Cosa vedere a Bristol e cosa fare: visita della città inglese, tra musica e street art

Alla scoperta di Bristol, vivace città inglese, da secoli centro di scambi e commerci e luogo di nascita di una cultura underground celebrata in tutto il mondo. Visita della città inglese, tra musica e street art.

Cosa vedere a Bristol - Foto di David Harper

Sommario

Warehouse lungo i canali di Bristol - Foto di David HarperWarehouse lungo i canali di Bristol - Foto di David Harper

La scena musicale di Bristol

Bristol è una città con una vivacissima scena musicale dove è facile trovare ogni sera una scelta di concerti live e club night di buon livello. Alcuni posti sono quasi leggendari, come il Thekla, party boat ancorata al porto o il Motion, il più grande club di Bristol ricavato in un ex skatepark vicino alla stazione di Temple Meads. Ma ci sono anche tantissimi pub e bar, come il Canteen, che offrono ottima musica dal vivo.

Tutto ciò non nasce dal nulla, ma è il risultato di un fermento culturale iniziato circa mezzo secolo fa. La scena underground di Bristol è stata largamente influenzata dalla componente etnica caraibica della popolazione cittadina che introdusse in Inghilterra negli anni Settanta la cultura del sound system: si tratta di esibizioni musicali estemporanee condotte da DJ e MC che si svolgono per strada, in magazzini in disuso o in club. La polizia era solita irrompere e sequestrare le attrezzature. Ciò portò alla crescita di tensioni sociali, alimentate anche da un massiccio uso da parte della polizia di perquisizioni arbitrarie soprattutto nei confronti delle persone di colore. Tutto ciò sfociò, nel 1980, nella rivolta di St Pauls, conclusasi con 130 arresti e 25 ricoveri in ospedale. Da allora ci fu una maggiore tolleranza e le attrezzature non vennero più sequestrate.

Il significato dei sound system non è da ridursi a semplici party non autorizzati: per i giamaicani era un modo per mantenere nella terra in cui erano emigrati un legame con le loro radici. La musica, poi, era un veicolo per far sentire la propria voce sui temi di disagio sociale, ma anche per propagare messaggi pacifisti.

L’originalità decretava il successo dei singoli sound system. Perciò con il tempo non ci si limitava più a suonare reggae, hip hop e funk, ma si campionavano e remixavano queste musiche creando qualcosa di nuovo. Quando i nuovi pezzi avevano dei breakbeat velocissimi e una forte presenza di bassi, si aveva il drum’n’bass. Quando invece il ritmo era lento ed il suono era arricchito con sonorità elettroniche sospese e sognanti, si aveva il trip hop. Entrambi questi generi sono nati a Bristol ed alcuni dei loro rappresentanti (Massive Attack, Portishead, Tricky e Roni Size), partendo dai club cittadini, sono poi diventati star internazionali. 

Banksy e la street art

La musica ha sempre avuto uno stretto rapporto con l’arte, in particolare con la street art, che spesso è veicolo di messaggi politici e sociali. Robert Del Naja dei Massive Attack era molto attivo anche come graffiti artist. Ma il nome più noto è quello di Banksy, il famoso artista di cui non si conosce l’identità, anche se un’ipotesi è che sia lo stesso Del Naja.

Purtroppo molte opere di Banksy non sono più visibili, ed alcune non sono più nella loro collocazione originale (come “The Grim reaper”, che, dallo scafo del Thekla è stato spostato al museo M-Shed). Ne restano comunque alcune molto significative, come “La ragazza con l’orecchino di perle” nella zona del porto, dove l’orecchino è l’unità esterna di un sistema di allarme; “L’amante ben appeso” in Frogmore Street, sul muro di una clinica per disturbi sessuali; “Mild, mild West”, vicino a The Canteen, con un orsacchiotto che lancia una molotov a dei poliziotti; oppure, infine, il graffito di San Valentino, a Barton Hill, dove l’artista ha trascorso una buona parte della sua giovinezza.

Molte opere di Banksy sono site specific, cioè pensate appositamente per un certo luogo che ne rafforza il significato. In certi casi è come se i graffiti di Bristol volessero aggiungere uno strato a muri costruiti con i soldi ricavati dal commercio degli schiavi e volessero porre delle domande a noi che camminiamo per la strada. Il recente episodio della statua del mercante di schiavi Edward Colston gettata nel porto è un risultato di questo continuo porsi domande. E, ancora una volta, trovare l’origine e la risposta nel porto.

Street art a Bristol - Foto di Bob Morgan
Street art a Bristol – Foto di Bob Morgan

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