Bookmarks 2.0, quando i contenuti sono utili solo per la pubblicità e non per l’utente

Voli low cost
Voli low cost

Da tempo noto che in Italia ci sono società che adottano il sistema di arbitraggio del PPC. Per chi non conoscesse la problematica, mi sono occupata abbondantemente di questa piaga molto conosciuta dagli investitori della pubblicità a click nei miei editoriali su FullPress.it tanto da ottenere anche una risposta ufficiale da parte di Google (società chiamata in causa più volte nel corso degli editoriali) che ha stigmatizzato la situazione.

Cosa mi ha spinto a tornare sull’argomento dell’arbitraggio del PPC
Questa volta sono partita dal sito FullTravel.it sul quale, utilizzando il motore di ricerca interno al magazine, stavo cercando voli low cost. Mi ha attratto una pubblicità di AdSense, sul lato destro del sito.  L’annuncio presentava il titolo “Berlino low cost”, quindi in assoluta pertinenza con quando stavo cercando. Non clicco mai sugli annunci dei miei siti, in pieno rispetto della policy di Google. Questa volta però, in via del tutto eccezionale, l’ho fatto. Sono certa che essendosi trattato di un caso assolutamente sporadico Google comprenderà. Ebbene, con mio stupore, sono atterrata su una pagina priva di contenuti degni di nota e con gli immancabili annunci AdSense nella parte alta e bassa della landing page. 

La landing page

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Come è ben noto, Google non ama le pagine vuote e quelle con contenuti non pertinenti. Ebbene, questa pagina non è assolutamente una landing page casuale. E’ frutto di una nuova moda della Rete quella dei boomarks che in forma più maliziosa sposano un vecchio concetto di Internet prima generazione, quella dell’elenco dei siti (directory). In quel periodo però, i bookmarks erano molto richiesti (Yahoo! docet) perché i motori di ricerca erano scarsamente prestanti e le recensioni erano fatte “a mano” e non rimpastati da software come questi della nuova generazione Internet che tirano fuori contenuti sempre meno interessanti e qualitativamente scadenti con il solo fine di fare da contorno alla redditizia pubblicità testuale.

L’autore
Per capire chi ci fosse dietro a tutto questo ho cliccato sul link “Chi siamo”, posto in fondo alla pagina. Senza stupirmi più di tanto non ho trovato nessuna indicazione. Nelle “condizioni di servizio”, invece, ho recuperato la risposta alla mia curiosità. La “recensione algoritmica” di questi siti è di Register S.p.A. ovvero la società più nota in Italia per la registrazione di domini Internet che, su questa siamo certi, ha anche un elenco ben nutrito di siti italiani visto che molti passano proprio dal loro database all’atto della registrazione.

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Conclusione
Il Web 2.0 ha portato una ventata di novità nel mondo della comunicazione ma c’è tanta gente che coglie solo i lati più speculativi tralasciando di investire sull’unico valore indiscutibile di Internet: il contenuto. Di qualità, possibilmente.

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