Giornalismo di viaggio, quando il contenuto lascia il posto alla pubblicità

Giornalismo di viaggio
Giornalismo di viaggio

Da sempre sono affascinata dal giornalismo di viaggio. Ho consumato molte ore della mia vita a leggere diari di viaggio e reportage su missioni estreme dai risvolti epici. Amo leggere, scrivere, parlare, fotografare, curiosare. Mi piacciono i planisferi tanto da averne uno di fronte alla mia postazione in modo che il mondo sia sempre a portata di sguardo.

Per anni ho collezionato riviste patinate di viaggi con fotografie mozzafiato che mostrano il mondo nelle sue bellezze più accattivanti o addirittura sconosciute ai più. Poi è arrivato il web. Non nascondo che adoro occuparmi di giornalismo digitale così ho pensato di poter trasformare la passione in giornalismo digitale di viaggio. Molti altri colleghi hanno fatto questa scelta, alcune volte voluta altre volte forzata. Ed eccoci tutti sul web che non profuma come la carta e non regala fotografie dai paesaggi mozzafiato.

Il mondo editoriale si è evoluto in modo rapido, repentino. Molti ancora oggi non hanno avuto modo di capire cosa stesse succedendo. Eppure la fotografia analogica non esiste più e, quello che c’è di peggio, non esiste neppure più la fotografia di viaggio quella scattata da fotoreporter che hanno la capacità di cogliere ciò che l’occhio umano spesso trascura. Alla morte della fotografia di viaggio si è unita, quasi a voler saldare uno storico legame,  l’agonia del giornalismo di viaggio.

Il contenuto (sia esso fatto di parole o di immagini) nel Web è stato stuprato nel suo aspetto principe. Non è l’elemento più importante di una pagina e soprattutto non è più il nettare dei lettori ma solo un contorno della pubblicità. Il piano editoriale non è più pianificato dall’editore ma dalla concessionaria pubblicitaria. Gli articoli non sono più redatti da giornalisti specializzati, esperti viaggiatori, ma dal reparto marketing. Per non parlare dell’argomento da trattare sempre più vicino alle masse e più lontano dalle logiche del  giornalismo di viaggio che è nato per far conoscere gli angoli del pianeta non per decantare le strutture turistiche piuttosto che l’ultimo locale di tendenza.

Il low cost non è solo una parola ricercata al fine di poter viaggiare a basso costo. Il low cost sta diventando un modo di pensare che sta coinvolgendo anche il contenuto stesso. Per non parlare delle destinazioni sempre più di massa dove l’accostamento al viaggio è quasi sempre improprio visto che in molti casi dovremmo parlare di turismo e vacanze.

In questo mondo fatto di “copia e incolla” e di pressappochismo non so se ci sarà ancora spazio per un’informazione di qualità che non può essere determinata dal numero di vendite, dalle impressions pubblicitarie o da un semplice software. La qualità è qualcosa che si percepisce, non si pesa.

Clicca su una stella per votare!

Voto medio / 5. Voti:

 Se vuoi rimanere aggiornato sulla destinazione Senza categoria iscriviti alla nostra newsletter

2 Commenti

  1. Viaggiare è sempre più alla portata di tutti ed il low cost ha democratizzato le esperienze di viaggio. Si sogna di meno e si viaggia di più. C’è meno romanticismo e ci sono più esperienze concrete. E l’editoria si è adeguata, come è giusto che fosse. Per quanto riguarda i contenuti pieni di pubblicità, non so cosa dire. Di certo questi progetti editoriali non avranno vita facile.
    Beh, pare che il nuovo algoritmo di google vada proprio nella direzione opposta, no?

  2. Ciao Francesco, spero che il nuovo algorimo di Google premi i siti con contenuti originali (non sempre è così) e di qualità ma temo che non sarà facile per il motore di ricerca riconoscerli. La mia paura è che appena l’algoritmo sarà lanciato in Italia assisteremo a tanti falsi positivi. Anna

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*