in mare come un artiglio di roccia“, scrisse. E poi. “nessun luogo, in Italia, ha tale ampiezza d’orizzonte, tale profondità di sentimento. È un luogo, certo, solo adatto per uomini forti, per liberi spiriti“.

Curzio Malaparte

Istrionico, imprevedibile e contraddittorio Curzio Malaparte fu fascista e maoista, ateo in vita e cristiano sul letto di morte, corrispondente di guerra, diplomatico, regista e poeta, editore e direttore di giornale. E soprattutto uno scrittore di una lucidità penetrante. E proprio quella vita tanto straordinaria quanto ambigua ha reso l’autore di Kaputt uno dei più discussi personaggi del Novecento. Gli intellettuali lo hanno amato ed esecrato. Antonio Gramsci nei suoi Quaderni dal carcere lo definisce “un uomo di una vanità smisurata e di uno snobismo camaleontico, capace, per la gloria, di qualsiasi scelleratezza”. Per l’editore Piero Godetti, invece, fu “una delle più belle firme del fascismo”.

In ogni caso Curzio Malaparte è stato un grande protagonista della cultura internazionale.
Nel 1925, dopo aver letto un pamphlet del 1869 dal titolo “I Malaparte e i Bonaparte”, il giovane scrittore Kurt Erich Suckert, figlio di un tintore sassone trasferitosi in Toscana, decise di cambiar nome. Era indeciso fra Curzio Farnese, Curzio Borgia, Curzio Lambert o Curzio Malaparte. Scelse quest’ultimo perché lo ritenne più attraente degli altri, e quando Mussolini gli chiese il perché di tale nome la risposta fu ” Ho scelto Malaparte perché Bonaparte è finito male, a me invece andrà certamente meglio”. Lo scrittore era convinto che il nuovo pseudonimo sarebbe stato di grande effetto sui suoi lettori. Effettivamente, vuoi per la sua bravura che per la sua nuova identità, la fama non tardò ad arrivare.

Anche se fu tra i fondatori del Partito Fascista, Curzio Malaparte era un fascista atipico. Da un lato considerava Mussolini come il migliore allievo di Lenin e di Trotski e dall’altro, con il saggio “Tecnica di un colpo di stato” stampato a Parigi nel 1931, denunciò la tirannia di Hitler. In seguito ad una serie di lettere diffamatorie inviate ad Italo Balbo, il Duce lo punì e lo escluse dal Partito condannandolo a cinque anni di confino sull’isola di Lipari. L’accusa era doppia: propaganda antifascista all’estero per il libro pubblicato in Francia e diffamazione di un ministro in carica per le lettere a Balbo. Dopo sette mesi d’esilio a Lipari, lo scrittore fu trasferito ad Ischia per motivi di salute, e poi, grazie all’amicizia con il conte Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, ottenne una riduzione della pena ed il trasferimento a Forte dei Marmi, dove sconterà la sua condanna.
Durante un periodo di ricerca surrealista, Malaparte racconta le sue metamorfosi interiori e nei suoi libri si trasforma in una donna, in un cane, un albero, in un santo. Poi, con l’articolo “Città come me” pubblicato il 14 febbraio 1937, lo scrittore manifesta il suo desiderio di diventare un edificio. Vuole trasformarsi in persiane, scale, intonaco.

Casa Malaparte Capri

La fama letteraria non gli basta più e scrive: “Vorrei costruirmela tutta con le mie mani, pietra su pietra, mattone su mattone, la città del mio cuore. Mi farei architetto, muratore, manovale, falegname, stuccatore, tutti i mestieri farei perché la città fosse mia, proprio mia, dalle cantine ai tetti, mia come la vorrei. Una città che mi assomigliasse, che fosse il mio ritratto e insieme la mia biografia…E tutti, appena entrandoci, sentissero che quella città sono io, che quelle strade sono le mie braccia aperte ad accogliere gli amici. L’intonaco dei muri, le persiane, gli scalini…, vorrei che fossero la parte migliore di me, i lineamenti del mio viso e del mio spirito, gli elementi fondamentali dell’architettura e della storia della mia vita. Che m’assomigliasse, e che ciascuno sentisse, vivendoci, di stare dentro di me. Casa come me… il mio ritratto di pietra“. Curzio Malaparte sente quindi il bisogno di mostrare al mondo il suo vero volto, la sua personalità. Vuol far sapere a tutti chi è veramente. E per farlo decide di costruire una casa.” triste, dura, severa”. Come lui.

L’arci-italiano, come fu chiamato dopo la pubblicazione di una raccolta di poesie, lancia la sua sfida al mondo dell’architettura e decide di costruire “Casa come me”, un autoritratto “essenziale, nudo, senza ornamenti”, e nello stesso tempo un rifugio e un luogo che gli ricordi il periodo di relegazione a Lipari. Lo scrittore vuol creare qualcosa che faccia parlare di lui.

Villa Malaparte a Capri, dal 1938 al 1942

Fra il 1938 e il 1942 Curzio Malaparte, sviluppando un progetto dell’architetto Adalberto Libera, costruisce a Capo Massullo di Capri una splendida Villa Malaparte  di cui si attribuirà totalmente la paternità. In “Casa come me” scrive: ” Qui, nessuna casa appariva. Io ero dunque il primo a costruire una casa in quella natura. E fu con timore reverente che mi accinsi alla fatica, aiutato non da architetti, o da ingegneri (se non per le questioni legali, per la forma legale), ma da un semplice capomastro.” Casa Malaparte é la sola casa rossa tra le case bianche dell’isola. Rossa come le case dei Capitani di porto. L’unica con un tetto-solarium a lastrico e non a volte. L’unica senza le tradizionali piccole scale esterne.

La villa che il regista Jean-Luc Godard scelse per ambientare un episodio del film Il Disprezzo, sembra davvero la proiezione della personalità di Malaparte. O per lo meno lo é per lo scrittore, che intesterà tutta la sua corrispondenza a grandi lettere nere, “Casa come me”. E Ancora oggi gli abitanti di Capri chiamano quest’angolo impervio e selvaggio dell’isola, “da Malaparte”. Semplicemente.

Casa come me” è una costruzione austera, elegante e moderna, che sembra emergere direttamente delle rocce, puntellata verso terra da una scala trapezoidale d’aspetto precolombiano, e che si allunga in direzione opposta, verso il mare. Il profilo è slanciato, deciso, essenziale. Le linee sono pure e simmetriche, i riferimenti classici. Non c’é “nessuna colonnina romanica, nessun arco, nessuna scaletta esterna, nessuna finestra ogivale, nessuno di quegli ibridi connubi tra stile moresco, romanico, gotico e secessionista, che certi tedeschi, trenta o cinquant’anni or sono, portarono a Capri, inquinando la purezza e semplicità delle case capriote.”

Casa Malaparte a Capri, lo stile

La casa è molto lontana dallo stile tradizionale dell’isola, e a prima vista assomiglia più ad un immenso mattone caduto sulla roccia che ad un’abitazione. Ma poi, a ben guardare, la struttura è in assoluta sintonia con la natura che la circonda, e finisce col sembrare una naturale elevazione del promontorio.

La villa, che rappresenta una vigorosa anticipazione del razionalismo italiano, scatena subito la reazione degli architetti e degli storici dell’architettura. Qualcuno parla di “un prodotto rigido ed in collera con la natura”, qualcun altro “di un relitto rimasto sulla roccia dopo il riflusso delle onde”. C’è chi associa la casa a “una barca arcaica e senza tempo in equilibrio tra architettura mediterranea e giochi d’astrazione”. E c’é chi ne parla, invece, come un oggetto in fusione perfetta col paesaggio.
Casa Malaparte seduce perché é la materializzazione della personalità di uno scrittore inquietante e affascinante che ancora oggi fa parlare di se. Perché é il risultato di citazioni letterarie, di memorie politiche, di frammenti di vita. Perché è l’autobiografia di un grande personaggio, il luogo dei suoi ricordi, il manifesto della sua ideologia.

I più appassionati affermano che l’opera è troppo personale per essere stata concepita dallo spirito creativo di un tecnico. Tant’è che dopo più di sessant’anni il dibattito tra gli architetti è ancora vivo e le domande ricorrono. La casa fu realizzata interamente dall’architetto Adalberto Libera, che ebbe dallo scrittore l’incarico di disegnare la villa? Oppure Malaparte ne ha modificato radicalmente la struttura durante la costruzione? E poi, come mai nell’elenco dei suoi lavori, Libera non parla mai della costruzione di una villa a Capri?

C’è qualcuno che attribuisce con certezza l’opera a Libera. Qualcun altro, invece, sostiene che la casa, così com’è stata realizzata, sia il frutto della sola mente di Malaparte. C’è poi chi parla della villa come dell’unione perfetta di due grandi spiriti eclettici. Intanto, dopo anni di studi e ricerche si è fatta sempre più credibile l’ipotesi che Malaparte abbia modificato progressivamente il progetto iniziale dell’architetto, adattando la planimetria alle sue esigenze intellettuali. Aiutato dal maestro muratore Adolfo Amitrano di Capri, “il migliore, il più onesto, il più intelligente, il più probo, fra quanti abbia mai conosciuti”. Ma partiamo dall’inizio. Nel 1936 Curzio Malaparte è ospite a Capri di un suo amico, il medico e scrittore svedese Axel Munthe. Dopo una passeggiata a Capo Massullo decide di acquistare il piccolo promontorio. Il proprietario è un pescatore, Antonio Vuotto e per convincerlo lo scrittore gli racconterà che ne ha bisogno per impiantare un allevamento di conigli. Nel 1938 Capo Massullo è suo. Una roccia di 70 metri di lunghezza e 15 di larghezza, inaccessibile, a picco sulla baia verde e turchese di Matromania, ed orientata verso sud-est in direzione della penisola Sorrentina. Verso sud si affaccia sui Faraglioni e sullo scoglio del Monacone. Tutto intorno solo il mare, la roccia e la natura selvaggia. Un luogo unico al mondo.
“La casa c’era già, io ho disegnato il paesaggio! ” dirà orgoglioso Malaparte al maresciallo Rimmel, nel libro “La Pelle”.

CapriCapri

Villa Malaparte a Capri

Per costruire una casa a Capri occorrevano delle autorizzazioni che non erano rilasciate così facilmente. Per ottenere la sua licenza edilizia Malaparte dovette associare al suo nome quello di un architetto di fama internazionale. Scelse Adalberto Libera, l’architetto del palazzo dell’E.U.R a Roma, uno dei pionieri del razionalismo italiano, molto conosciuto per le sue idee futuriste. Ed insieme ricorsero ad alcuni stratagemmi per procurarsi i premessi necessari.
Il 14 marzo 1938 Curzio Malaparte presenta alla Sovrintendenza al Paesaggio ed alla Commissione del Ministero dell’educazione Nazionale una richiesta per costruire una casetta disegnata dall’architetto Libera. Dopo una settimana chiede al Municipio di Capri il permesso per costruire una viuzza d’accesso alla case e di scavare una cisterna per captare l’acqua pluviale. Così, nell’attesa di ricevere l’autorizzazione per la casa, può cominciare i lavori. I permessi per la cisterna sono accordati dal Potestà il 21 marzo 1938, ma a patto che questa venga completamente interrata. Il 12 settembre, grazie alla mediazione del suo amico Galeazzo Ciano, Malaparte ottiene la licenza di costruire la villa, anche se la zona è protetta dal piano urbanistico.

Casa sullo scoglio

Nel suo scritto “Casa come me” Malaparte racconta: “I problemi da risolvere non erano pochi, e non erano facili. A cominciare dall’orientamento poiché c’era da scegliere fra due venti, il greco e lo scirocco, che vi battono spesso. E io preferii affrontarli col gomito, per così dire, orientando la casa con gli angoli volti a tagliare i quattro punti cardinali. In quanto alla sua forma, essa mi era dettata dall’andamento della roccia, dalla sua struttura, dalla sua pendenza, dal rapporto dei suoi sessanta metri di lunghezza con i suoi dodici metri di larghezza. La feci lunga, stretta dieci metri, lunga 54. E poiché, a un certo punto, dove la roccia si innesta al monte, la rupe si incurva, si abbandona, formando come una specie di collo esile, io qui gettai una scalinata, che dall’orlo superiore della terrazza scende a triangolo.”

Casa Malaparte, il primo disegno

Il primo disegno da Adalberto Libera è una casa a due piani, costruita in pietra, che segue l’orografia del promontorio, come se fosse un prolungamento dello scoglio.
I volumi aggiunti gli uni agli altri secondo un sistema modulare, rivelano la nuova impostazione razionalista dell’architetto. Al pianterreno c’è l’appartamento privato con un lungo corridoio laterale. A sinistra dell’entrata quattro camere e due sale da bagno; a destra la cucina, una camera di servizio e una terza sala da bagno. Tutte le camere hanno la vista sui Faraglioni. Il secondo piano coperto da un tetto a piccole volte, é un grande soggiorno con tre finestre. Quando Malaparte decide di cominciare la costruzione, propone all’architetto una nuova disposizione planimetrica dell’appartamento privato: il corridoio lo vuole al centro con la camere degli ospiti e le camere di servizio ai due lati. In fondo a tutto, verso il mare vorrebbe le altre due camere e il suo studio, nel salone del secondo piano quattro grandi finestre sui lati lunghi e per la prima volta nasce l’idea di una scalinata che collega il tetto-terrazza allo scoglio.
Nel mese di maggio del 1938 Libera disegna la seconda planimetria con le modifiche richieste, ma i rapporti fra l’architetto e lo scrittore cominciano a deteriorarsi. Malaparte, con la sua forte personalità, è sempre più presente nel progetto, e l’estate di quell’anno sarà l’ultima volta che Libera metterà piede sull’isola di Capri.

Casa Malaparte, la costruzione

Senza Adalberto Libera, Malaparte e il suo fidato capomastro, Adolfo Amitrano, continuano a trasformare la casa, e il risultato finale sarà ben diverso da quello iniziale.
All’esterno la casa si collega alla roccia con una grande scalinata strombata di uno stile vagamente Inca che sale fino al tetto-solarium pavimentato in cotto. Come una via sacra, la scala è l’evocazione della chiesa dell’Annunciata a Lipari, luogo del suo esilio. La forma è la stessa, così come lo sono le proporzioni geometriche. Sul grande tetto piatto che copre interamente il secondo piano non ci sono più le volte ma c’è un piccolo muro bianco a forma di falce, una vela che protegge lo scrittore dallo sguardo dei curiosi. “Non mattoni, non cemento, ma pietra, soltanto pietra, e di quella del luogo, di cui è fatta la roccia, il monte..” dirà Malaparte. Ma l’intonaco sarà poi necessario per proteggere i muri dalla salsedine del mare. La casa è pitturata di bianco solo una volta, nel 1945, altrimenti il suo colore sarà sempre rosso.
La planimetria del pianterreno non subisce grandi cambiamenti. Soltanto la cucina è messa sotto la grande scalinata. Un corridoio centrale divide l’Ospizio, la zona riservata agli ospiti. Qui hanno soggiornato Jean Cocteau, Albert Camus, Moravia, Picasso, Togliatti, Breton e altri. Su ciascuno dei due lati del corridoio ci sono due camere e una sala da bagno. C’è poi la Camera Cortina, una piccola sala da pranzo interamente rivestita di legno con una finestra che si affaccia sugli scogli di Matromania, evocando più un paesaggio di montagna che non marino. Dietro al tavolo, in un angolo, una grande stufa in maiolica completa l’ambientazione alpina.
Al secondo piano il vasto soggiorno ha il pavimento in basalto grigio come un’antica strada romana, e quattro grandi finestre alte come i muri si aprono sullo splendido paesaggio. Non ci sono infissi, ma ogni apertura ha una cornice di legno di noce. Un vetro di Jena montato sul fondo del focolare del camino lascia intravedere il mare attraverso le fiamme, e dall’esterno, se la casa è abitata, si vede il fuoco. Sul lato opposto troneggia una grande scultura in legno di Pericle Razzino, che raffigura la Danza.
In fondo al salone c’é l’appartamento dello scrittore: due camere da letto, una per lui e una per la “Favorita”, la compagna del momento, e due sale da bagno in marmo verde-grigio stile déco.
In fondo a tutto, a picco sul mare, lo studio dello scrittore. La decorazione di ogni piastrella del pavimento è una lira d’Orfeo disegnata da Alberto Savinio, e Malaparte amava dire “qui da me si cammina sulle lire”. In questo luogo, nel 1943, lo scrittore terminò il suo libro Kaputt e nel 1949 scrisse La Pelle, che finì, poi, nella lista dei libri proibiti dal Vaticano. Lo studio ha tre finestre con tre diverse vedute: da un lato i Faraglioni, dall’altro la Punta della Campanella e dal terzo l’infinito dell’orizzonte.

Curzio Malaparte, comandante sul ponte della sua nave

In punto di morte Curzio Malaparte donò la sua villa alla Repubblica Popolare Cinese per farne una casa per gli artisti cinesi residenti in Italia. Ma gli eredi dello scrittore ne hanno rivendicato la proprietà e dopo molti anni di lotte giudiziarie ne sono rientrati in possesso. Oggi Casa Malaparte è gestita della Fondazione Ronchi ed è chiusa al pubblico.

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