Google vende biglietti aerei, ufficiale

Google GDS
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Dalle mie parti si dice che non ci “voleva la zingara per indovinare”. Evidentemente questo detto non è conosciuto agli organi di vigilanza commerciale degli Stai Uniti chiamati in causa dai player del settore che non vedevano di buon occhio l’acquisizione della società ITA Software da parte di Google.

Ora è ufficiale. Google diventa un GDS (Global Distribution System) che, tradotto in parole molto semplici, significa che da oggi Google diventa venditore di viaggi, in particolare di voli. La piattaforma ITA Software acquisita da Google, utilizzata dalla maggior parte dei player del settore, dopo l’incorporamento della società ha iniziato il suo corso nonostante Google avesse dichiarato a suo tempo che i timori delle varie corporate del settore erano infondati in quanto BIG G non avrebbe venduto viaggi. La prima mossa di Google è consistita in un accordo con una  compagnia aerea regionale americana (Cape Air) per l’utilizzo della piattaforma di vendita dei biglietti aerei ma presto il servizio sarà esteso anche ad altri.

Nonostante gli allarmi lanciati dai player tanto da costituirsi in associazione (FairSearch), dunque, Google si smarca (volendo usare un termine calcistico) e lancia la sfida. Pensare che proprio le OTA e le corporate in generale del settore viaggi sono i clienti più importanti di BIG G che, sicuramente, troverà il modo di indorare la pillola che a molti è parsa avvelenata fin da subito e che nessun dolcificante la potrà mai più far assaporare in modo diverso.

Google, dunque, inizia davvero a preoccupare. D’altronde dopo l’avvio dei servizi come Hotel Finder e Google Flights, ancora non presenti sul mercato italiano ma che presto faranno la comparsa anche da noi, non c’era altro che aspettare l’attacco finale. Il settore della vendita di biglietti aerei è molto importante per chi alla ricerca costante del segno dei dollari e dopo aver compreso che sul fronte social network è difficile scalzare il nemico numero uno Facebook, Google ha  decido di far man bassa nel settore travel. In fondo anche l’antitrust americano gli ha dato ragione.

Ora bisogna capire se pure i clienti e gli utenti premieranno ancora una volta il finto sammaritano dal nome originale di sei lettere che da tempo ha smesso di vestire i panni di salvatore della Patria, nonostante le dichiarazioni ufficiali di circostanza che, a volte, si smentiscono da sole.

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