Expedia si affida ai blogger per vendere viaggi

Expedia si affida ai blogger per vendere viaggi
Expedia si affida ai blogger per vendere viaggi

Il titolo di questo articolo, detto così, sembra relativo alla solita notizia della ennesima società che vende viaggi online e che si affida ai social media per cercare di monetizzare maggiormente. Ma se la società non è una qualsiasi e si chiama Expedia e se la corporate americana invita a pranzo 16 blogger per parlare ufficialmente di viaggi e ufficiosamente chissà di cosa, il senso del titolo di questo articolo cambia radicalmente.

Andiamo con ordine e vediamo cosa è successo. Secondo Bloomberg Businessweek qualche giorno fa in un ristorante messicano di Seattle, negli Stati Uniti, c’è stato un incontro tra 16 blogger e alcuni dirigenti di Expedia. Lo scopo principale del meeting, sempre secondo il magazine americano, è la possibilità per i blogger di monetizzare.

In estrema sintesi: Expedia si affida ai blogger per vendere viaggi ben conscia che l’informazione proveniente dal basso, soprattutto nel settore travel, ha più efficacia tra i consumatori finali che si fidano sempre più dell’amico e meno degli addetti ai lavori.

D’altronde, non bisogna certamente andare a scavare nella corporate americana per capire il perché Expedia ha deciso di dare tutta questa importanza ai contenuti per i viaggiatori e, soprattutto, a quelli provenienti dal basso.

Expedia non è solo la società più grande al mondo, in fatto di fatturato, nel settore dei viaggi online. Expedia fino a qualche mese fa, era la corporate di TripAdvisor, società quest’ultima quotata in borsa da pochissimi giorni che ha fatto delle recensioni degli utenti il proprio business. E che business!

Insomma Expedia, che oggi ha scorporato TripAdvisor per questioni societarie, non è per nulla estranea al processo che ha portato al successo la società oggi spin-off, tanto da tentare la carta blogger.

Fa riflettere la sola idea di scrivere contenuti a comando, perché non credo che i blogger assoldati potranno mai conservare la libertà che è insita in chi scrive e che, forse, solo qualche verdone sventolato agli occhi di alcuni, ha il potere di far smarrire questa  preziosa indipendenza. Staremo a vedere se in nome del dollaro alcuni blogger venderanno la propria penna, volendo usare un termine in odore di amarcord, tradendo il lettore che, in questi casi, è sinonimo di turista.

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Informazioni su Anna Bruno 397 Articoli
Anna Bruno, giornalista professionista. Muove i primi passi come cronista a La Gazzetta del Mezzogiorno. Successivamente collabora con gli specializzati in viaggi (travel e food), spettacoli e tecnologie. Scrive per i principali magazine del settore viaggi ed è esperta di digital travel. Nel 2001 fonda FullTravel.it, magazine di viaggi, del quale è tuttora direttore responsabile. E’ appassionata di fuori rotta e posti insoliti.

3 Commenti

  1. Staremo a vedere.. certo è che prezzolare i blogger regalando viaggi e cene NON significa certo rendere più social la distribuzione dei viaggi (come dice l’articolo di Bloomberg).

  2. Ciao Francesco, sono pienamente d’accordo con te, tanto più che assoldare un blogger significa snaturarlo. Anna

  3. Per conto di un piccolo TO stiamo investendo in un progetto di comunicazione blogger/video maker. Che spero abbia seguito. Attenzione che non ASSOLDIAMO blogger. In rete solo un idiota può ‘pagare’ qualcuno per farsi scrivere un simil redazionale. Istantaneamente lo sputtanamento (è in inglese perchè sia + chiaro) è duplice: per il TO e per il blogger. Come sempre le ‘cose’ dipende da come vengono fatte …

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