Fattorie Didattiche, è boom

Un’azienda agricola a tutti gli effetti, capace però di accogliere scuole e gruppi di interesse (dagli asili alle università) e di far loro conoscere il mondo dei campi, l’origine dei prodotti che arrivano in tavola, i metodi di coltivazione e la vita degli animali, stimolando nei giovani curiosità e spirito critico.

Alla fine – ha scritto Baba Dioum, naturalista senegalese-conserveremo solo ciò che amiamo, ameremo solo ciò che avremo compreso, comprenderemo solo ciò che ci sarà stato insegnato. Una frase che sembra tagliata su misura per un fenomeno che in questi anni ha visto un significativo collegamento tra due mondi rimasti per decenni lontani ed estranei, come la scuola e la campagna; gli studenti e gli agricoltori, il lavoro sui libri e quello nei campi. Un fenomeno che, oltre ad avere un nome preciso, registra anche una costante e significativa crescita nell’ambito delle attività delle aziende agrituristiche: la fattoria didattica. Un’azienda agricola a tutti gli effetti, capace però di accogliere scuole e gruppi di interesse (dagli asili alle università) e di far loro conoscere il mondo dei campi, l’origine dei prodotti che arrivano in tavola, i metodi di coltivazione e la vita degli animali, stimolando nei giovani curiosità e spirito critico. Un’occasione preziosa per scoprire fin da piccoli l’importanza sociale ed economica di un mestiere spesso sottovalutato, come quello del contadino, e un’opportunità di reddito aggiuntivo anche per le stesse aziende. I motivi del crescente successo trovano concordi un po’ tutti, dagli organismi di categoria a quelli della scuola, e sarebbero da ricondurre alla generale crescita della coscienza e della sensibilità ambientali collettive, assieme a una forte dose di curiosità per l’origine e la qualità di quel che quotidianamente introduciamo nel nostro organismo.
Le fattorie didattiche  spiega Barbara Zoli dell’Osservatorio Agroambientale di Forlì-Cesena, che da alcuni anni monitorizza il fenomeno sia a livello regionale che nazionale, e che nel 2000 ne ha condotto un primo censimento – sono diventate veri e propri centri di educazione ambientale e alimentare a disposizione di scuole e famiglie; un momento di contatto diretto tra agricoltura e cittadini, all’interno di un sistema economico in cui, per decenni, è stata l’industria a gestire sia la trasformazione dei prodotti, che la comunicazione con i consumatori.
Da quando, alla fine degli anni ’90, le prime fattorie si cimentavano timidamente sul terreno della didattica, organizzando, in collaborazione con gli insegnanti, visite e laboratori manuali (si impara facendo, è il motto comune), molta acqua è già passata sotto i ponti e si cerca oggi di lasciare sempre minor spazio all’improvvisazione, organizzando non solo corsi di formazione mirati alle aziende, ma richiedendo a queste anche il rispetto di alcuni standard qualitativi, come: metodi di produzione ecocompatibili; pulizia, sicurezza, attrezzature e ricettività adeguate; disponibilità di ambienti al coperto per poter svolgere le attività anche in caso di maltempo; assicurazione di responsabilità civile verso terzi, che includa anche i rischi di intossicazione alimentare… Il tutto –precisa Barbara Zoli- anche per garantire un solido futuro a queste esperienze e scongiurare il rischio, che, esaurita euforia (ci troviamo infatti in pieno boom, con una crescita media annua attorno al 15-20%), la fattoria didattica cada in disuso presso alunni, insegnanti e agricoltori.
Quel che, naturalmente, più incoraggia e gratifica chi organizza questo tipo di visite è l’entusiasmo e la passione con cui gli alunni partecipano alle attività proposte. Imparare a fare il pane, impastando a mano acqua e farina, come facevano nonni e bisnonni; pigiare l’uva a piedi nudi dentro enormi tini; fare il formaggio o raccogliere la frutta direttamente dall’albero, aiutando la moglie del fattore a preparare profumati sciroppi e marmellate, sono momenti che regalano non solo divertimento, ma anche soddisfazione, e la consapevolezza di cosa sia veramente il lavoro agricolo e di quanto l’uomo sia parte integrante dell’ambiente.
Come scrive Milena Bertacci dell’IRRE, l’Istituto Regionale di Ricerca Educativa di Bologna: la fattoria è un laboratorio della conoscenza organizzato in modo emozionale; per questo, è importante che le visite vengano organizzate e realizzate in funzione dell’età dei ragazzi, dei programmi scolastici, dei progetti di classe o di gruppo. Ed è prassi ormai diffusa farle precedere da un incontro presso le scuole, in cui si traccia un quadro d’insieme e si focalizzano gli argomenti di visita, utilizzando anche materiali di approfondimento. L’incontro tra scuola e campagna – conclude Barbara Zoli- è sempre un momento forte, perché lascia nelle persone un ricordo, una conoscenza, una traccia emozionale che arricchiscono entrambi, ragazzi e agricoltori, e che inducono un cambiamento reciproco.
Il fenomeno in cifre
In Italia, secondo Agriturist, sarebbero circa 1500 le aziende agricole che, nell’ambito dell’attività agrituristica, offrono la possibilità di accogliere gruppi e scolaresche per visite didattiche. Di queste, un buon 60% ha come impegno costante le visite di mezza giornata, riuscendo ad accogliere nell’arco dell’anno una media di 50 classi; un 38% sarebbero invece le aziende aperte a visite di un’intera giornata, e un 2% quelle attrezzate anche per il pernottamento, formula che al momento non risulta riscuotere grande entusiasmo.
Per quanto riguarda l’età e la tipologia dei gruppi, le stime, elaborate su un campione di 60 aziende associate e confrontate con i dati dell’Osservatorio Agroambientale di Forlì-Cesena, evidenziano una netta prevalenza delle scuole elementari (42%), seguite dalle materne (29%) e dalle medie inferiori (20%). Il restante 9% viene suddiviso tra i diversi orientamenti delle scuole secondarie superiori. Per quanto riguarda, infine, i costi individuali di partecipazione, molto dipende dalla durata e dal tipo di visita: si parte da un minino di 4-5 euro per quelle di mezza giornata, con merenda o colazione al sacco, per raggiungere un massimo di 12 euro per quelle di un’intera giornata. Per saperne di più: Agriturist-Confagricoltura, corso Vittorio Emanuele 101, Roma, tel. 06.6852342-337. 
Alcune tra le esperienze più rodate
E’ uno dei pionieri delle visite didattiche in fattoria, Fabio Boccalari, contitolare dell’azienda Corte Virgiliana a Pietole, in provincia di Mantova, tel.0376.448009 www.cortevirgiliana.it . Da oltre sei anni accompagna scolaresche di ogni ordine e grado (compresi universitari per workshop zootecnici) a visitare il suo allevamento di mucche Frisone selezionate, il cui latte è destinato alla produzione di Grana Padano. Terminata la visita, i ragazzi assistono alla proiezione di filmati, che illustrano il ciclo di produzione del latte e del formaggio, e passano nel vicino caseificio, dove ne vedono in concreto la preparazione e dove lo possono assaggiare. Corte Virgiliana è inoltre una realtà poliedrica, capace di offrire percorsi diversi e affascinanti; come quello storico, attraverso i bellissimi saloni e giardini, che raccontano la storia dei Gonzaga. O quello naturalistico, con la visita alla Vallazza, un’oasi verde, parte integrante del Parco del Mincio, dove nidificano numerose specie di uccelli. A Ozzano Emilia, in provincia di Bologna, c’è invece la Dulcamara, tel.051.796643 www.coopdulcamara.it , un’azienda specializzata in coltivazioni biologiche e nell’allevamento di antiche razze locali, incorniciata dagli ambienti suggestivi del “Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa”. Da anni, i soci (la fattoria è organizzata in forma di cooperativa),
accompagnano bimbi e ragazzi in mille coinvolgenti percorsi, che prevedono laboratori alimentari (preparazione del pane, dell’aceto balsamico, del trito officinale…); l’osservazione della vita sociale delle api e il confronto con quella degli uomini; l’avvicinamento al mondo del cavallo; le “Passeggiate con la Terra” imparando a toccare, ascoltare e annusare; e le escursioni sui sentieri del Parco, sulle tracce di lepri, caprioli, istrici, volpi e cinghiali. Altra esperienza rodata e significativa è quella dell’Azienda Il Gelso a Recanati (Macerata), tel. 071.987002 e-mail: il gelso.bio@libero.it , dove Augusto Congionti, il padrone di casa, illustra le tecniche di coltivazione biologica di frutta e verdure, coinvolge in visite e laboratori nell’arboreto, che raccoglie circa 70 specie diverse di alberi e arbusti; nell’osservazione degli anfibi nello stagno e in un affascinante percorso di birdwatching, per conoscere le diverse specie di uccelli insettivori e i rapaci notturni, che qui hanno trovato un habitat ideale, grazie al posizionamento di alcuni nidi artificiali.
Le esperienze straniere
In principio erano le City Farm o fattorie urbane, spazi di accoglienza e animazione per bimbi, ragazzi e famiglie, ubicate nel tessuto cittadino o nella prima periferia, il cui scopo era quello di far conoscere animali domestici, piante spontanee e coltivate. Occupavano generalmente immobili e terreni di proprietà pubblica ed erano gestite da animatori e volontari di associazioni no-profit. I primi a crearle furono, agli inizi del ‘900, gli scandinavi (Norvegia, Svezia e Danimarca), desiderosi di mettere in pratica la “filosofia” americana delle 4H: head, health, heart, hand (testa, salute, cuore, mano), che riassumeva il motto di “imparare facendo”, equivalente alla nostra pedagogia attiva. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’esempio fu seguito dalla Germania, dai Paesi Bassi, dove le City Farms sono oggi particolarmente diffuse e organizzate, grazie al sostegno di fondazioni, ministeri e sponsor privati. E, a partire dagli anni ’70, anche da Regno Unito, Belgio e Francia. In Inghilterra, il fenomeno assume anche caratteri singolari: non solo le city farms diventano un modo per recuperare aree abbandonate e degradate della periferia urbana, ma nascono anche dall’unione tra parchi e giardini privati o tra piccole fattorie già esistenti. Una realtà che forse più si avvicina a quella italiana è la Francia, dove convivono sia city farms che fattorie didattiche in piena campagna, organizzate in 18 nutrite reti regionali. Le loro attività sono varie e articolate: corsi di formazione, visite scolastiche, ippo e orto terapia, compostaggio e riciclo di rifiuti, attività ludico-sportive, centri estivi e doposcuola.

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