Content Marketing nel settore turistico, come ottimizzare le PR

Dopo la rivoluzione dei contenuti grazie al Web 2.0 e ai social media, ci sono ancora agenzie di comunicazione e pubbliche relazioni (PR) che non hanno ancora colto il cambiamento in atto. Molte perseguono ancora quel modo di fare in voga anni fa quando la comunicazione era unidirezionale e le aziende non conoscevano la parola “ascolto”.

Content Marketing
Content Marketing nel settore turistico, come ottimizzare le PR

Con i social media le strategie di content marketing sono completamente cambiate nonostante, in Italia, sono poche le agenzie che hanno realmente percepito e soprattutto messo in atto questo mutamento. Colpa forse anche dei loro clienti che preferiscono azioni push commerciali invece di raccogliere feedback, positivi o negativi, da parte dei consumatori.

In questo scenario si inseriscono diverse società di comunicazione e PR che si occupano di travel. Molte agenzie fanno content marketing esclusivamente con i comunicati stampa. Non che questo strumento sia obsoleto, anzi! Ma ciò che mi colpisce maggiormente è “il senso unico” del messaggio.  In buona sostanza accade che l’agenzia di comunicazione e PR invii un comunicato stampa ad un giornalista o editore, faccia il recall (telefonata o email che segue l’invio del comunicato stampa per invogliare, con le buone maniere, il giornalista a scrivere sull’argomento) che a volte ha successo e altre volte risulta inutile e dannoso, infine predispone la rassegna stampa.

La rassegna stampa consiste nella raccolta di articoli sull’azienda “promossa” dall’agenzia. Quel che trovo assurdo è il modo di fare rassegna stampa. Molte agenzie sono solite fare “rassegne stampa a chilo”, come mi piace chiamare le raccolte che riportano siti o testate giornalistiche che hanno pubblicato il comunicato stampa senza degnarsi neanche di cambiare una parola. Che senso ha, mi chiedo, una rassegna stampa fatta da siti copia e incollisti? L’unico significato è quello di buttare “fumo negli occhi” al cliente che prima o poi, ne sono certa, si sveglierà dal sonno in cui è caduto.

E allora? Le agenzie di comunicazione e PR devono adeguarsi al mondo che cambia e, soprattutto, alla comunicazione che si evolve. Meglio una rassegna stampa realizzata con pochi ritagli (volendo usare ancora il linguaggio del cartaceo) ma relativi a siti che hanno scritto in forma originale sull’argomento o sull’azienda ed inserire anche discussioni online, riprese dalle maggiori piattaforme di social network, facendo attenzione dal distinguere la spontaneità dal discorso dai finti utenti pagati per scrivere (fenomeno tutt’altro che raro).

Il risultato finale avrà un segno meno, quello relativo alla quantità di materiale ma avrà soprattutto un segno più, quello della qualità. In fondo, in un mondo fatto di conversazioni e ascolto a che serve la quantità che non conosce in alcun modo la peculiarità dell’eccellenza?

 Se vuoi rimanere aggiornato sulla destinazione ROMA iscriviti alla nostra newsletter
Informazioni su Anna Bruno 414 Articoli
Anna Bruno, giornalista professionista. Muove i primi passi come cronista a La Gazzetta del Mezzogiorno. Successivamente collabora con gli specializzati in viaggi (travel e food), spettacoli e tecnologie. Scrive per i principali magazine del settore viaggi ed è esperta di digital travel. Nel 2001 fonda FullTravel.it, magazine di viaggi, del quale è tuttora direttore responsabile. E’ appassionata di fuori rotta e posti insoliti.

2 Commenti

  1. Ciao Vincenzo, grazie per essere intervenuto in questo blog. Il problema di fondo è che se c’è un mondo che cambia devono esserci anche i servizi e e chi li eroga ad adeguarsi. Non è colpa dei clienti (almeno non del tutto) che si fidano ma la professionalità non conosce la parola “obsolescenza”. Anna

  2. bel post! Musica per le mie orecchie. Succede perché spesso il cliente non ha le idee chiare circa gli obiettivi della propria comunicazione. A cosa servono le PR, a cosa serve l’ufficio stampa, le digital PR o degli abili copy?

    Molto spesso accade che la stessa agenzia erogatrice del servizio, sia anche quella che stabilisce i criteri di valutazione del proprio lavoro. Non dovrebbe essere così. E questo ci da la dimostrazione di quanta strada ci sia da fare ancora nel nostro settore per molti versi poco professionalizzato e immaturo.

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*