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Viaggio a Cagliari, tra i cunicoli sotterranei e la Sella del Diavolo

Il mio viaggio a Cagliari ha inizio nei primi giorni di Maggio in concomitanza con la festa di Sant'Efisio.

Processione di ritorno di Sant'Efisio, Cagliari ©Foto Anna Bruno
Processione di ritorno di Sant'Efisio, Cagliari ©Foto Anna Bruno

Sono ritornata in Sardegna. In fondo l’avevo promessa a me stessa il giorno in cui ho lasciato l’isola, via traghetto, qualche tempo fa. Questa volta sono tornata a Cagliari, città capoluogo che mi aveva lasciato gradevoli sensazioni fin dalla prima volta che ci ho messo piede. Cagliari, con le debite differenze, mi ricorda un po’ Salerno. Entrambe città di mare, tranquille, con quasi lo stesso numero di abitanti e una posizione del tutto sovrapponibile con affaccio sul golfo (golfo degli Angeli per Cagliari, golfo omonimo per la città campana).

La passione per i frutti di mare a Cagliari, come nella città campana, la percepisci fin da subito. E’ sufficiente frequentare una trattoria piuttosto che un ristorante per capire l’importanza che il mare ha per i cagliaritani. D'altronde il mare qui, come in tutta la Sardegna, è una risorsa non solo culinaria. Il turismo, soprattutto quello che muove gli italiani durante l’estate, è soprattutto mare. E a Cagliari, come in tutta l’isola, il mare ha il colore del cielo e della terra, ha la percezione dell’infinito e le sfumature dei mille colori. Nonostante la crisi economica che toglie il respiro e soprattutto le risorse economiche a chi ama spostarsi, un viaggio in Sardegna è vitale perchè non è solo spiaggia e mare.

Cagliari è una città che nasconde tesori anche sotterranei. E’ sufficiente, grazie alle guide autorizzate che sapientemente accompagnano i visitatori, chiedere l’ingresso alla Cagliari sotterranea o underground (volendo emulare gli anglofoni)  per poter usufruire di una visita nelle viscere della città sarda. Dai sotterranei alla superficie il passo è breve (scalini permettendo). E così, abbandonati i cunicoli e le cripte spettrali come quella della Confraternita della Orazione della Morte o del carcere di Sant'Efisio, un ricco museo è pronto a raccogliere le attenzioni del viaggiatore curioso. 

Sella del Diavolo Cagliari ©Foto Anna Bruno Sella del Diavolo Cagliari ©Foto Anna Bruno

A Cagliari si può optare per il museo archeologico nazionale, per quello etnografico regionale o per la Pinacoteca nazionale, senza dover fare troppa strada grazie alla cittadella che li raggruppa. E se i sotterranei di Cagliari sono ricchi ed intensi di storia, uno sguardo dall'alto della città riempie la vista di meraviglia. Per i più pigri, è sufficiente una vista dall'alto dal quartiere Castello, uno dei quattro storici della città insieme a Villanova, Stampace e Marina. Gli amanti della camminata, invece, possono ammirare la città capoluogo della Sardegna dall'alto della “Sella del Diavolo” che si raggiunge attraverso un percorso di trekking, non troppo accidentale.

Ho scelto entrambi. La vista dalla Sella del Diavolo è meravigliosa. La città si presenta in uno sguardo di insieme, in una sorta di grandangolo che nulla tralascia. Così davanti ai miei occhi sono apparse le saline che fino ai primi anni ’80 producevano sale alimentare, lo stagno di Santa Gilla accanto all'aeroporto, il porto turistico e la città intera. Il mio viaggio a Cagliari si è concretizzato anche con la visita di antiche botteghe artigianali, dell’antico mercato del pesce che presenta a colpo d’occhio una quantità inimmaginabile di frutti del mare e di locali di intrattenimento con cibo tipico di ottima qualità innaffiati dai vini sardi, di altrettanta fattura.

La giornata clou, tuttavia, è stata senz'altro il ritorno in città di Sant’Efisio, santo veneratissimo dai cagliaritani e dai sardi tutti, che dopo l’uscita da Cagliari con festeggiamenti sfarzosi il primo maggio è ritornato in città dopo quattro giorni di pellegrinaggio sulla costa sud occidentale, fino a Nora. Figuranti in costume tipico sardo, cavalieri e donne con abiti tradizionali, formano la parata insieme a gente comune e rappresentanti delle congregazioni religiose che qui ancora sono una realtà ben custodita. Una festa della tradizione, del folklore ma anche dei sardi, gente ospitale, solare e genuina. Arrivederci Cagliari. Prometto di ritornare ancora.


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Pubblicato il 5 gennaio 2016







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