Cosa vedere a Bristol e cosa fare: visita della città inglese, tra musica e street art

Alla scoperta di Bristol, vivace città inglese, da secoli centro di scambi e commerci e luogo di nascita di una cultura underground celebrata in tutto il mondo. Visita della città inglese, tra musica e street art.

Cosa vedere a Bristol - Foto di David Harper
Bristol - Foto di David Harper

Sommario

Bristol è la città più importante del Sud Ovest dell’Inghilterra. Si affaccia sulla foce del fiume Avon, in un punto in cui fiume e mare diventano la stessa cosa. Il suo porto è stato nel corso dei secoli il punto focale della storia e della cultura della città.

Bristol: luoghi di interesse delle città inglese

Il porto di Bristol

Dal porto di Bristol partì nel 1497 Giovanni Caboto alla volta del Nuovo Mondo e, anche se pensava di essere arrivato all’estremità nord-orientale dell’Asia, fu il primo a scoprire il Canada segnando di fatto l’inizio dell’attività coloniale inglese nel Nord America. Enrico VII, promotore delle spedizioni di Caboto, pose le basi per trasformare Bristol in porto monopolistico, concentrando sulla città tutta la ricchezza derivante dai rapporti commerciali, purtroppo anche da quelli moralmente inaccettabili, fra Inghilterra e Nuovo Mondo.

Inizialmente i traffici avvenivano in prevalenza con la Spagna e le sue colonie. Con lo sviluppo delle colonie inglesi in Nord America, a partire dal XVII secolo, Bristol ebbe un ruolo cruciale nella tratta degli schiavi. Il commercio avveniva mediante una triangolazione: i beni prodotti in Inghilterra venivano inviati in Africa Occidentale e scambiati con gli schiavi. Gli schiavi venivano trasportati e venduti in Nord America; qui le navi caricavano i prodotti delle piantagioni (tabacco, zucchero e cotone) per portarli a Bristol e ricominciare il ciclo.

Attraverso il porto, a partire dagli inizi del Novecento, sono arrivati anche i migranti che costituiscono una parte integrante della popolazione. Secondo gli ultimi dati demografici, il 16% della popolazione appartiene a gruppi etnici black o minori. Fra questi, i più rappresentati sono quelli di origine africana e giamaicana. L’unione della cultura musicale dei migranti con quella inglese ha creato generi originali “made in Bristol” che si sono diffusi in tutto il mondo.

Perciò, sia che si voglia visitare Bristol in maniera tradizionale, sia che la si voglia scoprire attraverso la sua cultura underground, il porto è sempre il principale punto di riferimento, reale o simbolico.

Porto di Bristol - Foto di David Harper
Porto di Bristol – Foto di David Harper

Le opere di Brunel

A Bristol qualsiasi posto di rilevanza turistica espone fotografie o illustrazioni dei due simboli della città: la nave Great Britain e il ponte sospeso di Clifton. Entrambi sono opera di Isambard Kingdom Brunel, il geniale ingegnere civile noto soprattutto per il primo tunnel sotto il Tamigi.

La Great Britain, varata nel 1845 ed attualmente trasformata in nave museo, domina il porto di Bristol. Con i suoi 98 metri è stata per nove anni la nave passeggeri più lunga del mondo. Era destinata alla rotta transatlantica Liverpool-New York che percorreva mediamente in quattordici giorni. Brunel, che già aveva lavorato a Bristol con successo alla Great Western, aveva deciso di applicare a questa nave due innovazioni tecnologiche: lo scafo di ferro al posto del tradizionale scafo di legno, e la propulsione ad elica al posto della ruota a pale.

Lo studio e l’applicazione delle due soluzioni su una nave di così grandi dimensioni determinò un ritardo di circa 5 anni rispetto alla data di varo prevista, compromettendo la sostenibilità finanziaria dell’impresa. A ciò si aggiunsero alcune costose riparazioni dovute ad incidenti di navigazione. Perciò la nave fu venduta l’anno successivo al suo varo e cambiò funzione, diventando una nave da trasporto di emigrati verso l’Australia, in concomitanza con la scoperta dell’oro nello Stato di Vittoria. Dopo essere stata convertita completamente in nave a vela, venne utilizzata per trasportare carbone e successivamente come nave per stoccaggio e per quarantena, finché venne affondata deliberatamente nel 1937 presso le Isole Falkland. Nel 1970 iniziò una titanica azione di recupero e restauro che oggi ci permette di visitarla e scoprirla in tutte le sue parti nello stesso bacino di carenaggio dove è stata costruita.

La prua della Great Britain, Bristol - Foto di Ian Kelsall
La prua della Great Britain, Bristol – Foto di Ian Kelsall

Il ponte sospeso collega Clifton, un sobborgo poco fuori Bristol, con Leigh Woods nel North Somerset. Se si segue il percorso pedonale e ciclabile che, costeggiando il fiume, dal porto conduce fuori Bristol, quando il paesaggio da urbano è diventato collinare, a un certo punto il ponte ci comparirà davanti, lasciandoci piacevolmente stupiti con i suoi 75 metri di altezza e 412 metri di lunghezza. Il progetto originario, come detto, è di Brunel ma fu rielaborato e portato a termine nel 1864, cinque anni dopo la sua morte, da William Henry Barlow e John Hawkshaw. Se il progetto di Brunel fosse stato seguito alla lettera, adesso in cima a una delle torri vedremmo dieci sfingi, una decorazione molto popolare in quell’epoca. 

Il ponte sospeso di Clifton, Bristol - Foto di Dean Moriarty
Il ponte sospeso di Clifton, Bristol – Foto di Dean Moriarty

Le warehouse

Della florida attività commerciale di Bristol restano le warehouse, i magazzini per lo stoccaggio delle merci. Alcuni di loro hanno subito delle trasformazioni e, grazie alla loro nuova funzione, hanno concorso a preservare dal degrado la zona portuale. La Bush House, della metà del XIX secolo, originariamente un magazzino per il tè, ospita attualmente l’Arnolfini, un centro internazionale d’arte con un ricco programma di mostre, performance, cinema e conferenze. Il Watershed Media Centre con i suoi tre cinema e il suo centro di produzione multimediale occupa l’E ed il W Shed di Canon’s Road. L’Arnolfini, dal punto di vista architettonico, è stato il primo esempio di Bristol Byzantine style, uno stile peculiare di questa città sviluppatosi fra il 1850 e il 1880 ed utilizzato prevalentemente per warehouse ed edifici industriali. È caratterizzato da influenze bizantine e moresche, dall’uso di archi e di pietre di diversi colori, prevalentemente rossi, gialli, bianchi e neri. Anche se molti degli edifici in questo stile non esistono più, rimangono alcuni notevoli esempi, sia nella zona portuale che in altre parti della città, come il Granary, il Robinson’s Warehouse, l’edificio di 35 King Street e il Clarks Wood Company Warehouse.

Warehouse lungo i canali di Bristol - Foto di David HarperWarehouse lungo i canali di Bristol - Foto di David Harper

La scena musicale di Bristol

Bristol è una città con una vivacissima scena musicale dove è facile trovare ogni sera una scelta di concerti live e club night di buon livello. Alcuni posti sono quasi leggendari, come il Thekla, party boat ancorata al porto o il Motion, il più grande club di Bristol ricavato in un ex skatepark vicino alla stazione di Temple Meads. Ma ci sono anche tantissimi pub e bar, come il Canteen, che offrono ottima musica dal vivo.

Tutto ciò non nasce dal nulla, ma è il risultato di un fermento culturale iniziato circa mezzo secolo fa. La scena underground di Bristol è stata largamente influenzata dalla componente etnica caraibica della popolazione cittadina che introdusse in Inghilterra negli anni Settanta la cultura del sound system: si tratta di esibizioni musicali estemporanee condotte da DJ e MC che si svolgono per strada, in magazzini in disuso o in club. La polizia era solita irrompere e sequestrare le attrezzature. Ciò portò alla crescita di tensioni sociali, alimentate anche da un massiccio uso da parte della polizia di perquisizioni arbitrarie soprattutto nei confronti delle persone di colore. Tutto ciò sfociò, nel 1980, nella rivolta di St Pauls, conclusasi con 130 arresti e 25 ricoveri in ospedale. Da allora ci fu una maggiore tolleranza e le attrezzature non vennero più sequestrate.

Il significato dei sound system non è da ridursi a semplici party non autorizzati: per i giamaicani era un modo per mantenere nella terra in cui erano emigrati un legame con le loro radici. La musica, poi, era un veicolo per far sentire la propria voce sui temi di disagio sociale, ma anche per propagare messaggi pacifisti.

L’originalità decretava il successo dei singoli sound system. Perciò con il tempo non ci si limitava più a suonare reggae, hip hop e funk, ma si campionavano e remixavano queste musiche creando qualcosa di nuovo. Quando i nuovi pezzi avevano dei breakbeat velocissimi e una forte presenza di bassi, si aveva il drum’n’bass. Quando invece il ritmo era lento ed il suono era arricchito con sonorità elettroniche sospese e sognanti, si aveva il trip hop. Entrambi questi generi sono nati a Bristol ed alcuni dei loro rappresentanti (Massive Attack, Portishead, Tricky e Roni Size), partendo dai club cittadini, sono poi diventati star internazionali. 

Banksy e la street art

La musica ha sempre avuto uno stretto rapporto con l’arte, in particolare con la street art, che spesso è veicolo di messaggi politici e sociali. Robert Del Naja dei Massive Attack era molto attivo anche come graffiti artist. Ma il nome più noto è quello di Banksy, il famoso artista di cui non si conosce l’identità, anche se un’ipotesi è che sia lo stesso Del Naja.

Purtroppo molte opere di Banksy non sono più visibili, ed alcune non sono più nella loro collocazione originale (come “The Grim reaper”, che, dallo scafo del Thekla è stato spostato al museo M-Shed). Ne restano comunque alcune molto significative, come “La ragazza con l’orecchino di perle” nella zona del porto, dove l’orecchino è l’unità esterna di un sistema di allarme; “L’amante ben appeso” in Frogmore Street, sul muro di una clinica per disturbi sessuali; “Mild, mild West”, vicino a The Canteen, con un orsacchiotto che lancia una molotov a dei poliziotti; oppure, infine, il graffito di San Valentino, a Barton Hill, dove l’artista ha trascorso una buona parte della sua giovinezza.

Molte opere di Banksy sono site specific, cioè pensate appositamente per un certo luogo che ne rafforza il significato. In certi casi è come se i graffiti di Bristol volessero aggiungere uno strato a muri costruiti con i soldi ricavati dal commercio degli schiavi e volessero porre delle domande a noi che camminiamo per la strada. Il recente episodio della statua del mercante di schiavi Edward Colston gettata nel porto è un risultato di questo continuo porsi domande. E, ancora una volta, trovare l’origine e la risposta nel porto.

Street art a Bristol - Foto di Bob Morgan
Street art a Bristol – Foto di Bob Morgan

Mappa di Bristol

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