Carnevale, oltre Venezia e Viareggio

Bentornato Carnevale! Dalle Alpi alle Isole, la ricorrenza più pazza dell’anno si rivela una rutilante festa di strada, che è bello vivere dall’interno, mescolandosi a maschere e cortei, lasciandosi contagiare dall’euforia collettiva. Oltre alle famose kermesse di Venezia e Viareggio, l’Italia vanta una nutrita serie di Carnevali meno conosciuti ma non, per questo, meno affascinanti e coinvolgenti.

Bentornato Carnevale! Dalle Alpi alle Isole, la ricorrenza più pazza dell’anno si rivela una rutilante festa di strada, che è bello vivere dall’interno, mescolandosi a maschere e cortei, lasciandosi contagiare dall’euforia collettiva. Oltre alle famose kermesse di Venezia e Viareggio, l’Italia vanta una nutrita serie di Carnevali meno conosciuti ma non, per questo, meno affascinanti e coinvolgenti. Dai paesi alpini del Gran San Bernardo a Oristano, passando per il Friuli, l’Emilia Romagna, il Lazio, la Puglia e la Sicilia, ecco una veloce carrellata.

In Val d’Aosta, la Valle del Gran San Bernardo, chiamata in patois, la Coumba Freida (valle fredda), è la cornice di un suggestivo Carnevale, che ricorda il passaggio dell’esercito di Napoleone, nel 1800. A partire dalla fine di gennaio, deliziosi paesini dal nome franco-provenzale, come Allein, Etroubles, Gignod, Saint-Oyen e Saint-Remy-en-Bosses vedono sfilare a turno la banda e un corteo di personaggi in costume rosso fuoco, con copricapo elaboratissimi, che richiamano quelli dell’esercito napoleonico. Mentre i figuranti danzano al suono del clarinetto o fanno la questua tra gli abitanti, compaiono anche due maschere tradizionali, il toc e la tocca, coppia di anziani litigiosi, che chiude il corteo assieme a un orso al guinzaglio del domatore, simbolo dell’arrivo della primavera.

A Bagolino, in provincia di Brescia, è di scena il Carnevale Bagosso, con ballerini, suonatori e “Maschér”. I ballerini sono uomini con maschere femminili e costume tradizionale, portano un cappello di feltro, sul quale le donne cuciono metri di nastro rosso. Sei suonatori accompagnano le danze lungo le strade e gruppi di persone mascherate alla foggia bagossa invadono festosamente le vie dei due antichi rioni, Osnà e Cavril, caratterizzati da case alte e addossate di fattura medievale, portici, sottopassaggi, terrazze e ballatoi. Informazioni: tel.0365.99904.

Lo storico Carnevale Asburgico di Arco, in provincia di Trento, rievoca i fasti di quando la cittadina era Kurort, soggiorno climatico della corte imperiale viennese. Tra vicoli e pittoresche stradine è molto piacevole seguirne le fasi e ammirare gli splendidi costumi di ufficiali e damigelle, che prendono parte al Gran Galà Asburgico.

Anche Grado, l’isola fra Trieste e Venezia, vanta un carnevale antico e originale. Ogni “Zuoba grasso”, giovedì grasso, si festeggia l’anniversario della vittoria riportata nel 1162 dal Doge di Venezia sul Patriarca di Aquileia, che con alcuni feudatari minacciava di invadere l’isola. Le vie del centro vedono una rutilante sfilata di figuranti e gruppi mascherati, che rendono omaggio al “Manso infiocao” (letteralmente, il manzo infiocchettato), in ricordo del tributo annuale che, per secoli, gli aquileiesi dovettero pagare ai veneziani: un bel manzo e 12 suini. Informazioni: Comune di Grado tel. 0431.898212

A Cento, in provincia di Ferrara, si tiene un Carnevale le cui radici affondano nell’epoca barocca: la maschera locale del Tasi compare infatti in un affresco del Guercino del 1615. Oggi, e grazie al gemellaggio con il Carnevale di Rio de Janeiro, la manifestazione richiama oltre 300mila visitatori l’anno, che assistono alle numerose sfilate dei carri (tutte le domeniche dal 28 gennaio al 25 febbraio), caratterizzate dal “gettito”, il lancio dall’alto di caramelle, cioccolatini e gadget ; alle esibizioni delle ballerine brasiliane e alle molte iniziative collaterali, organizzate in collaborazione con il Comune di Cento (tel.051.6843334). Tra queste, da non perdere sono quelle dedicate ai bambini, con laboratori ludici, visite guidate ai capannoni dei carri allegorici e il Laboratorio delle Mascherine. Informazioni tel.051.904252

Ronciglione, paesino in provincia di Viterbo, a due passi dal lago di Vico e dai Monti Cimini, vanta un bel Carnevale storico, i cui momenti forti sono la sfilata dei carri, la cavalcata degli Ussari, in ricordo del passaggio di un Capitano degli Ussari francesi e dei suoi Dragoni in onore di una bella dama del luogo, e la cosiddetta “Corsa a Vuoto”, una specie di palio senza fantini. Il tutto in poco più di una settimana. Informazioni: Comune di Ronciglione tel. 0761.62901.

Risale al Medioevo la tradizione del carnevale di Gallipoli (Lecce), che inizia addirittura il 17 gennaio con il rito della fòcara, falò in onore di Sant’Antonio Abate. Personaggio simbolo della festa di febbraio è però “lu Titoru”, il giovane soldato Teodoro che rientrò dalla guerra per festeggiare il carnevale in famiglia. Si narra che sua madre, la Caremma, supplicò Dio affinché prolungasse la licenza del figlio. Ottenuta una proroga di due giorni, costui si ingozzò di salsicce e polpette, finché morì, diventando anche la maschera tradizionale gallipolina. Ogni anno se ne celebra il grottesco funerale: viene portato in corteo su un carretto, circondato da donne piangenti. A partire dagli anni ’50 il carnevale è diventato anche un’imponente sfilata di carri allegorici e gruppi mascherati, con tanta musica e balli in piazza. Informazioni: Proloco di Gallipoli tel.0833.263007.

A Sciacca, in provincia di Agrigento (Sicilia), è Peppenappa ad aprire il corteo del rutilante Carnevale. Il personaggio del folclore locale sfila per le strade del centro, seguito dai carri allegorici che rappresentano temi di attualità, politica e fantasia, per finire bruciato l’ultimo giorno di festa e celebrare, così, la fine dell’inverno, sullo sfondo della baia di Cammordino.

La Sartiglia, a Oristano , è senz’altro il Carnevale più celebre della Sardegna. Di origini trecentesche, si svolge nelle vie cittadine a partire dal 2 febbraio, giorno della Candelora, con la cerimonia d’investitura del Capocorsa. La gara si svolge invece l’ultima domenica di Carnevale e il martedì successivo: i cavalieri, con il volto coperto da maschere femminili, devono infilzare con una spada alcune stelle d’argento (in sardo, sartiglia significa appunto stella o sortilegio) sospese all’altezza di un uomo a cavallo. Vince chi fa più centri. Ma la cerimonia è anche densa di rituali religiosi legati all’agricoltura: se il cavaliere prende la stella, la terra porterà frutti abbondanti e la sopravvivenza della comunità sarà garantita. La giostra si conclude con acrobazie in sella a cavalli lanciati al galoppo, in una cornice imperdibile.

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