Appennino Teramano, itinerari tra natura e ospitalità

Un piccolo territorio da record, quello dell'Appennino Teramano. Uno scrigno strepitoso di natura, storia e ospitalità ancora molto poco conosciuto e che vale la pena scoprire e assaporare fin nelle pieghe più intime.

Un piccolo territorio da record, quello dell’Appennino Teramano. Uno scrigno strepitoso di natura, storia e ospitalità ancora molto poco conosciuto e che vale la pena scoprire e assaporare fin nelle pieghe più intime. Non tutti, per esempio, sanno che qui si annidano le vette più alte dell’Appennino (il Corno Grande del Gran Sasso-Monti della Laga), il ghiacciaio più meridionale d’Europa (il Calderone), la Fortezza Borbonica più imponente del Vecchio Continente (quella di Civitella del Tronto) e ben cinque tra le più belle città d’arte abruzzesi: Campli, Castelli, Atri, Teramo e Civitella del Tronto. A questo, si aggiunge un fitto corredo di beni archeologici, che spazia dalle grotte neolitiche agli eremi medievali; di borghi antichissimi e di carattere; di feste e tradizioni che hanno vinto la sfida del tempo; di “palestre naturali” (ippovie, rapide per il rafting, sentieri da trekking e mountain-bike…) per chi ama lo sport e la vita all’aria aperta; di agriturismi dall’ospitalità schietta e genuina; di prodotti enogastronomici assolutamente unici (dall’agnello alla Marchigiana, i formaggi pecorini, la ventricina, il pane di grano tenero solina, la pizza dolce e i bocconotti, il Montepulciano delle Colline Teramane…), che hanno guadagnato alla provincia di Teramo il titolo di covo goloso della regione.

Da un punto di vista ambientale, uno degli angoli più spettacolari di Appennino Teramano si trova nella Laga e sono le Gole del Salinello, un canyon calcareo modellato dalle rapide e dalle cascate del torrente, sorvegliato dall’alto dall’aquila reale, che qui vive indisturbata, e dai ruderi di Castel Manfrino, fortezza di origini remote, ricostruita prima dai Longobardi e poi dagli Svevi, che, a mezza costa tra le Gole, controllava l’antica via di comunicazione. In un ambiente così aspro, in epoca medievale, presero ad annidarsi numerosi eremi, che il tempo ha riconsegnato intatti e che sono parte integrante del paesaggio e del territorio. Dal fondo delle Gole c’è addirittura un sentierino, che richiede esperienza di arrampicata, che si inerpica fino all’Eremo di Santa Maria Scalena; mentre da Ripe, frazione di Civitella del Tronto, c’è una facile e piacevole passeggiata, che conduce a una caverna, già luogo di culto nel neolitico, divenuta, dal medioevo in poi, l’eremo di Grotta Sant’Angelo.

Ma bellissimi sono anche i sentieri, che salgono al Monte Foltrone, il “tetto” della Montagna di Campli e al Monte Girella, che segna il culmine della cosiddetta Montagna dei Fiori. Anche se hanno altezze più modeste di quelle dei Monti della Laga e del Gran Sasso, queste vette meritano senz’altro una passeggiata: da lassù, nelle giornate limpide, l’occhio arriva a catturare anche il litorale e la catena dei Monti Sibillini.
E poi c’è l’ippovia, uno dei fiori all’occhiello del Parco Gran Sasso-Monti della Laga. Un grande anello che corre tutt’attorno a massiccio del Gran Sasso, arricchito da una maglia di circuiti più brevi, per un totale di circa 300 km di sentieri, che ricalcano quelli utilizzati dai contadini per raggiungere i campi coltivati in quota. Il tracciato si sviluppa su tutti i tre versanti del Parco (teramano, aquilano e pescarese) ed è servito da aree si sosta attrezzate per il ricovero di cavalli e cavalieri. Uno di questi è il Complesso Paladini, nel comune di Crognaleto, dotato di una foresteria con 50 posti letto, un ristorante, un punto informativo e una scuderia, che può ospitare fino a dieci cavalli.

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