Visita a Orvieto: da piazza Duomo alle necropoli etrusche

In cima alla rupe tufacea, che si eleva all'improvviso dalle linee dolci della campagna circostante, Orvieto si presenta agli occhi del viaggiatore come città di scoperta.

Orvieto - Foto di Valter Cirillo

Sommario

Appollaiata su una grande Rupe tufacea, che si eleva all’improvviso dalle linee dolci della campagna circostante, Orvieto schiude il suo cuore in Piazza del Duomo, uno spazio suggestivo, contornato da antichi palazzi e dominato dalla sagoma duecentesca del Duomo, la cui facciata, meravigliosamente scolpita, risplende di mosaici e marmi policromi.

All’interno sono custoditi capolavori pittorici, come “Le storie dell’Anticristo“, “La Resurrezione della Carne“, “I Reprobi e gli Eletti” e il “Giudizio universale” (nella Cappella Brizio) di Luca Signorelli, e gli Angeli sulle vele del soffitto di Beato Angelico.

La bellezza di Orvieto è amplificata dalla presenza di due necropoli etrusche, ubicate alla base della Rupe (località San Martino-Orvieto Scalo) e dalla parte sotterranea della città, ampliata nel corso del medioevo e utilizzata per diversi scopi, fino a diventare un autentico agglomerato scavato nella montagna.

Cosa vedere a Orvieto

Il Duomo

Il Duomo di Orvieto è un vero capolavoro dell’architettura gotica ed è un monumento nazionale italiano. La realizzazione della chiesa si deve a papa Niccolò IV. I lavori iniziarono nel 1290 con l’intendo di accorpare due chiese già esistenti. All’interno del Duomo è custodito il Corporale del miracolo di Bolsena, dal quale è seguito la festa del Corpus Domini. La facciata fu terminata solo alla fine del XVI secolo, con la realizzazione delle guglie laterali ad opera di Ippolito Scalza. Di grande rilievo sono i mosaici della facciata che però, a causa di numerosi restauri, hanno perso con il tempo le forme e lo stile delle origini.

Duomo di Orvieto - Foto di Christian Hardi
Duomo di Orvieto – Foto di Christian Hardi

2 Pozzo di San Patrizio

Il pozzo di San Patrizio si trova in posizione panoramica al centro di Orvieto. Fu realizzato per volere di papa Clemente VII, rifugiatosi ad Orvieto durante il sacco di Roma del 1527. Il progetto fu affidato al fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane. I lavori finirono nel 1537. A sezione circolare è profondo sessantadue metri e largo tredici. Intorno alla canna del pozzo girano a spirale due scale a chiocciola progettate in maniera tale da correre sovrapposte l’una all’altra senza però comunicare tra loro. Ogni scala ha duecentoquarantotto scalini comodissimi, facili da scendere anche per le bestie da soma. In fondo alla canna un piccolo ponte collega le due scale. La parte esterna del pozzo, consiste in una larga e bassa costruzione cilindrica, è decorata da gigli farnesiani di papa Paolo III, succeduto a Clemente VII. All’ingresso la lapide “quod natura munimento inviderat industria adiecit” (“ciò che non aveva dato la natura, procurò l’industria”) celebra la potenza dell’ingegneria umana capace di sopperire alle carenze naturali come la mancanza di acqua in città.

Papa Clemente VII non vide mai realizzata l’opera, che fu portata a termine da Simone Mosca nel 1543, quando sul soglio pontificio sedeva Paolo III. Il pozzo della Rocca, questo era il suo nome in principio, soltanto nell’Ottocento assunse la denominazione proverbiale di San Patrizio, quando la rocca aveva perduto la sua funzione militare. Il nome del Pozzo non ha alcuna attinenza con personaggi del luogo, ma fa riferimento all’abisso irlandese dove era solito pregare san Patrizio. Durante la costruzione del pozzo vennero ritrovati numerosi reperti archeologici risalenti all’epoca etrusca.

Interno Pozzo di San Patrizio - Foto Dream Grand Tour
Interno Pozzo di San Patrizio – Foto Dream Grand Tour

3 Pozzo della Cava

Il complesso, con ingresso in via della Cava, si snoda sotto il quartiere più antico di Orvieto. Articolato in nove sotterranei è ricco di ritrovamenti etruschi, medioevali e rinascimentali, riportati alla luce solo recentemente, dopo quasi quattro secoli di abbandono.

Il profondo pozzo, da cui l’intero sito prende il nome, fu fatto scavare, utilizzando un preesistente pozzetto etrusco, da papa Clemente VII che, rifugiatosi ad Orvieto nel 1527, ne ordinò la realizzazione per poter attingere acqua sorgiva in caso di assedio. La sua struttura presenta due parti accorpate: una a sezione circolare l’altra, più piccola e risalente al V-VI secolo a.C., rettangolare. Accanto al pozzo è possibile seguitare il percorso con la visita di una cisterna etrusca, alcuni butti, una cantina medioevale e resti di antiche tombe rupestri. Interessanti anche alcuni locali usati nel Medioevo e Rinascimento per produrre ceramica. Nel periodo natalizio, nella cavità del pozzo viene realizzato un suggestivo presepe il cui allestimento, diverso ogni anno, è sempre notevole nell’esecuzione artistica e nell’ambientazione storica.

Pozzo della Cava - Foto Orvietoviva
Pozzo della Cava – Foto Orvietoviva

4 Necropoli etrusca “Crocifisso del Tufo”

La necropoli è estesa lungo il versante settentrionale della rupe tufacea su cui sorge Orvieto, l’etrusca Velzna. Scoperta nell’Ottocento, rappresenta un documento straordinario della storia e della cultura etrusca. La sua visita trova essenziale complemento in quella del Museo Archeologico Nazionale e del Museo Claudio Faina di Orvieto, che ne custodiscono numerosi reperti, soprattutto i ricchi corredi ceramici. La necropoli fu utilizzata dall’ VIII al III secolo a.C; al periodo di massimo sviluppo (VI-V secolo a.C) risale la pianificazione della necropoli ad isolati, definiti da strade tra loro ortogonali e occupati da tombe del tipo “a dado”, secondo una rigida disposizione che riflette un’organizzazione sociale di tipo egualitaria. Ogni sepoltura era riservata a singole famiglie identificate dal nome inciso sull’architrave, che svela la presenza anche di cittadini stranieri ad Orvieto, sempre più cosmopolita. Forme di ostentazione della ricchezza raggiunta da un largo strato di cittadini sono, infine, espresse dai lussuosi oggetti di corredo, acquistati sul mercato greco-orientale, molti dei quali sono oggi visibili al Museo Archeologico Nazionale e al Museo Claudio Faina di Orvieto.

5 Torre del Moro

Un’esperienza da non perdere è la salita sulla cima della Torre del Moro, dove lo sguardo può spaziare libero oltre i tetti cittadini, sulla meravigliosa campagna. La torre si trova al centro di Orvieto, lungo il corso cittadino.

Alla fine del Duecento Orvieto ebbe un nuovo assetto urbano e collocò in posizione strategicamente centrale il palazzo dei Sette con la torre detta del Papa, alta 47 metri e orientata quasi perfettamente secondo i quattro punti cardinali. Le sue imponenti dimensioni consentivano, infatti, la dominazione visiva dell’allora vasto territorio dello stato orvietano. Nel XVI secolo la torre venne così chiamata da Raffaele di Sante, detto il Moro, che diede il suo nome anche al sottostante palazzo Gualtiero, di sua proprietà, e all’intera contrada. Nel 1865, all’altezza di diciotto metri, fu sistemata nella torre del Moro la vasca distributrice del nuovo acquedotto e, a seguito dei restauri del 1866, venne installato l’orologio meccanico e due campane civiche. La campana più piccola proveniva dalla torre di Sant’Andrea e quella più grande dal palazzo del Popolo.

Il palazzo dei Sette con la torre del Moro, recentemente restaurato e adibito a centro culturale, appartenne all’antica famiglia dei Della Terza, poi fu di proprietà del Papato, sede dei Sette, del pontefice e sembra che vi abitò anche Antonio da Sangallo.

Torre del Moro
Torre del Moro

6 Palazzo Coelli

A due passi dal Duomo si erge, in una posizione strategica e privilegiata, facilmente raggiungibile, l’elegante e monumentale Palazzo Coelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto. L’edificio, appartenuto nei secoli ad illustri famiglie orvietane, è il risultato dell’aggregazione in epoche successive di diversi volumi che costituiscono oggi una location raffinata e polivalente dove gusto e comfort si saldano in un binomio inscindibile. L’antica dimora gentilizia, completamente ristrut­turata ed ampliata, è ora anche un qualificato centro congressuale funzionale per l’organizzazione di qualsiasi tipo di evento: workshop, mostre d’arte, meetings, convegni e manifestazioni di interesse culturale e aziendale.

7 Teatro Luigi Mancinelli

Il teatro di Orvieto, importante sia da un punto di vista storico che artistico, si trova al centro della cittadina, a pochi passi dal Duomo e non distante dalla piazza principale. La visita è consigliata sia per la bellezza del teatro che per la ricca stagione teatrale e musicale. Un’attività teatrale ad Orvieto è documentata fin dal Cinquecento con l’accademia dei Giovani, detta anche dei Confusi, che si riuniva nella sala superiore del palazzo del Popolo cittadino. Ma in realtà l’insoddisfazione per un teatro non molto funzionale e l’ambizione spinsero alcuni a trovare soluzioni alternative al teatro dell’accademia. Nel Settecento la famiglia Gualtiero creò un teatro privato nella villa del Corniolo, a Porano, oggi villa Paolina. Ma per un teatro vero e proprio bisognerà aspettare il 1863, anno dell’inaugurazione. Progettato da Giuseppe Santini, il teatro Mancinelli venne inaugurato nel 1863. Nello stesso anno venne affidata ad Annibale Angelini la decorazione degli ambienti interni con grottesche, putti e festoni, desunti dalla tradizione classica. Giuliano Corsini si occupò delle decorazioni a stucco, mentre il romano Cesare Fracassini si occupò della pittura figurativa, tra cui anche il sipario, che terminò nel 1886. Per l’inaugurazione venne messa in scena l’opera “Favorita e Marte” assieme ai balletti “I Bianchi e i Neri” e “Pedrilla”. La sala ha la classica forma del teatro all’italiana, con pianta a ferro di cavallo, quattro ordini di palchi ed una loggia. Nel 1921 venne dedicato al musicista orvietano Luigi Mancinelli (1848-1921). Oggi si presenta nella sua forma originaria con una capienza di cinquecentosessanta posti. Nella cultura cittadina ha sempre avuto una funzione centrale, confermata dalla polivalenza delle attività che si svolgono al suo interno: congressi, convegni, mostre, conferenze e incontri con gli artisti, ma anche seminari di divulgazione e studio dell’arte cinematografica.

Teatro Luigi Mancinelli, Orvieto
Teatro Luigi Mancinelli, Orvieto

8 Orvieto underground

La particolare natura geologica del masso su cui sorge Orvieto ha consentito agli abitanti di scavare, nel corso di circa 2500 anni, un incredibile numero di cavità che si stendono, si accavallano, si intersecano al di sotto del moderno tessuto urbano. Queste sono un prezioso serbatoio di informazioni storiche ed archeologiche. Dalla centrale piazza Duomo di Orvieto, di fronte alla Cattedrale, presso l’Ufficio Informazioni Turistiche, partono tutti i giorni, a diversi orari, le visite guidate per “Orvieto Underground”. La visita, della durata di circa un’ora, si svolge all’interno di uno dei complessi sotterranei più interessanti e articolati della città. Personale qualificato accompagna i visitatori alla scoperta delle tracce lasciate dagli antichi abitanti di Orvieto, in un percorso agevole e godibile. Qui, il gioco di luci e ombre che ritaglia l’oscurità millenaria del sottosuolo, svela pozzi profondi e strettissimi con i quali gli Etruschi inseguivano le falde sotterranee alla ricerca dell’acqua, grandi macine in pietra e lunghe teorie di cunicoli.

Orvieto underground

Musei di Orvieto

9 Museo archeologico nazionale di Orvieto

È allestito al piano terra del medievale palazzo Martino IV, uno dei tre palazzi papali alle spalle del duomo di Orvieto. Raccoglie i materiali di più antico e recente ritrovamento e costituisce, assieme al museo della Fondazione Faina – posto sul lato opposto della piazza del Duomo – una sintesi delle conoscenze archeologiche su Orvieto. Essendo legato all’attività di ricerca e studio della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria e delle istituzioni scientifiche e culturali che operano nel territorio, il museo nazionale mostra gli esiti delle ricerche archeologiche ed è pertanto in continua evoluzione. Inaugurato nel 1982, il museo espone i materiali rinvenuti nel territorio fino al XIX secolo in precedenza custoditi nella sezione archeologica del Museo dell’Opera del Duomo. A questa collezione, composta da alcune migliaia di oggetti, si sono aggiunte le pitture parietali delle tombe Golini di Porano, fino a quel momento conservate nel Museo Archeologico di Firenze, nonché una cospicua raccolta dei più antichi ritrovamenti nella città (necropoli urbane di Crocifisso del Tufo e di Cannicella, templi del Belvedere e di via San Leonardo) e nel territorio circostante (necropoli di Porano, di Castellonchio e delle località limitrofe) riordinati topograficamente secondo moderni criteri museografici. I reperti recuperati grazie a scavi recenti o tuttora in corso vengono esposti secondo un piano di rotazione che consente di apprezzare i continui risultati delle ricerche.

10 Museo delle maioliche medievali e rinascimentali orvietane

Il Museo è creato nei locali di un’antica fornace. La collezione permanente si compone prevalentemente degli scarti di due fornaci attive in via della Cava dalla seconda metà del Trecento fino alla metà del Cinquecento; la stessa si arricchisce di maioliche acquisite in epoche successive e aventi legami con le fornaci stesse.

La collezione conta molti pezzi e deve la sua straordinarietà alla continuità produttiva dei ceramisti orvietani. Fino alla metà del Trecento, la città di Orvieto veniva considerata un centro di importazione di maioliche e veniva considerato pertanto di importazione.

Molte maioliche rinascimentali esposte, tuttavia, nei musei italiani e di altre nazioni con attribuzioni a centri produttivi come Deruta, Faenza, Montelupo, Gubbio, per citare i più importanti, presentano infatti riferimenti iconografici tipici dell’area orvietana quali stemmi nobiliari o di corporazioni. Solo questo doveva bastare a provare la loro provenienza dai laboratori orvietani, ma alcuni stereotipi culturali, orientati o dettati però dal mercato antiquario, impedivano una serena attribuzione di provenienza. Oggi è di comune accettazione il concetto che più realtà produttive nello stesso periodo offrissero lo stesso prodotto, sottolineando più che altro le eccellenze; se è indiscusso che la produzione orvietana raggiunse i più alti livelli nel Trecento, si tende ad affermare che fu poi superata nel Quattrocento e nel Cinquecento da Faenza e Deruta. Se però si esaminano attentamente le maioliche di questa collezione, soprattutto gli scarti di fornace, risulta evidente come la qualità sia rimasta altissima.

Nel museo è possibile vistare ben dieci sale, a partire dalla Sala Conferenze che nel Medioevo e nel Rinascimento veniva usata per la dipintura e per la messa in cottura delle ceramiche. Nella Sala della Cisterna si può ancora vedere la cisterna dalla quale veniva attinta l’acqua per la lavorazione della ceramica. Attraverso un canale scavato nella roccia e una probabile tubatura, l’acqua raggiungeva i punti di tornitura. Nella Sala della Fornace è possibile visitare una vera e propria fornace quasi rimasta intatta. Questa fornace è l’unica del Quattrocento ancora esistente al mondo. Nella Sala del Trecento le ceramiche qui esposte, per la quasi totalità degli scarti della fornace, sono quelle da sempre ritenute produzione orvietana. Nella sala dei Simboli sono esposti i pezzi più importanti della collezione. Nella Sala delle Truffette si inizia a vedere come alcune tipologie di maioliche venissero prodotte in maniera ripetitiva, quasi seriale, facendo capire che più che una bottega artigianale, la fornace fosse una vera e propria fabbrica. Oltre ai boccali sono presenti i contenitori a corpo globulare chiamati truffette. Nella Sala delle Zaffere vi si trovano le testimonianze di tutte le tipologie possibili di zaffere: da quelle classiche, a quelle diluite, per finire alle lavorazioni cosiddette alla damaschina ed alla porcellana imitative di manufatti orientali. Nella sala delle Ciotole oltre alle numerose ciotole sono conservate maioliche particolari. Nella Sala del Rinascimento sono maggiormente presenti i manufatti della fornace che, seppur ritrovati in gran numero nei pozzi orvietani venivano attribuiti alle botteghe artigianali di altre città. Sono visibili tipologie viterbesi o alto-laziali, derutine, faentine, toscane o di altre poco probabili provenienze come i graffiti su ingobbio invetriati di tipo ferrarese o veneto. Nella Sala delle Tazzine con le sue oltre quattrocento tazzine, è la testimonianza più evidente della produzione a carattere industriale della fornace di via della Cava.

Museo delle maioliche medievali e rinascimentali orvietane
Museo delle maioliche medievali e rinascimentali orvietane

11 Museo dell’opera del Duomo (MODO)

Non un solo museo ma un vero Sistema, quello dell’Opera del Duomo di Orvieto, ha come fulcro uno dei beni più preziosi del patrimonio artistico dell’umanità: la Cattedrale di Santa Maria Assunta, che conserva al suo interno la Cappella Nova o di San Brizio, capolavoro pittorico di Luca Signorelli. Dal fulcro della Cattedrale, la visita attraverso le sedi del MODO si snoda seguendo il filo conduttore della storia della città e del suo Duomo, ripercorsa attraverso le preziose collezioni artistiche che la Fabbriceria conserva da più di otto secoli. La raccolta più cospicua è nei palazzi Papali, attigui alla cattedrale, dove trovano esposizione opere di Coppo di Marcovaldo, Arnolfo di Cambio, Simone Martini, Luca Signorelli, Niccolò Circignani. Al primo piano (palazzo Soliano) è ospitata la raccolta di Emilio Greco (1913-1995), composta da opere plastiche e grafiche realizzate tra il 1947 e il 1991.

Nella duecentesca chiesa del convento di Sant’Agostino, seconda sede, è attualmente esposto il gruppo scultoreo dell’Annunciazione di Francesco Mochi, collocata al centro dell’abside, nonché la serie degli Apostoli e Santi realizzati su modello di vari artisti, tra cui il Giambologna e Ippolito Scalza, e rimossi dal duomo alla fine del XIX secolo.
Completa il percorso di visita la cappella di San Brizio all’interno dello stesso Duomo. Costruita entro la metà del Quattrocento, è tra le più alte testimonianze della pittura italiana per il ciclo di affreschi con il Giudizio universale, che interamente la decora, in parte di Beato Angelico (1447-49) e in parte di Luca Signorelli (1499-1504).

Museo dell'opera del Duomo (MODO), Orvieto
Museo dell’opera del Duomo (MODO), Orvieto

12 Museo Emilio Greco

Situato sulla Piazza del Duomo di Orvieto, sulla destra della Cattedrale e nella sua immediata prossimità, Palazzo Soliano è la più vasta e imponente delle residenze pontificie orvietane. Fu costruita su sollecitazione di papa Bonifacio VIII Caetani (1294-1303).
Già sede storica del Museo dell’Opera del Duomo, dal settembre 2008 è tornato al centro del percorso espositivo del MODO, di cui rappresenta il punto di avvio, per ospitare nel piano terra la
collezione Emilio Greco (1913-1995), donata dall’artista alla città di Orvieto, alla quale era legato artisticamente e umanamente. Dal 1970, infatti, i maestosi portali medievali della cattedrale accolgono le grandi ante bronzee realizzate da Greco tra il 1962 e il 1964. Con questa straordinaria testimonianza di rinnovamento dell’arte sacra del secondo Novecento, prende l’avvio il percorso verso le più famose icone della raccolta dell’Opera del Duomo nei Palazzi Papali.
Le opere esposte nei suggestivi ambienti di Palazzo Soliano vanno dal 1947 al 1990 e segnano le tappe più significative della carriera dell’artista siciliano: dal Lottatore, esposto a Londra in occasione delle Olimpiadi del 1948, al famoso calco in gesso del Monumento a papa Giovanni XXIII realizzato tra 1965 e il 1967.

Museo Emilio Greco, Orvieto
Museo Emilio Greco, Orvieto

13 Museo “Claudio Faina” e Museo civico

Il museo Claudio Faina e il museo civico archeologico hanno sede nel palazzo Faina, situato in piazza Duomo di Orvieto.
Edificato a metà dell’Ottocento, il palazzo fu costruito riutilizzando le strutture della casa dei Monaldeschi, dal Duecento tra le famiglie più importanti d’Orvieto. Nel palazzo, acquistato alla metà dell’Ottocento dal conte Claudio Faina senior, fu trasferita la collezione di famiglia ospitata inizialmente nella residenza di Perugia. L’edificio è sede museale dal 1954, quando l’ultimo erede Claudio junior lasciò per testamento al Municipio di Orvieto tutte le proprietà per finanziare la “Fondazione per il Museo Claudio Faina”.

Il percorso espositivo mira ad illustrare le tappe di formazione della raccolta, dal nucleo originario costituito a partire dal 1864 dal conte Mauro secondo gli indirizzi collezionistici del tempo fino alla raccolta incrementata dall’erede Eugenio che limitò le acquisizioni a reperti di area orvietana e promosse la formazione di un museo civico anziché arricchire la collezione di famiglia.

Dalla galleria situata al secondo piano del palazzo si può ammirare una prospettiva particolare del Duomo. Dall’ingresso in piazza Duomo si accede al Museo Civico archeologico, sistemato al piano terra del palazzo, interamente dedicato ai reperti provenienti dagli scavi della città e del territorio d’Orvieto, che testimoniano l’eccezionale fioritura di Volsinii, l’etrusca Orvieto. Delle produzioni di altissima qualità artistica realizzate nel corso del V secolo a.C. dalle botteghe volsiniesi sono esposte le terrecotte architettoniche provenienti dal tempio del Belvedere. Ispirati direttamente all’arte classica greca, costituivano l’apparato decorativo e di rivestimento degli edifici sacri. Dall’area sacra di Cannicella, complesso santuariale all’interno della necropoli posta a sud della città, proviene la celebre statuetta della Venere, e della necropoli del Crocifisso del Tufo sono esposti alcuni cippi in pietra, i segnacoli delle tombe in genere recanti il nome del defunto. Del territorio orvietano sono illustrati materiali collezionati nel corso dell’Ottocento, tra cui il sarcofago di Torre San Severo, con scene scolpite raffiguranti episodi mediati dalla mitologia greca, di ispirazione funeraria.

La collezione Faina è sistemata al piano nobile e al secondo piano del palazzo in un allestimento rinnovato nel 1996. Al piano nobile, che conserva la decorazione ottocentesca, sono sistemati i reperti recuperati o acquistati dai Faina, con particolare attenzione all’attività collezionistica di Mauro, specie per quanto riguarda la collezione numismatica di monete, in grande maggioranza romane di epoca repubblicana e imperiale, sono esposte in rigorosa sequenza cronologica.

Al secondo piano i reperti sono ordinati secondo un criterio tipologico e cronologico: dai materiali pre-protostorici alla ceramica attica, mentre alcuni ambienti sono interamente dedicati alla ceramica etrusca.

Museo "Claudio Faina" e Museo civico, Orvieto
Museo “Claudio Faina” e Museo civico, Orvieto

Altri luoghi di interesse di Orvieto

14 Abbazia di San Severo e Martirio

Interessante edificio sorto nell’alto medioevo e ricostruito poi nel Sec. XII dai benedettini. L’orine francese dei premostratensi, succeduto nel 1220 ai benedettini. ampliò l’Abbazia verso nord, in stile di transizione romanico-gotico.

Abbazia di San Severo e Martirio, Orvieto
Abbazia di San Severo e Martirio, Orvieto

15 Complesso dei Palazzi papali

Residenze papali costruite dai papi Urbano IV e Martino IV. La prima (1264) in stile romanico di transizione al gotico e la seconda (1284) è inspirata al gotico francese.

16 Ex Chiesa di Sant’Agostino di Orvieto

Ex Chiesa di S. Agostino con portale gotico del 1300 riccamente ornato. Interno settecentesco con altari laterali.

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